Prada Shoes Factory

Montegranaro / Italy / 2001

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Lo stabilimento calzaturiero di Montegranaro è stato realizzato in un’area collinare nella valle del Chienti. Il lotto di circa 11.000 mq si sviluppa in forte pendenza, con un dislivello massimo di circa 13 m. Lo stesso fronte strada, fortemente in declivio, è caratterizzato da un dislivello di circa 7 m. L’area, localizzata in un insediamento industriale di recente formazione, si affaccia dall’alto sull’intero arco collinare. Sullo sfondo il centro di Montegranaro.
La Valle del Chienti e le zone collinari che la contornano ha i caratteri morbidi di molto territorio marchigiano: coltivazioni di ulivi si alternano a profonde macchie boschive. In antico l’area era ricca di querce, di cui ancora oggi permangono imponenti esemplari. Lungo il Chienti e nei valloncelli compare poi la classica vegetazione ripariale, costellata di salici. Questo contrasto tenace fra le masse boschive, la vegetazione mediterranea delle coltivazioni e le aree umbratili di fondo valle caratterizza l’intero affaccio dell’area, molto panoramico e suggestivo.
Nel delineare l’ipotesi di intervento, è emerso subito il contrasto di scala tra i primi piani contigui all’area, caratterizzati da una recente edilizia piuttosto disomogenea, e la particolare evocatività delle sequenze collinari distanti.
Il programma di intervento prevedeva la realizzazione di un laboratorio calzaturiero con uffici.
Per la particolare configurazione planimetrica del lotto, che rendeva per alcuni versi obbligati i punti d’accesso veicolare, ci si è orientati nel definire un blocco molto compatto, su due livelli, costituito dal laboratorio. Una sorta di elemento ordinatore dell’intervento, che da lontano delinea una immagine compatta e severa, per la verità volutamente in contrasto con la disomogeneità circostante.
Contiguo al laboratorio, lungo tutto lo sviluppo dell’affaccio su strada, si sviluppa l’edificio ad uffici con il giardino, che mostra all’esterno un muro compatto, incassato nel profondo rilevato e punteggiato da pochissimi elementi verdi: ulivi e lecci.
Il tema dell’hortus conclusus - del giardino cintato - è emerso per la verità più attraverso un riferimento geologico alla natura dell’area che non per una citazione diretta degli straordinari esempi che potrebbero essere evocati.
Nel delineare l’ipotesi di progetto è subito emerso che avremmo dovuto profondamente incidere il suolo esistente per incassare l’edificato -a seguito dei significativi dislivelli - entro il rilevato collinare dell’area.
Il tema del muro – della lama – che incide il suolo si è materializzato attraverso questa idea di quinta che protegge e separa dalla strada il nuovo edificio.
Il giardino stesso si sviluppa in rilevato, a saldare le quote di riferimento, da ±0.00 a –4,80.
Attraverso questo intervento di incisione, è stato possibile articolare su due livelli l’edificio ad uffici, che si affaccia sul giardino e su una sequenza di patii interni, acquisendo affacci e luce anche per quegli spazi che sarebbero risultati altrimenti interrati. Gli uffici sono delimitati da ampie facciate continue che rappresentano un elemento di contrappunto introverso e nascosto alla sequenza di muri che costituiscono l’immagine esterna dell’edificio. La trasparenza su cui è costruito l’edificio ad uffici mira ad amplificare e moltiplicare i punti di vista, le relazioni spaziali, le risonanze tra giardino, patii interni e paesaggio collinare.
All’interno, il vero protagonista è proprio il paesaggio. I percorsi e le sequenza visiva sono costruiti per realizzare dei cannocchiali ottici, dei punti di vista privilegiati verso l’arco collinare.
L’immagine introversa che il complesso mostra all’esterno, si trasforma all’interno in una percezione molto articolata dei piani.
Dalla scala “domestica” del patio sino a proiettarsi verso il paesaggio circostante.
Una piccola galleria vetrata, che costituisce la hall degli uffici, si incunea tra i due patii a cannocchiale, e salda gli uffici stessi al laboratorio.
La luce zenitale rende più morbido il contrasto con i severi muri dello stabilimento.
La proiezione dell’edificio verso l’esterno (arco collinare) trova una ulteriore declinazione nella sequenza di setti murari, controventati da tralicci metallici, che delimitano l’edificio verso valle, e ne costituiscono il vero prospetto esterno.
Il traliccio è una sorta di telaio astratto che delimita inquadrature.
L’articolazione altimetrica dell’area ha consentito di sviluppare lo stesso laboratorio su due livelli, da -4.80 a –10.30
Anche in questo caso, attraverso profonde incisioni nel suolo, si è riusciti a ricavare una sequenza di patii bassi (quota -10,30) che consentono di illuminare e proiettare verso l’esterno spazi seminterrati . In questa area, unitamente a zone laboratorio, sono stati ricavati una serie di aree di servizio. Dagli spogliatoi, sino allo spaccio aziendale, con accesso autonomo come richiesto dalla committenza.
Al di sopra di questi spazi è stato realizzato il grande piazzale di carico, con la profonda pensilina che protegge le operazioni-merci.
La scelta dei materiali è stato certamente uno dei temi più importanti del progetto.
Sin dall’inizio si è privilegiato un materiale ‘povero’ e scevro di connotazioni come il cemento. Tutti i muri sono stati realizzati con struttura in c.a. (in molti casi prefabbricata) e rivestimento in pannelli in cemento. Volevamo che queste lame così astratte mantenessero qualcosa dell’idea tradizionale di muro, senza troppe concessioni a un linguaggio high- tech. L’unico elemento di lieve modulazione di queste superfici ‘nude’ è costituito dalle scanalature orizzontali, realizzate in fase di prefabbricazione. Negli uffici il linguaggio diventa forse più tecnico e scarno. Struttura in profili di acciaio, facciate continue con vetro strutturale, lucernari a illuminare zenitalmente i percorsi. Tutto ammorbidito e messo in relazione con gli affacci verdi sul giardino e sui patii.
Nel tentativo di declinare il tema della struttura, contrapposto e affiancato a quello del muro.
Una ultima notazione merita forse la scelta operata per gli spazi esterni e per il verde.
Alcune citazioni dei riferimenti mediterranei dell’area: ulivi, lavanda, rosmarino, alloro.
Una macchia - lo diventerà con il tempo - di querce, poiché questo è un carattere specifico dell’intera zona.
Siepi di teucrium fruticans, con la sua colorazione luminosa argentea, a contrastare la severità dei muri.

Cronologia e scheda tecnica
Lotto mq 10.847
Superficie edificata (3 livelli) mq 7.000
Volume edificato mc 28.000

Progetto 1997-1998
Realizzazione 1998-2001

Progetto
Studio Canali - Mimma Caldarola - Guido Canali

Committente
Prada Engineering

Impresa
Baraclit SpA
Edilninno SpA
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    Lo stabilimento calzaturiero di Montegranaro è stato realizzato in un’area collinare nella valle del Chienti. Il lotto di circa 11.000 mq si sviluppa in forte pendenza, con un dislivello massimo di circa 13 m. Lo stesso fronte strada, fortemente in declivio, è caratterizzato da un dislivello di circa 7 m. L’area, localizzata in un insediamento industriale di recente formazione, si affaccia dall’alto sull’intero arco collinare. Sullo sfondo il centro di Montegranaro.La Valle del Chienti e le...

    Project details
    • Year 2001
    • Work finished in 2001
    • Client Prada Engineering
    • Status Completed works
    • Type Corporate Headquarters
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