Paia de Pasqua

Rigenerazione Economica del Terriorio Agricolo Treviso / Italy / 2015

0
0 Love 204 Visits Published

COSTRUIRE IL PAESAGGIO E UN ECONOMIA DI COMUNITA'


Una delle più grandi rivoluzioni silenziose in Italia parte dal cibo, diventa un atteggiamento di vita, una nuova etica comportamentale. Per piccoli punti, ma sempre più densi, porta alla ripresa del territorio da parte di “nuovi agricoltori” e al ridisegno del paesaggio, alla riattivazione di economie locali, alla riattivazione di reti di solidarietà, di lavoro, di conoscenze, alla costruzione di una comunità altra. Paia de Pasqua è la storia di uno di questi.


LOCALE DIVERSIFICATO COMUNITARIO


Lo sfondo culturale di questo progetto lo troviamo bene espresso nelle parole di Carlo Petrini (Slow Food).


(…)Spreco e fame sono due facce della stessa medaglia. A fronte di una produzione alimentare che sarebbe sufficiente per sfamare 12 miliardi di esseri umani in un momento storico in cui gli abitanti del pianeta sono 7,3 miliardi, quasi 800 milioni di persone soffrono di fame o di malnutrizione. Ciò significa che quasi il 40% del nostro cibo è sprecato: tonnellate di derrate alimentari buttate via o che rimangono a marcire nei campi. Questo sistema alimentare non funziona, è schizofrenico. Occorrono nuovi paradigmi che consentano una volta per tutte di sradicare la vergogna della fame e ridare al cibo il valore che merita”  


(…) L’acquisto di quantità industriali di derrate alimentari determina l’abbassamento indiscriminato dei prezzi. Tanto che ai contadini alla fine costa di più raccogliere i prodotti di quanto si ricaverebbero dalla vendita. Per due anni in Piemonte i contadini non hanno raccolto le pesche perché il costo della manodopera superava i ricavi: quintali di pesche sono marcite sugli alberi. Questo sistema alimentare ha basato sullo spreco la sua ragione d’essere e spesso i contadini sono in una condizione di non guadagno»


(…) Come siamo arrivati a tutto ciò? La ricetta dominante è chiedere alla terra sempre di più, aumentare le rese con la chimica, tanto da creare dipendenza e fino alla perdita di fertilità. Per ottenere il prezzo basso si rafforza la monocoltura intensiva, si priva della propria terra contadini e famiglie, si snaturano e trasformano i territori. Viviamo ignorando la finitezza delle risorse, in un rapporto predatorio con la natura. Chi continua a dire che per produrre cibo si può continuare a sfruttare il suolo, sprecare acqua ed energia è un criminale.


(…) Produzione e distribuzione globale standardizzata, monoculture intensive, speculazioni finanziarie, spinta ai consumi individuali non sono sicuramente la ricetta giusta per eliminare o provare a ridurre lo spreco di cibo: Dobbiamo cambiare metodi, modi di produrre, stili di vita. Ognuno di noi può individuare in cosa consiste questo cambiamento, secondo la propria situazione specifica. Non ci sono regole precise da applicare pedissequamente, ma possiamo individuare valori e comportamenti che possono essere condivisi in Sicilia come in California, a Milano come a Bangkok.


(…) Se il sistema si basa su un’economia globale, io dico che è arrivato il tempo per ricostruire l’economia locale. Dobbiamo mettere in essere una reazione, una medicina al virus che ci sta corrodendo. L’economia globale è decisa non si sa neanche dove da grandi potentati addirittura più forti dei Governi. Nell’economia locale la gente più semplice diventa protagonista, si realizza la democrazia partecipativa. Nell’economia locale i contadini possono mettere in essere le proprie conoscenze.


L’altra strategia per avviare il cambiamento è diversificare: Se gli altri dicono monocoltura, noi facciamo l’opposto, diversifichiamo. Diversificazione è diversità di prodotti, di specie genetiche, di modi di fare, di operare. La diversificazione è il trionfo della creatività, è far sì che il poco diventi tanto.


Paia de Pasqua parte da qui, da questo sentire e dalla convinzione che l’azione del singolo cambia un tassello, ma che prima o poi tutti i tasselli messi insieme cambiano l’intero sistema.


In modo consapevole si sono messe in atto una serie di azioni che innescano non uno ma una serie di cambiamenti ridefinendo il sistema di un economia comunitaria, di prossimità, di uso del tempo libero, di ricostruzione del paesaggio, il tutto con azioni semplici, creative e con poche risorse economiche.


IN MODO CONSAPEVOLE


Un nuovo modo di fare agricoltura: il perché dalle parole di Carlo Petrini è chiaro; perché campo dopo campo, con una progressione che richiede anni di lavoro e attesa, la terra viene progressivamente convertita da supporto per la chimica in agricoltura a fertile terreno biologico, rifugio della biodiversità, dove circolano liberamente gli animali da cortile e quelli allevati allo stato brado.


Ricostruire il paesaggio: perché il paesaggio è un bene comune aiuta tutti a sentirsi più simili, poi “nel paesaggio ci siamo noi”, come narrava il poeta Andrea Zanzotto.


NON SOLO LUOGO DI COLTIVAZIONE


Un luogo didattico: dove tenere workshop, giornate di studio, incontri informali per imparare a coltivare e a stare insieme;


Un luogo di incontro: dove incontrarsi dove andare a passeggiare perché è un luogo aperto e “bello”, dove soggiornare (una parte sarà adibita a campeggio per chi parteciperà ai workshop e viene da lontano), dove andare in bicicletta dalla città… .


Un luogo di scambio: la rivendita agricola diventerà il mercato di quello che si produce e delle economie attivate.


Economie a km0: innescare e potenziare produttività legate all’ambiente; non costruire nuove strutture ma riutilizzare i capannoni dismessi che la crisi ha lasciato nel territorio; ripiantare degli alberi di gelso per riattivare la produzione di bachi da seta ora che malattie epidemiche sono sconfitte; valorizzare la complessa filiera che porta alla produzione del radicchio di Treviso; recuperare i prodotti ottenuti dalla pulizia dei fossi. Tutto questo, coltivato e non, insieme con la cura dell’ambiente, permette di costruire una nuova rete produttiva, fortemente radicata e meno volubile alle volatilità delle macro economie.


CONTESTO E STORIA


Paia de Pasqua, non è il nome di un’azienda agricola dal sapore un po “esotico” o latino americano


Paia de Pasqua è un appezzamento di terreno coltivato, di circa 60.000 mq a sud-est di Treviso, non lontano dall’Aeroporto Canova ed al Fiume Sile, il più lungo fiume di risorgiva d’Europa, inserito in un contesto fortemente antropizzato ma con un’identità paesaggistica ancora resistente


Il nome Paia de Pasqua deriva dai soprannomi comunemente usati nella campagna Veneta, dei genitori dell’attuale proprietario Carniato Fioravante, “Paia” la madre di “de” “Pasquaeoto” il padre


Questo imprenditore agricolo atipico, ex seminarista, psicologo, maestro elementare, ristoratore creativo di fama internazionale, qualche anno fa ha investito parte dei proventi delle sue attività imprenditoriali in un’idea visionaria, coraggiosa, controcorrente ma anche molto concreta:


rigenerare un terreno agricolo sufficientemente grande a pochi chilometri dalla città, per farne un “esempio” ed una StartUp in grado di indicare la strada per un diverso modo fare all’agricoltura


ANTROPIZZAZIONE DEL NON COSTRUITO


Solitamente si pensa che il territorio agricolo della Pianura Padana ed in particolare di quella Veneta, come a quella parte di territorio che si è salvato dall’urbanizzazione ed industrializzazione diffusa, un qualcosa che ha mantenuto l’originaria integrità paesaggistica, economica e sociale


Purtroppo non è così, il livello di antropizzazione del territorio non costruito non è inferiore a quello del territorio costruito, anche l’agricoltura ha subito un processo di forte industrializzazione, imponendo ad un tessuto morfologicamente delicato, pesanti trasformazioni fisiche, senza che queste avessero alle spalle un disegno organico di coerenza e sostenibilità


I tratti essenziali di queste trasformazioni fisiche sono:


- l’accorpamento degli originari appezzamenti agricoli, il “Campo Trevigiano” (vera e propria unità di misura del territorio) in campi molto più grandi e facili da lavorare con monocolture e grandi macchinari


- la conseguente chiusura di molti fossati di separazione, di secolare, intelligente regolazione e gestione delle acque risorgive e meteoriche


- l’abbattimento delle alberature d’alto fusto, dal grande valore paesaggistico, fonte di  produzione di biomassa ed assieme ai fossati, veri e propri corridoi biologici, per il rifugio di molte specie di fauna e flora


- la diminuzione dell’intensità di occupazione lavorativa primaria, trasformandola spesso in attività dopolavoristica ad integrazione di quella secondaria e terziaria, con la conseguente perdita di coesione sociale ma soprattutto di secolari conoscenze, sul corretto modo di gestire un territorio così delicato ed al contempo ricco di risorse naturali.


UNA SCELTA STRATEGICA


Abbiamo deciso di presentare questo lavoro al THE PLAN Award nella categoria l “Rigenerazione Urbana e del Territorio” perché non si tratta di una semplice operazione di “Landscape”


Tutto è stato pensato nell’ottica di un’impresa agricola, con il fine di aumentare a produttività del fondo, il recupero ma anche le innovazioni apportata al paesaggio, si configurano come solo alcune delle ricadute possibili sul territorio


PERCHÉ GLI ARCHITETTI


Cosa ci fanno gli Architetti in un’azienda agricola? Prima di tutto coltivano l’orto ed il loro è un “Orto in Movimento”, dove fatica ed osservazione dei ritmi della natura sono attività FONdative del pensiero progettuale


L’Imprenditore ci mette i soldi, l’idea, il cuore, l’Agronomo le sue conoscenze, l’Ingegnere idraulico i suoi studi e calcoli sul regime delle acque ma chi meglio dell’Architetto ha per sua formazione un approccio complesso, in grado di tenere insieme in modo organico ognuna di queste istanze


“Progettare il non Costruito in Movimento” è forse una delle operazioni professionalmente più sofisticate, significa disegnare una cosa pensata per essere dinamica e in continua trasformazione a volte anche imprevedibile


- Serve saper leggere le carte storiche e le immagini fotogrammetriche, come strumento conoscitivo per ricostruire la storia delle trasformazioni operate dall’uomo alla natura


- Serve studiare le piccole pendenze della pianura per capire il regime delle acque e mappare le criticità


- Serve “Vedere” i segni del paesaggio di pianura, spesso più difficili da scorgere, per avere un’idea precisa su come organizzare le piantumazioni d’alto fusto, le quali determinano cieli, sole e ombre, scorci imprevisti e percorsi sensati per rendere accessibile un territorio agricolo molto spesso non liberamente percorribile.


Quello che presentiamo è il primo stralcio di un lavoro iniziato nel 2010 e terminato nell’autunno del 2014, cinque anni in cui:


- sono stati ripristinati alcuni dei fossati originari e sistemato il regime delle acque, con riduzione del rischio idraulico


- piantati circa 1000 alberi d’alto fusto che ridisegnano il paesaggio ma anche servono alla produzione di biomassa


- effettuato un progressivo cambio delle coltivazioni da mono-culturali intensive ad orticoltura organizzata e orti biologici


- realizzati percorsi pedonali e ciclabili poderali


- recuperato un piccolo edificio per trasformarlo in rivendita diretta dei prodotti


- razionalizzato alcune infrastrutture a servizio degli orti riuniti


Gli Orti Riuniti rappresentano uno degli elementi fondativi del progetto, oltre alla produzione di ortaggi, rappresentano un passaggio fondamentale per l’apertura dell’attività a tutti coloro che voglio partecipare a questa StartUp, rendendo di fatto il progetto un esempio concreto di Progettazione Partecipata


Luogo di incontro e socialità è l’area di libero accesso per il tempo libero e le attività fisiche all’aria aperta


La progettazione del secondo stralcio 2015 - 2019 è ormai completata e vede la realizzazione di: annessi agricoli, un agriturismo didattico, di un’area attrezzata a campeggio.


Tutto ad Energia quasi Zero, coadiuvato da un Impianto a Biomassa che beneficerà di un finanziamento con i Fondi della Comunità Europea.

0 users love this project
Comments
    comment
    user
    Enlarge image

    COSTRUIRE IL PAESAGGIO E UN ECONOMIA DI COMUNITA' Una delle più grandi rivoluzioni silenziose in Italia parte dal cibo, diventa un atteggiamento di vita, una nuova etica comportamentale. Per piccoli punti, ma sempre più densi, porta alla ripresa del territorio da parte di “nuovi agricoltori” e al ridisegno del paesaggio, alla riattivazione di economie locali, alla riattivazione di reti di solidarietà, di lavoro, di conoscenze, alla costruzione di una...

    Project details
    • Year 2015
    • Status Completed works
    • Type Parks, Public Gardens / Adaptive reuse of industrial sites / Landscape/territorial planning / Country houses/cottages / Leisure Centres / River and coastal redevelopment / Wineries and distilleries / Markets / Recovery/Restoration of Historic Buildings / Recovery of industrial buildings / Art studios/workshops / Building Recovery and Renewal
    Archilovers On Instagram