il "Tempio dello Spirito Santo" - dal modello al Progetto

da Capanna a Tempio - CAPRICCIO A VENEZIA Venice / Italy / 2020

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Dal Gioco al Progetto


Dal gioco nel Modello al Disegno del Progetto dell’Opera (vedi Pubblicazione del Modello: riprendo in seguito l’ultimo stralcio della relativa nota di accompagno)


“........ Il Progetto era finito, concepito, tettonicamente definito, quasi del tutto, avendo grossomodo conformatone materiali e modalità realizzative ed ancora non c’era un disegno. Pensai a Frank Ghery e al suo modo di comporre e ne compresi analogie e difficoltà.


 Difficoltà enorme infatti sarebbe stata passare dal modello alla rappresentazione esatta del progetto poi da eseguirsi. Un processo all’inverso.


  Ma compresi anche le potenzialità formali di questa tecnica, la padronanza necessaria di vedere la struttura nel modello e crearla dimensionando in un sol colpo proporzioni e modalità esecutive, dando equilibrio formale e quindi estetico: facendo diventare Segno il triangolo in legno e macro Segno il rapporto e la connessione fra essi nell’opera finita. Non era semplice ma era una nuova sfida, un nuovo percorso.


 Nell’Atto Creativo, la matita, la penna, le squadrette, i pastelli, il computer ed i programmi di grafica non erano entrati per niente, ero il bambino che da picciolo giocava con le costruzioni, componendo in un modo tale i pezzi da potersi giustificare solo con una conoscenza tettonicamente corretta del materiale con cui poi sarebbe stata realizzata. Il bambino non aveva viti, ne raspa ne lima, non sapeva neanche cosa fossero, poggiava i suoi pezzi l’uno sull’altro dando loro equilibrio, cercandolo e trovandolo, poi continuava, ciò non modificava, però, il percorso libero dell’atto creativo, frutto soltanto di quel certo numero di triangoli scartato nel fare il guardaroba.”


  Queste sono le parole conclusive della relazione di accompagno della pubblicazione del Modello le cui immagini consiglio di ripercorrere per meglio comprendere quelle raffiguranti le parti di progetto graficizzate e rappresentate negli elaborati elencati in seguito e visualizzati.


   E’ il caso di sottolineare nuovamente, per chi non avesse letto la relazione allegata al Modello, che è venuto prima il Modello e poi il Progetto.


  In questi mesi di chiusura e fino ad oggi, a parte l’interruzione relativa al Ponte sul Fiume Meduna, mi sono dedicato alla restituzione grafica del Modello nei grafici di Progetto e qui ne pubblico alcune immagini nella stessa sequenza in cui le ho realizzate:


-          La Pianta o Vista dall’Alto con spaccato del tetto; matita e pastelli su lucido;


-          Il Prospetto Lato Punte; matita e pastelli su lucido;


-          Il Prospetto Lato Ingresso Principale ed Abside; matita e pastelli su lucido;


-          La Pianta della Cripta o Salone ed Aule; in 2D a colori;


-          La Pianta dell’Aula Assembleare o Livello Principale; in 2D a colori;


-          La Pianta del livello Tribuna; in 2D a colori;


-          La Pianta delle Coperture; in 2D a colori;


-          Planimetrie con ipotesi di movimentazione ed ormeggio; in 2D a colori;


-          Planimetria con ipotesi di ormeggio in apposita darsena; in 2D a colori;


   Per avere la fedele restituzione del modello, che non potevo smontare ed in assenza di uno scanner digitale tridimensionale, ho cominciato col fare un calco a matita su lucido, ho ripulito le linee, ed ho realizzato il primo elaborato; in esso ho raffigurato tutto il progetto, dalla pianta alla copertura, spaccandola in alcuni punti per far vedere l’interno, evidenziando, per quanto possibile, pavimenti e finiture nei materiali scelti come idonei e necessari; il tutto completato con la conformazione del terreno dell’ambiente circostante.


   Ma come, dirà qualcuno, non era previsto in Laguna a Venezia?


    Si, ma all’inizio non avevo neanche idea di cosa sarebbe uscito fuori, o meglio, lo immaginavo ma tengo a dire che una distesa d’acqua non è formalmente molto diversa da un bel prato verde magari leggermente a scendere;  quando stavo realizzando il primo elaborato non avevo ancora capito che avrei poi optato per una soluzione galleggiante capace di spostarsi: io portavo avanti l’idea e l’idea trascinava me; quando si è liberi non si sa dove si va a finire. Bisogna lasciare che l’idea maturi sviluppandosi da un disegno all’altro.


   Oggi, a graficizzazione pressoché ultimata e mancando almeno tre sezioni che poi farò, posso dire che questo progetto è per Venezia, è adatto alla Laguna di Venezia, ma potrebbe anche galleggiare su un bel prato verde nei pressi dell’Antica  Ninfa sotto la città di Sermoneta (LT), lasciato lì in memoria dell’Antico Acquitrino, impantanatosi in esso e poi circondato dalle più affascinanti essenze dagli ideatori di Ninfa.


   Per questo motivo troverete alcuni grafici ripetuti sia per un luogo che per l’altro.


   Un occhio attento, ma neanche troppo, capisce che l’idea della Laguna mi è venuta nella restituzione del primo Prospetto; disegnandolo, ho capito che il riflesso de e nell’acqua avrebbe potuto dare connotazioni formali all’opera più consone al significato che volevo contenesse e rappresentasse.


    Nicola Pagliara ci insegnava a progettare la Natura in cui inserire i nostri progetti; questa operazione didattica, sconosciuta ai più, educava l’allievo Architetto ad inserire nella Natura, reale o immaginaria, le proprie opere. Ma non solo implementava la conoscenza nel merito del rapporto interno esterno in un manufatto organicamente concepito per quel luogo: Wright.


  Per cui, siccome questo è un progetto partito da una Capanna del Presepio, è evidentemente banale la conclusione che sarei stato costretto a trovarle un posto degno in cui stare.


  Ho ricavato la proiezione in pianta del modello e poi misurata la quota per ogni punto necessario  restituendolo in pianta e nei prospetti: una sfacchinata; poi ho fotografato la pianta ed i due prospetti a matita e, scalate le immagini, ho ricavato le piante per la restituzione in 2D, andandomi poi a disegnare il Piano Cripta, Il Piano Aula o Principale, il Piano Tribune, ed infine il Piano Coperture; parallelamente, da Google Hearth, ho ripreso un paio di immagini di Venezia, ed ho scelto e deciso il punto di attracco ed ormeggio avendo cura di tener conto dell’interazione col traffico nel canale della Giudecca in rapporto alla profondità ed alle esigenze della navigazione.


   In funzione di questo ho sviluppato tre possibili ipotesi di punti di attracco e posizionamento lungo il marciapiedi della Biennale più verso i giardini, il primo; più verso Sud Est a scendere al di là del canale, il secondo; e sempre più a scendere sul medesimo lato rubando un poco di verde, il terzo.


   Nelle immagini a matita e pastello non vi sono indicazioni circa la destinazione funzionale dei vari ambienti; per avere un riscontro del genere bisogna arrivare alla restituzione in 2D dove nelle tavole, lateralmente, ho riportato una legenda con punti localizzati di riferimento che consente di capire non solo la destinazione funzionale degli ambienti ma anche il loro rapporto semantico con l’oggetto e con la sua forma ai vari livelli; ad esse, quindi, rinvio il paziente lettore.


  Al piano Cripta è prevista l’Aula della Pentecoste, circondata dalle Aule degli Apostoli e da quelle delle Beatitudini: è di fatto la cambusa del Battello della Fede, il motore; al Piano Aula è prevista l’Aula delle Celebrazioni Eucaristiche con la zona Absidale e della Parola e la Sagrestia con gli Uffici; al piano superiore è previsto un ampliamento con le tribune ed una zona uffici. Nell’Aula, il Raggio della Creazione buca il tetto, colpisce il pavimento e segna il centro dell’Universo; da esso, si espandono i cerchi delle galassie con le stelle con lo stesso effetto di una pietra gettata in uno stagno. Una Cappella dedicata a Maria, una a San Giuseppe ed una a Gesù ad esaltare la Sacra Famiglia, circondano l’Aula, continuando il racconto della Storia della Fede iniziato nella Cripta.


  I collegamenti verticali sono rampe con pendenza ridotta all’otto per cento nascoste dentro grossi setti in calcestruzzo leggero bianco pigmentato con granuli di arenaria rosa e bianca nelle parti sottili e gettato a fasce evidenzianti le riprese di getto; lo spessore delle pareti è di trenta centimetri; lo spessore complessivo di questi setti cavi è di due metri e si sovrappongono accavallandosi verso l’alto appoggiandosi fra essi con continuità fino alla punta.


  Quelli descritti costituiscono lo scheletro portante dell’opera: il medesimo configurante la Capanna del Presepio; i vuoti sono riempiti con sottostrutture opache piane ricoperte in tegoloni di rame e titanio a fasce alternate con l’intradosso ligneo; la copertura dell’Aula nella zona tribune sarà costituita da tre grosse travi poste a forma di capanna che poggeranno sui triangoloni, in cima e sulle strutture delle tribune, lungo il perimetro; un martinetto disposto sotto ogni trave, spingendo verso l’alto, metterà in tensione due teli disposti in contrasto irrigidendoli che conformeranno l’orditura secondaria. Le tribune saranno in legno.


  I vuoti residui in copertura saranno occupati da vetrate artistiche. I pavimenti del Piano Aula saranno in marmo con listelli dorati in ottone, mentre al Piano Cripta saranno in resina colorata lucida con listelli dorati in ottone. Ogni colorazione e disegno delle pavimentazioni ha un significato ben preciso connesso ai requisiti significanti globali ed alle necessità funzionali; in poche parole racconta una Bella Storia.


  Nella soluzione mobile galleggiante, i cassoni strutturali del piano Cripta saranno dotati di doppio fondo allagabile per regolare la posizione di galleggiamento e stabilizzare la posa sul fondale di stazionamento; la plancia di comando sarà situata nella punta con copertura a piramide in vetro; i motori elettrici a basso consumo saranno disposti sulle punte dei triangoli di perimetro ed in coda (lato monumento alla terra, per chiarezza quella palla azzurra);


  Il motivo sul perché un edificio così debba potersi spostare, ormeggiare e muoversi è perché è a Venezia e per Venezia e quindi ricco di connotazioni simboliche connesse alle Celebrazioni sia in ormeggio che in laguna; l’estesa dimensione del perimetro delle cinque pedane di ingresso consentirà l’attracco alle imbarcazioni senza soluzione di continuità e parimenti la sosta dei fedeli in uscita come in un largo piazzale.


  Lo Spirito Santo, nell’Iconografia Cristiana, si posa, si diffonde, discende, pervade, e va incontro, abbraccia, consola si irradia, illumina .... regna. L’opera si illuminerà in laguna o in attracco e quando lo farà chiamerà a raccolta per la preghiera e l’incontro: un invito globale, semplice, ad una Speranza di Eternità.


 Ho volutamente enfatizzato il significato perché fosse chiaro, semplice, comprensibile a tutti, come una Capanna del Presepio.


 Se in laguna arriverà un gigante, toglierà le pareti e lascerà lo scheletro, si vedrà la Capanna col Bue e l’Asinello. A noi, ad ognuno di noi sta immaginare ciò, come un Bambino che ripercorre i ricordi più belli della sua infanzia, recuperando la Verità sul perché Siamo e dove Andiamo.


 Per lo stesso motivo, per questo ultimo motivo, la localizzazione prevista a terra non può essere che i giardini “quasi” incantati di Ninfa in cui la moltitudine delle essenze e dei colori ci regala la Bellezza della Natura.


 Tutto il lavoro è un gesto di Speranza e di Augurio che trova in Venezia un punto di nuova partenza quale  luogo abitato in cui il rapporto individuo ambiente assume ancora proporzioni accettabili e misurate; in cui i tempi di percorrenza sono scanditi dai passi e, ancora un poco, dallo sciacquettio dei remi, che lasciano al viandante il tempo di riflettere percorrendo il viaggio, vivere lo spostamento ed il percorso, innamorarsi del luogo di cui si è parte ed in cui si vive, riflettere, ammirare, contemplare.


 Oggi con la tecnologia che abbiamo possiamo tornare ai ritmi del passato senza la paura di perdere qualcosa ma con la certezza di recuperare il senso della Vita in Comune: UNA CITTA’ A MISURA D’UOMO.


 Oggi possiamo finalmente progettare pensando di ridurre se non addirittura eliminare il pendolarismo, l’inurbamento, lo spopolamento dei piccoli centri e delle campagne: tornare alla Natura significa tornare ad un rapporto stretto con la Terra in ogni dove e per qualsivoglia motivo ed esigenza. Questo è stato detto in passato da Grandi Architetti ma la loro voce è stata spesso ignorata, inascoltata o persino travisata, a volte usata ad uso e consumo improprio e deleterio. Va distrutto il concetto di Urbanistica come sviluppo del nucleo urbano poiché è ora che se ne decreti il fallimento più totale, il fallimento della rivoluzione industriale e del relativo pseudo sviluppo poiché mal interpretato, male applicato e volutamente trascurato, poiché non è mai stato a misura d’uomo.


 Non è riempiendo i balconi di alberi e le facciate di rampicanti che aggiusteremo le cose: è solo un modo superficiale ed interessato di risolvere il problema nascondendolo dietro una maschera di facciata.


 Un edificio ad energia quasi zero costa un botto in termini di produzione e di assemblaggio di materiali che BIO non sono e molti saranno un enorme cumulo di immondizia. I nostri antenati invece di andare in giro in mutande per casa con la neve fuori si coprivano di più; un tessuto pesante costa meno di un edificio col cappotto. Bisogna fare delle regole adeguate al luogo per vivere con esso non generalizzare nell’interesse di questo o quel produttore. Bisogna tornare a mangiare e a produrre i cibi del luogo perché più adatti al clima e perché meno costosi e fanno meno strada per arrivare sul tavolo: non si può continuare a pretendere che un albero di arance sfami mezzo mondo e che una papaia prodotta non so dove arrivi sul proprio tavolo a costo basso poiché qualcuno, in un luogo lontano, quel costo, lo paga a caro prezzo.


   La mucca che pascola e la gallina che razzola fuori dal pollaio non forniranno mai carne tenera e magra a basso costo perché usano le gambette per VIVERE, i nostri nonni per far diventare la carne più morbida la battevano col pesta carne .... “ma che fatica non c’è mica più tempo”, dirà sicuramente qualcuno. Allora non piangiamo quando vediamo pulcini stipati dentro orribili mangiatoie come lattine di birra dopo essere state riempite: le zampette di quei pulcini non calpesteranno mai un prato perché devono fornirci la carne tenera e bianca.


  Ormai le automobili possono camminare da sole senza scontrarsi, che senso hanno più  le autostrade, tra un po’ l’auto arriverà su chiamata sotto casa e ti porterà dove vuoi e allora? E allora non serviranno più gli autobus, le auto private, le assicurazioni, se ne potrà fare tranquillamente a meno e le metropolitane: inutili anche quelle: qual è l’utilità della metropolitana in agglomerati di poche migliaia di abitanti a bassa densità.


  Si potrebbe continuare per ore, citando e riconoscendo l’inutile ed errato uso delle cose del quotidiano ma non è questa la sede.


  Ci sarà la tendenza a tornare ad un’educazione domestica diffusa con maestri del luogo anche di alto livello poiché l’informazione non sarà più localizzata nei grandi centri o metropoli ma con un click sarà, come già è, disponibile ovunque e per chiunque vuole imparare. Allora il Maestro che verrà cercato come necessario sarà il saggio oltre che colto, poiché la saggezza ed il relativo insegnamento non la trovi su internet ma c’è bisogno del rapporto diretto: un ritorno ai metodi Socratici, un ritorno all’importanza della saggezza dell’esperienza e al riconoscimento delle relativa necessità oggi relegata nelle case di riposo..... mentre gli idioti puntano al suicidio di massa.    


Bernardo Re


 


 

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    Project details
    • Year 2020
    • Work started in 2015
    • Work finished in 2020
    • Status Research/Thesis
    • Type Public Squares / Urban Furniture / Churches / Museums / Interior Design / Graphic Design / Art Galleries / Monuments / River and coastal redevelopment / Temples / Marinas
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