Undicesimo piano Hotel Puerta América

Madrid / Spain / 2005

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Le “vibrazioni positive” di Javier Mariscal e Fernando Salas

Concetto/idea
“Semplice nelle soluzioni, senza virtuosismi formali o grandi complicazioni tecniche, contenuta, funzionale, duratura e che cerca di creare prospettive visive in un habitat inteso come multifunzionale, non una semplice camera da letto”, così Javier Mariscal defi nisce la sua opera all’undicesimo piano del l’Hotel Puerta América. Si tratta di una tipologia che Mariscal conosce bene, visto che è lui l’autore del Gran Hotel Domine di Bilbao, situato di fronte al Museo Guggenheim, e anch’esso parte Gruppo Silken.

Hall e corridoio
Non appena si esce dall’ascensore appare nella hall la scultura Cactus, di Mariscal. È fatta in Corian colorato ed è appoggiata su una doppia piattaforma in acciaio inossidabile e ferro. In tale spazio, il tappeto è di color arancione e contrasta con il verde scelto per il corridoio, le cui pareti sono rivestite in formica zebrata. Lungo il corridoio appaiono delle vetrine illuminate, che sembrano scatole di luce trasparenti e che espongono diversi oggetti, anch’essi disegnati da Mariscal. Lo scopo è quello di rendere più divertente il cammino fino alla stanza.

Stanze
Nelle stanze, Mariscal (Valencia, 1950) riconosce di aver cercato di trasmettere le “vibrazioni positive, la sensazione di trovarsi in uno spazio confortevole”. L’ispirazione è stata: “il funzionalismo degli anni Cinquanta, ma senza che ciò sia molto esplicito in seguito”, spiega.
L’ospite scopre uno spazio in cui il bagno riveste un’importanza fondamentale.
L’unico spazio chiuso è la cabina del water, isolato mediante porta in legno di frassino che si trasforma in una grande lampada visto che è retroilluminato. Lo specchio sostiene con il suo lato posteriore lo schermo al plasma del televisore. Il ripiano di Corian bianco presenta una doppia
funzione: se nel bagno viene utilizzato come ripiano e lavandino, nel salone si trasforma in un mobile rivestito di formica zebrata in cui si trovano il bar, il frigorifero e l’impianto audiovisivo.
Nella stanza dominano delle stampe con grandi fiori colorati. È il caso della testata del letto e degli armadi per i vestiti, nascosti da un pannello.
Il letto è sistemato contro la finestra. In tal modo, la luce naturale arriva dal retro invadendo tutta la stanza. Uno dei lati della stanza è rivestito da pannelli in legno retroilluminato, che vogliono dare la sensazione di trovarsi in uno spazio esterno.
Nel salone, tra la stanza da letto e il bagno, risaltano le poltrone Coconut, di George Nelson per Vitra; il tavolo Swiss, di È De Padova; la lampada AJ, di Arne Jacobsen per Louis Poulsen; e il tappeto Stone, di Diego Fortunato per Nani Marquina.
Come spiega l’autore, si voleva ottenere uno spazio che “potesse essere utilizzato da molte persone che magari non condividono gli stessi gusti e necessità”. Proprio per tali motivi, Mariscal spiega che non ha voluto “fare un esercizio di stile, né di futurismo. Al contrario, ho cercato un carattere
anonimo, senza un’impronta eccessiva da parte dell’autore, affinché potesse protrarsi efficacemente nel tempo”. Per tale motivo la miscela di classici quali le poltrone Nelson con elementi più moderni come il tappeto di Fortunato.
Proprio, “la versatilità dello spazio e la ripartizione che è riuscita a fondere vari utilizzi nello stesso ambito” è ciò di cui Mariscal va più orgoglioso. “È molto diverso da altri incarichi, perché questo è uno spazio di cui gli ospiti si appropriano per poco tempo, è una casa provvisoria e si deve cercare di creare uno spazio che renda felici tutte le persone che alloggeranno qui”.
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