CLOISTERED MONASTERY OF CLARISSES NUNS (Monastero di clausura delle Clarisse) - Lecce

Un monastero contemporaneo e sostenibile che guarda alle origini delle architetture monastiche. Lecce / Italy / 2017

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Il nuovo complesso clariano di Lecce reinterpreta la millenaria organizzazione tipologica del monastero in chiave contemporanea, con grande attenzione al sito e alla sua straordinaria tradizione architettonica.


Il progetto si fonda in realtà sulla rielaborazione del tipo architettonico che sta all'origine del monachesimo, quello maggiormente diffuso nell'oriente mediterraneo: il “villaggio monastico”.


In quel modello un gruppo di celle – in capanne o in caverne – erano riunite intorno a un edificio di maggiore rinomanza, spesso la chiesa, senza la tradizionale recinzione che nei secoli seguenti avrebbe riunito tutti gli edifici in un unico massiccio complesso, separandoli così nettamente dal contesto e dalla vita che li circondava.


Per articolare il progetto secondo un tipo che si riferisse alla tradizione architettonica locale – in considerazione della localizzazione periurbana del sito – il riferimento più immediato è stata l’edilizia rurale, ed in particolare quella delle straordinarie masserie del salento leccese.
Anche in queste testimonianze locali, come negli originari monasteri, un volume – l’edificio torre – predomina sugli altri che si organizzano intorno ad esso.


Come in quei riferimenti, anche nel nuovo complesso monastico i vari corpi di fabbrica si distinguono per funzione e dimensione e si articolano in una composizione che – seppur realizzata in un’unica fase – allude ad un processo aggregativo di tipo spontaneo.


La cappella con la sua altezza e sagoma a capanna, funge da oggetto caratterizzante il complesso e rappresenta un elemento di facile riconoscibilità anche dall’esterno grazie alla sua forma elementare, mentre gli altri fabbricati risultano essere tutti d’impianto quadrangolare ma con proporzioni e altezze diverse.


Venendo alla organizzazione, gli ambienti risultano distribuiti planimetricamente in base alla funzione e al livello di accessibilità dall’esterno; accanto alla chiesa trovano così posto i due parlatori e l’accoglienza, che vanno ad occupare il volume più periferico rispetto al centro del complesso, in prossimità della strada interna di accesso, quello a cui è riservata la mediazione tra la vita interna al monastero e quella esterna.


Lo spazio claustrale vero e proprio si articola invece intorno al corpo di fabbrica che ospita i locali comuni del monastero – capitolo, aula studio e biblioteca, e spazi accessori – posto in posizione baricentrica rispetto ai due volumi ospitanti le celle e a quello di refettorio e cucina.


Tra questi volumi – che insieme alla chiesa formano una sorta di quinconce – sono ricavati degli spazi di mediazione tra interno ed esterno, quasi dei cortili, che a seconda del loro grado di chiusura si possono correlare con il tradizionale chiostro, rappresentando dei fondamentali spazi di vita all’aria aperta nelle lunghe stagioni intermedie che caratterizzano il territorio leccese.


Il disegno dei prospetti e l’organizzazione delle forometrie sono improntati, così come nei riferimenti citati, al rigore e alla massima semplicità ed economicità in accordo con i dettami francescani e clariani.


Gli unici elementi d’alterità sono riservati alla cappella con la copertura a falde bianche e la finestra/rosone ottagonale sulla facciata, esplicito riferimento alla architettura tradizionale delle chiesette rurali del Salento e alla casa che ha ospitato le sorelle nei primi anni del loro ritorno nella città di Lecce.


Nella sua estrema semplicità la cappella diviene archetipo del tipo architettonico della chiesa; anche all’interno solo pochi elementi simbolici ne caratterizzano lo spazio ed è confermata la tendenza alla massima sobrietà.


Sulla parete di fondo, si apre un semplice sfondato – un arretramento che vuole alludere alle strette absidi delle chiesette campestri – illuminato dalla potente luce dell’unica finestra posta a sud di tutto l’edificio. Si tratta di una fonte luminosa che resta comunque sempre celata dietro il diaframma che divide l’aula dalla zona della sacrestia, accentuando l’aurea mistica del crocefisso.


Questa parete, con l’apertura centrale altissima e le due slanciate porte laterali – quasi la struttura di un’iconostasi – può essere letta anche come un riferimento alla Trinità a cui è consacrata la stessa cappella.


Le due porte laterali sono espressione anche dall’esigenze funzionale di dividere lo spazio destinato alla sacrestia in due ambienti separati: uno di passaggio per le sorelle e uno riservato al celebrante.


L’altare e la sede sono rigorosamente posti a livello dei fedeli, senza alcuna pedana, e tutto l’arredo è stato pensato comunque mobile, per un uso più libero dello spazio, in accordo con le ultime istanze liturgiche.


Infine il tabernacolo é incassato sulla parete tra la porta laterale e lo sfondato centrale, dalla parte opposta della sede.


In linea con i dettami francescani e con le recenti istanze ambientali presentate nella enciclica Laudato si’ che sottolineano come “il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta”, anche per quanto riguarda i materiali da costruzione si è cercato di minimizzare il consumo di risorse naturali non rinnovabili con scelte quanto più sostenibili.


Questi temi avevano già convinto le monache a cercare una soluzione insediativa alternativa alla precedente nel centro storico e ad approfondire la conoscenza delle costruzioni ad alte prestazioni energetiche. Sulla base delle loro ricerche e dell’esigenza di ridurre al massimo sia i costi di gestione che l’impatto ambientale del futuro edificio le stesse suore hanno voluto impiegare per la nuova costruzione una tecnologia antichissima, e oggi in forte espansione nel settore edilizio delle nuove costruzioni, ma che rappresenta un materiale in qualche modo inaspettato nel territorio leccese: il legno.

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    Il nuovo complesso clariano di Lecce reinterpreta la millenaria organizzazione tipologica del monastero in chiave contemporanea, con grande attenzione al sito e alla sua straordinaria tradizione architettonica. Il progetto si fonda in realtà sulla rielaborazione del tipo architettonico che sta all'origine del monachesimo, quello maggiormente diffuso nell'oriente mediterraneo: il “villaggio monastico”. In quel modello un gruppo di celle – in capanne o in caverne...

    Project details
    • Year 2017
    • Work started in 2017
    • Work finished in 2017
    • Client Monastero Santi Francesco e Chiara di Lecce
    • Contractor Rubner - Adriatica sud
    • Status Completed works
    • Type Churches / Monasteries
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