Primo piano Hotel Puerta América

Madrid / Spain / 2005

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Concetto/idea
Fino a poco tempo fa Zaha Hadid era più conosciuta per gli edifici che non aveva costruito che per quelli effettivamente costruiti. Il suo spettacolare lavoro faceva rimanere sbalorditi i clienti. La difficoltà formale era enorme. Ormai tutto ciò è cambiato. I suoi spazi fluidi che anni fa anticipavano i tempi, adesso fanno scuola e si possono vedere in tutto il mondo. Le sue costruzioni stimolano l’immaginazione di chi le contempla. In questo progetto, il cliente crederà trovarsi in uno spazio quasi fantascientifico, ma paradossalmente accessibile. Zaha Hadid ha creato un linguaggio architettonico che invita a sognare, ad immaginare mondi diversi che sorgono fondamentalmente dalle possibilità che offre il design digitale e che hanno situato quest’architetto nell’avanguardia della professione con opere come la Stazione dei Vigili del Fuoco di Weil am Rhein, in Germania, o un edifi cio per la BMW, a Leipzig, Germania.

Lobby e corridoio
Complessivamente, si tratta di uno spazio bianco, pulito, affascinante e molto ben illuminato.
Non appena si esce dall’ascensore, nella lobby, l’ospite scopre spazi dalle forme curvilinee e sinuose. In primo luogo, si impone una lampada dal profilo slanciato e sinuoso che è stata battezzata con il nome di Vortexx (forse perché assomiglia in certo qual modo ad un uragano, ad un vortice), che domina tutto questo spazio. Hadid e Patrik Schumacher l’hanno creata per Sawaya & Moroni e cambia continuamente colore. È veramente spettacolare. La lampada è situata all’altezza degli occhi in modo tale che il visitatore possa apprezzare tutti i mutamenti. La luce sembra quasi un liquido inserito all’interno delle forme contorte di questa lampada. Richiamano anche l’attenzione
alcune panche che spuntano dalla parete. Nei corridoi risalta la forma sinuosa dell’ornamento in LG Hi-Macs, un materiale malleabile che si accoppia come un guanto al modo audace di vedere l’architettura di Zaha Hadid.

Camere
Nelle camere ciò che è più singolare è la sensazione di ampiezza e di pulizia che dà il colore bianco del pavimento e delle pareti. Il cliente viene poi sommerso in un mondo tra il barocco, il modernismo ed il minimalismo, dovuto, nel primo caso, alle forme sinuose e, nel secondo, alla chiarezza dovuta al colore bianco. Così è l’opera di Hadid, diffi cile da catalogare, eclettica e sorprendente.
Uno degli aspetti di maggior rilievo è l’illuminazione creata dalle porte. Si tratta di una fascia in led che illumina le legende collocate sulle porte. In questo modo, dall’interno della camera l’ospite può indicare se desidera che gli venga servita la prima collazione, che i letti vengano rifatti, di non
essere disturbato o se ha bisogno di una riparazione. Un prodigio d’ingegno e... comodità. Le maniglie hanno anch’esse un design attento caratteristico dell’architettura dell’Hotel Puerta América e svelano un’infinità di sensazioni per la vista e il tatto.

Nella camera ed anche da uno stesso modulo in LG Hi-Macs (la camera di Hadid è anch’essa uno studio sulle possibilità che offre questo materiale) spuntano il letto, la scrivania e il resto dei mobili. Tutto sembra sorgere dalla parete e dà l’impressione che ad un comando dell’ospite, tutto tornerà a
nascondersi. L’architetta ha creato, esclusivamente per l’albergo, un sedile molto voluminoso ma dall’aspetto leggero. Nel letto, la spalliera presenta un’illuminazione di alogene incastrate nella sua parte inferiore, perfette per chi desideri rilassarsi un po’ leggendo sul letto.
Il bagno è un’unica struttura dal pavimento al soffitto, che cambia di colore a seconda della camera e che prosegue nel lavabo. È uno spazio monocolore. La vasca da bagno prosegue nel lavabo, senza rotture. Nel gabinetto, una creazione di Stefano Giovannoni per Alessi si accoppia perfettamente
alle linee tondeggianti e futuriste proprie dell’architettura di Hadid. Il cestino è un lusso di design ed è stato creato esclusivamente per l’albergo. Una vera sfida di immaginazione per gli ospiti, perché non tanto facile da scoprire.
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