DAMA

Rome / Italy / 2019

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Un edificio storico, superfetazioni nel tempo. Un villino dei primi del novecento, utilizzato per anni come sede di ambasciate, inserito nel contesto del quartiere Trieste, zona nel cuore di Roma, in continuo dialogo con la splendida Villa Torlonia che le fa da sfondo.
La lettura del contesto, l’analisi attenta delle stratificazioni storiche e costruttive del villino ed insieme la volontà dei committenti di trasformare un edificio caduto nell’anonimato per incuria del tempo, sono state il motore trainante del progetto.
L’azione progettuale è stata subito chiara, l’intervento doveva puntare al “recupero” ed alla “ri-funzionalizzazione” radicale dell’edificio, ritrovando l’originaria funzione di abitativa e confrontandosi con elementi esistenti incontrati soprattutto in fase progettuale e di cantiere.
E’ stata portata a nudo la struttura originaria, svuotando i 5 livelli che la costituiscono e cambiando l’abito che ha indossato per più di un secolo. La scelta di “vestire” l’edificio di bianco ha voluto rafforzare, con un pizzico di arroganza e vanità, la volontà di emergere nel tessuto urbano circostante costellato da edifici di colorazioni pastello, dall’ocra al rosso mattone passando per il giallo, cromatismi entrati oramai a far parte della tradizione romana, dimenticando però che i colori dominanti della Roma antica erano il rosso dei tetti in tegole di terracotta e il bianco vivo delle facciate delle case.
Una volontà di ringiovanire e mostrare tutte le linee architettoniche, i segni del tempo, i chiaro scuri, le ombre, i volumi aggettanti, i vuoti e i pieni di un corpo che riprende forma sotto la luce del sole.
Sono stati accentuati alcuni segni architettonici in facciata, come l’addizione di paraste agli angoli dell’edificio o il bugnato basamentale del piano nobile e la fascia marcapiano modanata che delimita lo zoccolo di attacco a terra. Aggiunte con lo scopo di evidenziare l’identità storica e rimodulare il volume reso disarmonico in seguito alle superfetazioni.
L’intera corte esterna, inizialmente ricoperta da un manto di asfalto in totale abbandono, è stata interamente ridisegnata, generando un giardino privato, angolo di estraniazione dal caos cittadino.
Un’esile struttura metallica per l’ombreggiamento si attesta su un muro bianco che fa da sfondo al verde del prato ed al legno delle doghe della pavimentazione. Intorno all’edificio la pavimentazione in porfido con posa a coda di pavone richiama la tradizione romana. I muri di cinta risplendono di un bianco candido delimitando l’intero lotto.


Il portone di ingresso all’edificio è stato posizionato laddove era previsto nel progetto originario del 1907 ed in seguito mai realizzato, ciò ha permesso di dare identità alla facciata principale e di esaltare l’accesso al corpo scala comune. Sono stati, inoltre, realizzati nuovi balconi di affaccio sul fronte sud verso la corte interna.
Il piano nobile, in quanto tale, mostrava una notevole altezza dei soffitti, pari a 4,20 m, vero valore aggiunto che ha permesso di realizzare, mediante i soppalchi, un livello superiore accentuando la sensazione di grandezza, sottolineando la verticalità e generando scorci e continui rimandi visivi.
Al centro della pianta, fra i muri maestri, è incastonato un cubo di legno rivestito in Fenix. Un volume pieno che si smaterializza per svelare uno ad uno i principali ambienti, cucina, sala pranzo, salone ed ingresso, e che contiene un piccolo bagno di servizio e la scala di accesso al soppalco-studio del livello superiore.
Una parete di questo volume scorre lateralmente assumendo diverse configurazioni. Aperta lascia spazio alla scala in ferro che porta al sovrastante soppalco, chiusa rivela l’accesso alla cucina, permettendo alla luce che permea dalle grandi finestre, di illuminare l’ingresso.
Un volume di un blu intenso che abbraccia i diversi ambienti, a voler ridurre la separazione fisica dettata dalla rigida struttura muraria dell’edificio. Le linee pure e semplici del cubo centrale e degli elementi di arredo esaltano le cornici in gesso a soffitto, ricercate e cariche di fregi, le specchiature murali con bacchette modanate, intarsi in legno artigianali a pavimento.
I soppalchi sospesi a mezza altezza nelle camere da letto lasciano spazio alle voltine in laterizio e travi di acciaio volutamente portate a nudo per mostrare la struttura originaria.


Il piano secondo ed il terzo sono invece frutto di due superfetazioni degli anni ‘30 e ’50, le tecniche costruttive più recenti rispetto agli altri livelli ne riducono l’altezza ma allo stesso tempo danno la possibilità di sfruttare maggiormente gli spazi interni.
Tema principale del progetto è la ricerca di un dialogo con l’ambiente circostante, potenziando la continuità visiva con la prospiciente Villa Torlonia e aprendo il più possibile l’interno all’incredibile vista sul quartiere Trieste di Roma. Per questo si è scelto di posizionare il piano notte al livello inferiore rispetto al piano giorno che trova affaccio e continuità con un ampio terrazzo.


L’accesso ai due piani avviene mediante la scala comune.
La zona notte è caratterizzata da un elemento di arredo su misura che, in un’area anonima e silenziosa come il disimpegno, funge da quinta e che giocando con pieni e vuoti evidenzia gli elementi contenitivi ed insieme nasconde i portali di ingresso alle camere ed al bagno.


I due livelli sono collegati internamente da una piccola scala esistente, rinnovata con un rivestimento in parquet di legno massello che spicca nel bianco delle pareti circostanti.
Il cuore del progetto del piano terzo è, invece, la continuità tra lo spazio interno e lo spazio esterno.
Due nuove grandi aperture proiettano il verde del terrazzo verso la zona giorno. Gli infissi posizionati a raso della pavimentazione non limitano il passaggio e accentuano la fusione fra dentro e fuori, fondendoli in un unico ambiente.
Il legno dei pavimenti ed il bianco di pareti, parapetti e fioriere sono in perfetto accordo tra interno ed esterno ed estendono l’ambiente privato al territorio circostante.
La chioma degli alberi di Villa Torlonia sfuma con le essenze poste perimetralmente al terrazzo, in fioriere integrate nei muri del parapetto.
All’interno un rivestimento in boiserie di legno laccato avvolge il blocco servizi centrale, con bagno degli ospiti, lavanderia e porte di sbarco al piano dell’ascensore e del vano scala principale. Modanature, colori, intagli in legno nascondono lo spazio tecnico e diventano elemento di connessione e fondale tra la zona pranzo/cucina e la zona soggiorno.
Il culmine del viaggio, attraverso questo complesso organismo, si ha sul lastrico solare, al quale si accede attraverso una scala in ferro posta in adiacenza all’area barbecue del terrazzo della zona giorno.
I tetti di Roma hanno avuto da sempre un fascino particolare, la percezione è di sentirsi su un livello di città parallelo a quella parte di città densa e caotica. Continuità di verde, visione dall’alto e senso di estraniazione dalla città diventano tangibili.

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