Il catalogo delle possibilità

Across the giant Napoli / Italy / 2017

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L’oggetto del tirocinio svolto presso il Diarc, in collaborazione con il Comune di Napoli e attivato in relazione ad un accordo di ricerca tra i due enti, è il Convento della S.S. Trinità delle Monache, ex Ospedale Militare.


L’occasione di questo tirocinio deriva dal processo di partecipazione condotto dal programma europeo URBACT 2nd chance – ‘waking up the sleeping giants’. Un processo di costruzione attiva e condivisa mediante l’attività dell’ULG (Urbact Local Group) volto alla costruzione di un Piano di Azione Locale al fine di riattivare il gigante dormiente.
Nel report del 27 maggio URBACT 2nd chance, riflettendo sulle 18 proposte emerse dal precedente OST, sono stati proposti sette possibili ‘temi/gruppi/tasselli’ come base per il lavoro condiviso e sinergico da svolgere:
⦁ Uso civico dell’edificio A – spazio usabile da subito
⦁ Accessibilità fisica e simbolica, metaforica al complesso dalle aree circostanti e dalla città
⦁ Il verde (tutte le proposte che ne trattano da diversi punti di vista)
⦁ Rendere fruibili gli spazi esistenti (smontaggio, riciclo, installazione, allestimento, spazi, ecc.)
⦁ Laboratori artistici, artigianali, delle arti performative (teatro, cinema, ecc.) e delle pratiche di cura del corpo e dello spirito (corsi di yoga ecc.)
⦁ Progetti a medio-lungo termine per l’edificio C
⦁ Comunicazione
Il tirocinio con lo scopo di definire per ciascun gruppo di lavoro una proposta progettuale rispondente ad ognuno dei 7 temi di lavoro, ha offerto a noi tirocinanti interessanti confronti con rappresentanti del comune di Napoli, responsabili del programma URBACT e docenti afferenti a differenti settori disciplinari che hanno ci hanno fornito strumenti validi per affrontare i diversi aspetti progettuali di questo tema complesso, in una logica di costruzione di un progetto aperto definito per fasi e alternative possibili.


Un’ architettura dal viscerale rapporto con la geografia. Le due si influenzano, si creano, si assecondano.
Un chiostro aperto, una architettura di muri, di corpi, che raccoglie, che contiene, che include il paesaggio, eppure esclude la città.
Il complesso della S.S. Trinità delle Monache è stato descritto in relazione alla città. Il convento seicentesco diventa elemento generatore e gerarchizzante per l’ordine della struttura urbana. Di fondamentale importanza per la comprensione del complesso, è risultata l’assunzione consapevole della sua azione di costruzione del paesaggio urbano. Il gigante risulta costruito per piani che potrebbero dirsi analoghi ai piani su cui si costruisce la città. In quest’area collinare, la città ‘sale’, ma non solo, qui, con l’intreccio dei filamenti infrastrutturali, sotterranei e non, la città ‘passa’.
A sud del S.S. Trinità delle Monache si individuano i tracciati precisi e netti, costituenti il tessuto urbano dei Quartieri Spagnoli, mentre a nord i canali di scolo delle acque danno origine a un disegno meno rigoroso che asseconda l’assetto morfologico. Tra i due sistemi urbani, il S.S. Trinità delle Monache si innesta come cerniera, giuntura, nella quale confluiscono la giacitura di via Pasquale Scura, ripida prosecuzione del decumano di origine greco-romana e il percorso della Pedamentina, che risale la collina fino all’area monumentale alta.
In quanto gigante, si ha una reale cognizione del complesso quasi solo da lontano, più ci si avvicina e più i suoi muri sono le uniche parti che si rivelano alla percezione umana. Utile si è rivelata l’analisi e la descrizione condotta sulla permeabilità visiva e fisica del complesso, le due appaiono, potrebbe dirsi, complementari. Fondamentale per il ragionamento progettuale condotto, è stata l’individuazione dei luoghi in cui si interdice, per ragioni svariate, l’ingresso alla collettività.


A valle dell’individuazione dei 7 temi/tasselli definiti nel corso del processo messo in atto dal programma URBACT, in risposta al tassello ‘accessibilità’, l’intento del progetto proposto definisce una strategia strutturata come un ‘Catalogo delle possibilità’.
Per la definizione di tale Catalogo delle possibilità sono state determinanti due premesse.
Dalla descrizione del complesso condotta alla scala urbana, si evince il primario interesse per la definizione di un link tra città alta e bassa, una connessione pubblica, inedita, che biunivocamente darebbe un impulso positivo alla città e al complesso stesso.
Necessaria è stata una ricognizione dei sistemi di accessibilità esistenti, utilizzabili e non, interni agli edifici del complesso ed esterni ad essi, dunque interpretabili in funzione del Parco dei Quartieri Spagnoli.


La proposta del Catalogo delle possibilità ha come scopo la moltiplicazione delle scelte percorribili per una riattivazione del complesso; si definiscono tre direttrici progettuali, in seguito decomposte in precise scelte progettuali: attraversamento, accesso dal basso e nuove relazioni.
Queste diverse interpretazioni del tema dell’accessibilità tengono in sé proposte rispondenti a diverse scale:
- ‘attraversamento’ risponde principalmente ad una questione legata alla scala urbana, un percorso potenzialmente pubblico che risale la collina interpolando il Parco dei Quartieri Spagnoli;
- ‘accesso dal basso’ prende in considerazione una ingente questione legata ai Gradini Paradiso, da anni chiusi. I suddetti potrebbero trovare nel corpo M del complesso conventuale una prosecuzione nel percorso di risalita verso il Corso Vittorio Emanuele;
- ‘nuove relazioni’ propone una reinterpretazione di quei luoghi appartenenti all‘ ex chiesa del complesso, spazi che si rileggono come scavo a cielo aperto e che potrebbero configurare una interessante e inedita connessione con i Quartieri Spagnoli.
Al tema dell’accessibilità, dunque, si è risposto con una proposta che apre strade molteplici all’iter progettuale. L’ipotesi definisce una sorta di infrastrutturazione primaria e necessaria (non obbligatoriamente in ogni sua parte) per una riapertura del complesso per pezzi, parti e tempi che possono essere variabili. Questa variabilità si relaziona alle occasioni della città che potranno verificarsi, alle occasioni che amministrazioni, privati e associazioni potranno offrire al fine della riappropriazione del complesso.
Dunque il programma previsto nel Catalogo delle possibilità ipotizzato, sblocca con azioni più o meno consistenti (per oneri economici e grado di modificazione) diverse parti del complesso, arrivando a definire,
in risposta alle necessità esplicitate e alle azioni proposte dal ULG (Urbact Local Group), a partire da un grado 0, quello attuale, scenari molteplici che si addizionano per la configurazione di un possibile scenario finale.


I diversi percorsi individuati, progettuali e fruitivi, determinano la previsione di interventi puntuali atti a riqualificare parti del complesso.


Viene concepito un percorso pubblico urbano, strumento di riconnessione di parti che ad oggi risultano non comunicanti. La terrazza di copertura dell’edificio C, quello che fa da scena al chiostro aperto, viene interpretata come autonoma rispetto al resto della fabbrica, diventa dunque una terrazza pubblica con sistemi di risalita indipendenti dagli spazi interni. Il restauro e il consolidamento dell’architettura seicentesca si ipotizzano realizzati per cantieri successivi, questo per rispondere in maniera flessibile alle complesse questioni economiche da tenere in conto. Inoltre, sul corpo più arretrato dell’edificio claustrale, la costruzione di uno dei ‘dispositivi di riconoscibilità e visibilità’ del complesso, si propone come punto ristoro, attrattore per la terrazza pubblica.
La risalita si scompone in interventi multipli al fine di ricucire le parti del complesso, a partire dalla scala che ricollega il Parco dei Quartieri Spagnoli al Corso Vittorio Emanuele, poggiandosi sul corpo B, sino alla successione di scale in piperno che, dal corpo N, giungono fino al podio: uno spalto sulla città delimitato dal bastione delle mura vicereali.


Si è lavorato attraverso la reinterpretazione del tema della porosità e degli spazi ipogei:
- il ‘muro abitato’ che prospetta su Vico Paradiso definendo il limite inferiore del complesso;
- il muro di sostruzione porticato che definisce il limite tra giardino superiore ed inferiore;
- gli spazi voltati ipogei, definiti dagli elementi di fondazione della chiesa della S.S. Trinità delle Monache, determinati dalla necessità di risolvere il forte salto di quota su cui si erge la chiesa;
- lo spazio ipogeo, progettato come traccia del non più esistente terzo braccio che chiudeva il chiostro aperto principale, si potrebbe interpretare come un chiostro nel chiostro, che assolve anche al compito di ridefinire i due spazi aperti adiacenti, quello del chiostro seicentesco e del bastione vicereale.


Operazioni più immediate e sostenibili economicamente sono quelle che rispondono alla volontà di aprire e scavalcare il recinto. I limiti superiore e inferiore, i muri, elemento dell’esclusione, diventano supporto per le scale, elemento di accesso: una si costruisce su vico Paradiso, quale terminale visivo di salita Paradiso, definendo l’accesso al piccolo cortile prospiciente la parte basamentale del corpo D e della chiesa; l’altra si costruisce sul limite superiore, definendo un nuovo accesso da Vico Trinità delle Monache, attribuendo allo spazio aperto retrostante il corpo C una natura di cortile allungato, in qualche modo, alter ego di Vico Paradiso; la permeabilità della parte basamentale del corpo C si configura quale connessione tra il suddetto cortile allungato e il chiostro principale.


Attraverso il gigante si definiscono una successione di sistemi di risalita interni alle diverse fabbriche del complesso, in particolar modo si propone il corpo M come volume che possa ospitare un sistema che connetta Vico Paradiso al cortile inferiore procedendo alla sostituzione del vano scala esistente, secondo una reinterpretazione dello stesso, data la condizione di degrado in cui verte.
È anche sul corpo M che si propone uno di quei dispositivi che in copertura segnalano il complesso, volumi trasparenti, lanterne che si costruiscono agli estremi del gigante, quasi a volerne raccontare le parti. L’architettura del gigante viene ‘misurata’ nella città da nuove coperture traslucide. Cinque architetture luminose segnalano il risveglio del gigante nel profilo notturno della collina.


 

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    Project details
    • Year 2017
    • Status Research/Thesis
    • Type Parks, Public Gardens / Public Squares / Town Halls / multi-purpose civic centres / Restoration of old town centres / Research Centres/Labs / Multi-purpose Cultural Centres / Conference Centres / Pavilions / Exhibition Design / Tourist Facilities / Exhibitions /Installations / Urban Renewal / Monuments / Monasteries / Recovery/Restoration of Historic Buildings
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