Ricerca Universitaria su Casa Foghini (1952) di Gino Valle ora casa Tesolin

Ricerca Universitaria con rilievo grafico architettonico sull'opera casa Foghini di Gino Valle effettuata dall'arch. Luca Tesolin nel 1988 San Giorgio / Italy / 1988

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Intervista all'architetto Gino Valle su casa Foghini efettuata dal docente universitario architetto Luigi Soramel.
Casa Foghini nei ricordi di Gino Valle
di Enzo Volponi e Luigi Soramel
ANNO
1992

GINO VALLE
Nasce a Udine nel 1923. Studia all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia dove si laurea nel 1948. Nello stesso anno inizia l'attività professionale nello studio udinese del padre Provino Valle. Borsa di studio Fullbright per il corso di urbanistica alla Harvard Graduate School of Design 1951; Studio con WL C. Wheaton e W Gropius, Bachelor of arts and regional planning 1952; Borsa di studio negli U.S.A. dell'Institute for International Education. Docente alla Scuola Internazionale del CIAM a VENEZIA 1952-1954. Professore incaricato per il corso di Applicazione di geometria all'I.U.A.V, 1954-55. Consulente di produci design presso la Solari e la Zanussi. Premio Compasso d'Oro 1956-1962-1963. Nel 1966 consegue la libera docenza in Elementi di Composizione all'I.U.A.V; Professore incaricato al corso di Composizione IV all'I. U.A.V dal 1972 al 1976. Professore ordinario dal 1976-77. Accademico nazionale di S. Luca nel 1975. Membro del Gestaltungsbeirst della città di Salisburgo, 1983-85. Premio Antonio Feltrinelli per l'Architettura all'Accademia nazionale dei Lincei 1988.

TRA LE SUE OPERE:
Monumento alla resistenza a Udine, 1959; Uffici Zanussi a Porcia (PN), 1959/61; Edificio commerciale in via Mercatovecchio a Udine, 1963/65; Uffici e Stabilimento della Fantoni Arredamenti ad Osoppo (UD), 1973/78; Centro direzionale "Galvani" a Pordenone, 1977/82; IBM Italia Distribution Center a Basiano (MI), 1980/82; Quartiere residenziale IACP a Venezia, 1980/86; Banca Commerciale Italiana a New York, 1981/83; Scuola elementari a Berlino, 1983/86; Palazzo di Giustizia di Padova, 1984/86; IBM uffici alla Defense di Parigi, 1984/86; Palazzo uffici Olivetti a Ivrea, 7985/86.

CASA FOGHINI (ora Tesolin) a S. Giorgio di Nogaro (UD) 1952-1953.

La casa è situata in una zona residenziale centrale. Presenta un fronte su strada in origine interamente chiuso (sul quale ora sono state ricavate due vetrate) ed uno opposto a questo, aperto verso il giardino. Al piano terra si trovano la zona giorno dell'abitazione, gli spazi di servizio e una zona destinata a studio ufficio con ingresso separato. Gli ambiti della zona giorno sono tra loro comunicanti attraverso porte scorrevoli e pareti vetrate. Due scale (una principale e una di servizio) conducono al primo piano dove si trova la zona notte che si affaccia per mezzo di una grande terrazza su via Ammiraglio Canciani. Il volume bianco della casa presenta delle accentuazioni formali nel particolare disegno delle falde del tetto e nell'uso puntuale della forma curva. Particolarmente raffinata risulta la definizione dei dettagli.

D. Prof Valle, quale ricordo ha del committente Domenico Foghini
R. Non ricordo se aveva un mestiere preciso, so che sembrava uno che aveva dei soldi e che voleva farsi una bella casa. Voleva essere anche una casa di rappresentanza per lui. Poi non so che tipo di vita, che tipo di affari volesse fare. Forse aveva in mente di sposarsi, non lo so, certo era un personaggio un po' strano ed era venuto a chiedere a noi una casa di prestigio.

D. Ha chiesto espressamente a lei di occuparsi del progetto o ha dato l'incarico allo studio Valle?
R. Per la verità ha sempre parlato con me. Lui voleva qualcosa da me più che dal vecchio studio di mio padre. Infatti era una casa abbastanza complessa come concetto, come disegno. Mi ricordo che mela ricordavo quando ero in America e sono rimasto molto male a non vederla finita quando sono tornato nell'estate del '52. Non so se era già finita o se è stata finita dopo.

D. Qual'è l'idea progettuale della casa, il rapporto con il contesto...
R. Guarda, ci sono due cose da dire. Era in un certo senso per me la prima casa libera diciamo, perché quello che avevo fatto prima... anche la casa Ghetti a Codroipo era libera ma molto piccola, era un minimale; questa era la casa di uno che voleva una casa di rappresentanza. Del contesto non ricordo molto, solo che era una casa di città o di paese, per cui l'avevo messa sul filo strada, però chiusa sulla strada e aperta verso il giardino dietro. Per me era una casa un po' espressionista, non era una casa che voleva essere un minimale, era piuttosto agitata e infatti io mela ricordavo cos? quando ero in America, ed ero curioso di vedere come sarebbe riuscita. Rivedendola qualche anno fa ho trovato che era una casa abbastanza matura come linguaggio, non ci sono grossi sbagli, forse un po' troppa roba, ed era collegata alle cose che io guardavo quella volta, che erano poi i nordici, gli olandesi, Aalto (1) e compagnia... Quindi è una casa che mi fa piacere rivedere, recuperare, e che come ti dico avevo completamente rimosso dopo il ritorno dalla America. Ho fatto altri esperimenti, ho fatto la casa Quaglia. Casa Quaglia a Sutrio parte da altre idee, da altri simboli, che sono più concettuali che morfologici. La casa Quaglia c'è chi dice che è derivata da una casa di Kahn...(2) mala casa di Kahn è del '54, la mia è del '52. Poi non ho quasi più fatto case singole fino alla "casa rossa", quella di Manzano, sempre per amici perché mi son trovato anche con la casa Quaglia in difficoltà, con il proprietario che era un amico... perché si sentiva un po' plagiato da me. Ricordo che questo fu forse anche il problema del Foghini, e poi per questo, credo, che il Foghini in un certo senso si sia un po' ribellato a mia sorella Nani che seguiva il cantiere mentre ero in America e che lui reputava più debole di me. C'è stato un rapporto abbastanza angoscioso con Foghini... è diventato credo angoscioso per mia sorella che doveva gestire questo personaggio così tormentato.

D. Quindi lei della fase costruttiva, dell'edificazione non ha seguito niente...
R. Ero via, e quando sono tornato anche mia sorella l'aveva mollato, lui si è finito la casa da solo, però l'ha finita in maniera fedele.

D. Tra le case che ci hanno colpito nel visitare la casa c'è la cura del dettaglio, controlla di tutti gli aspetti
R. Quello io lo faccio sempre, è una malattia.

D. È una cosa che le deriva dal rapporto con suo padre?
R. Per forza. Io ho sempre lavorato con mio padre. Mi portava in cantiere al Tempio Ossario. lo mi ricordo - avevo 8 anni - ed avevano appena fatto la cupola, ed io subito sù per la scaletta con il cappellano che mi seguiva. Guardavo giù e c'era il cappellano che mi inseguiva, che vedeva questo ragazzino di 8 anni salire sopra la cupola. Io ho sempre seguito i lavori così, ho sempre fatto la direzione lavori. Sai è questo: più esperienza hai più vedi, io vedo tutto, vedo l'ultimo pelo appena entro in una stanza e quindi curo... anche quella volta curavo.

D. Ci hanno colpito molto i serramenti...
R. Sono molto complessi...

D. 40 tipi di serramenti diversi.
R. Sì, ma sai, ti dico adesso dopo tanti anni, anche con lavori grossi ogni volta ricominciamo daccapo, insomma non abbiamo nessun archivio di conoscenza a catalogo, ogni volta affrontiamo il problema e vediamo di adattarlo alla nostra esperienza, ma questo vale caso per caso, per cui ogni volta si ridisegna tutto, anche perché è proprio il fatto di disegnare fisicamente, entri dentro al progetto, perché disegnandolo ci abiti dentro, per cui c'è questo uso del disegno come strumento di conoscenza.

D. Esiste all'interno della casa un forte senso del privato. Ad esempio ogni stanza comunica con quelle vicine attraverso tutta una serie di aperture che permettono di passare a qualsiasi punto della casa senza dover attraversare gli altri. Questa è una cosa voluta, richiesta dal proprietario?
R. Quello che mi ricordo era che lui aveva delle richieste di questo tipo, come stile di vita; quando mi hai nominato le porte ho un vago ricordo che per me le porte erano anche troppe, anche perché lui aveva queste manie di dire, sai, separa il giorno dalla notte, la servitù dal padrone, ecc. Per questo ti dico che la casa per lui era evidentemente la proiezione di uno stile di vita, che lui pensava avrebbe avuto, avrebbe sviluppato nella casa e questo c'era, io avevo questa sensazione di disagio perché mi sembrava chiedesse troppo all'architetto, ma nella maniera sbagliata, non avendo le idee chiare lui insomma. E quindi il rapporto rischiava di complicarsi, cioè di diventare personale, che è sempre pericoloso, uno che si fa la casa della vita, no...

D. Ci sembra ci sia in questa casa la compresenza di due fonti separate: il modo di trattare il volume, quasi razionalista, ad esempio l'importanza del tetto compreso all'interno del volume, non c'è sporta di gronda... e all'interno di questa matrice alcune accentuazioni formali legate all'espressionismo. Ci sono anche elementi che rimandano a Wright (3), come il bow-window (4) sul retro... forse più ad Aalto che a Wright...
R. Secondo me più ad Aalto; anche il fatto del raccordo del tetto il cui colmo orizzontale sale, ed è un motivo che ho usato altre volte dopo... è un motivo che in genere non viene usato ma è molto semplice per accentuare un angolo. Come quella "trappola" di capannone che ho fatto per Bergamin a Collalto, un vecchio capannone quello rosso, con la punta rivolta in alto - dalla parte sbagliata perché han messo l'ingresso dall'altra parte - però anche lì è semplicemente il trucco di mandare una linea orizzontale che poi si impenna sù e gira; anche lì c'è quel motivo e sono cose legate ai miei amori giovanili, per Dudok (5), gli olandesi e per Aalto più che per Wright.

D. Anche la curva che si vede all'esterno e poi si ritrova all'interno?
R. Sì.

D. Avevamo notato questa somiglianza con la casa Ghetti di Codroipo anche se la scala è un po' diversa...
R. Sì, ci sono questi elementi: l'elemento camino, l'elemento terrazza...

D. Anche il volume.
R. Che poi sono gli elementi secondo me più sbagliati, meno risolti. Gli elementi più interessanti sono altri e sono quelli trovati nel progetto, come la sagoma del tetto, il rapporto con la strada, il muro davanti, la facciata che è appena appena piegata... ma questa storia del camino o del bow-window e il faccia a vista insomma è un po' cruda. Vedi benissimo che è un'opera giovanile, che ci trovi dei cliché sovrapposti dentro qualcosa che comincia... qualcosa che si ritrova altre volte. Lì c'era il motivo del tetto che va sù così, c'era anche nella scuola di Treppo Carnico del '50, quindi prima di questa. Anche questo è un motivo nordico. Quella di S. Giorgio però era una casa rimossa.

D. Rimossa per il rapporto con il committente o perché era venuta subito prima del viaggio in America?
R. Rimossa per le sensazioni del personaggio, che alla fine mi dava questa sensazione di disagio e poi anche perché aveva tormentato mia sorella, perché Nani era molto più debole di me, più fragile. Ad esempio la casa Chiesa a Udine che è la trasformazione di una vecchia casa, che è molto bella, anche quella l'ho dimenticata... è venuta fuori perché in studio mia moglie l'ha nominata; avevo rimosso anche quella perché mi aveva dato problemi... punizione del cliente.

NOTE

(1) ALVAR AALTO, Architetto finlandese del movimento moderno (1898-1976).
(2) LOUIS I. KAHN, architetto americano, uno dei maggiori rappresentanti del movimento moderno (1901-1974).
(3) FRANK LLOYD WRIGHT, architetto americano, teorico c fautore dell'architettura organica (1869-1959).
(4) BOW-WINDOW: tipo di balcone chiuso sporgente per uno o più piani dalla facciata di un edificio e interamente unito, mediante una grande apertura, all'ambiente interno corrispondente.
(5) WILLEM MARINUS DUDOK, architetto olandese (1884-1974).




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    Project details
    • Year 1988
    • Status Unrealised proposals
    • Type Single-family residence
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