Casina Mandoj-Albanese

Restauro e ampliamento di una villa suburbana ottocentesca Noci / Italy / 2018

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«Questo albergo è un tempio eretto alla fede e all’amistà, fattosi edificare dal signor d. Michele Mandoj nell’anno 1825» così recita l’epigrafe affissa su un muro della costruzione protagonista di questo intervento. L’immobile, una villa-casina a corte, morfotipo rurale non diffusamente presente nella Murgia dei Trulli, in Puglia, venne probabilmente edificato in luogo di una struttura agricola preesistente; testimonianza ne sarebbero i resti di un palmento con l’incavo per collocare il palo verticale scavato nel banco roccioso e soggiacente una delle stanze a Sud-Est della costruzione. Nel 1885 l’edificio venne ampliato con alcuni annessi tra cui una stalla in pietra, tuttora esistente.


La peculiarità del complesso edilizio risiede nella corte delimitata dal corpo centrale a Sud, dalle due ali laterali - realizzate in tempi successivi – ad Est e ad Ovest e da un muro sul lato Nord nel quale si apre un ninfeo, la cui vasca è confinata da una panca con stemma nobiliare della famiglia Albanese di Noci dalla quale la moglie del Mandoj era discendente.


Il complesso è attualmente racchiuso nelle maglie già costruite di una lottizzazione che ne ha completamente snaturato l’inserimento paesaggistico e i valori percettivi e di contesto.


L’accesso all’edificio, posto sulla sommità di un pendio originariamente terrazzato, fino a pochi anni fa, era assicurato da un lungo viale delimitato da muri a secco e alberature laterali che terminava centralmente proprio in corrispondenza del prospetto meridionale; questo si distingueva dalla vallata sottostante assumendo un’aura solenne e austera, nonostante le limitate dimensioni disegnate dal solo piano terra ma accresciute dal rialzo del basamento terrazzato e dall’alto coronamento orizzontale del cornicione modanato.


La cancellazione degli antichi segni del territorio ha irreparabilmente compromesso la primigenia visuale della villa determinando l’arrivo all’edificio per un accesso laterale; l’elegante costruzione ha finito per rimanere costipata dall’incombere delle nuove residenze realizzate a monte e a valle.


Il mancato riconoscimento, a tempo debito, del valore storico-testimoniale del manufatto e la sua esclusione dalle possibilità di salvaguardia – nonostante i primi piani di tutela paesaggistica – hanno consentito che l’intorno venisse inopportunamente modificato e che, con esso, ne risultassero stravolti i valori percettivi. Trattandosi, nello specifico, di un bene isolato in un’area rurale, benché suburbana, la casina ha perso quel “particolare carattere locale”, per dirla con Roberto Pane, che avrebbe potuto conferire un valore aggiunto allo stesso nuovo insediamento se, in occasione della lottizzazione, si fosse prestata cura e attenzione al rapporto tra antico e nuovo. 


Per molto tempo abbandonata e poco utilizzata dai proprietari, la struttura aveva mantenuto essenzialmente le originarie caratteristiche formali e materiche, eccezion fatta per un piccolo vano di servizio giustapposto esternamente. Tale aggiunta, precedentemente non troppo evidente in virtù del preesistente assetto del luogo con accesso frontale, appariva ora eccessivamente prominente dal nuovo e unico ingresso laterale finendo oltretutto per occultare parzialmente il prospetto della piccola cappella inserita nell’ala Ovest.


Il progetto ha voluto conservare il più possibile la materia e l’immagine, rendendo fruibili e confortevoli gli spazi residenziali con inserimenti mirati a raggiungere un buon livello di funzionalità anche in virtù della rigida distribuzione simmetrica degli ambienti.


Intonaci e finiture dell’edificio antico sono stati oggetto di recupero integrale e di minima quantità di rappezzi con materiale compatibile a base di calce, terra rossa e paglia; i pilastrini torniti della balaustra, riproposti in larga parte replicando il disegno dei pochi originali rimasti in situ, sono stati trattati con sfumature patinate leggermente più chiare per consentirne la distinguibilità.


All’interno, l’inserimento delle canalizzazioni degli impianti, al di sotto della pavimentazione, ha comportato la rimozione delle piastrelle in graniglia, la loro pulitura e il rifacimento, con piccole differenze, di quelle fratturate o non più riposizionabili: l’intervento, alfine, ha restituito una lettura fedele della situazione iniziale, cui hanno contribuito anche il recupero degli infissi esterni, la liberazione delle porte del salone centrale dagli strati di vernici aggiunti nel tempo e il ripristino funzionale ed estetico dei camini “bifronte”.


I vani che ospitano i servizi denunciano immediatamente la propria autonomia formale e di linguaggio, inserendosi come aggiunte removibili per recuperare la configurazione iniziale degli spazi.


Gli stessi criteri hanno guidato le altre scelte sia nella definizione degli ambienti interni che della sistemazione esterna e delle coperture.


Il rapporto tra una preesistenza ed un nuovo innesto sovente investe l’ambito del restauro nel dibattito contemporaneo sulla disciplina analizzato da autorevoli studiosi. L’intento progettuale, nell’affrontare l’ampliamento realizzato ad Ovest di un edificio architettonicamente connotato qual era la casina, è stato quello di non voler mimetizzare i caratteri stilistici e formali del nuovo, ma di estendere il criterio della distinguibilità alla struttura del piccolo padiglione costruito che si accosta alla struttura antica, senza mai interessare le sue parti portanti: un giunto, sia in fondazione che in elevato, attraverso un taglio vetrato, divide idealmente e nel concreto vecchio e nuovo.


Il curtain wall curvo che si apre sul panorama della vallata ne connota la novità rispetto al contesto; la copertura a sbalzo segue invece l’impronta scalettata della planimetria del complesso.


L’esito generale dell’intervento documenta il recupero di un bene del passato fino ad ora sconosciuto, lo reintegra a tutti gli effetti nel ruolo di autentico testimone del suo tempo e, al termine delle opere, nuovamente abitato, lo riconsegna al tempo presente e al futuro.

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    Project details
    • Year 2018
    • Work started in 2014
    • Work finished in 2018
    • Main structure Masonry
    • Status Completed works
    • Type Single-family residence / Country houses/cottages / Interior Design / Recovery/Restoration of Historic Buildings
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