“La Città dei 100 giardini. Ecomuseo degli orti di Tricarico”

Tricarico / Italy / 2017

1
1 Love 1,557 Visits Published

Progetto di dmake + Paesaggi Meridiani + Rabatanalab + Volumezero architecture & landscape per l’area degli Orti Saraceni di Tricarico nell’ambito del Concorso #Periferie2017 indetto dal MiBACT​ e dal Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori​.


Il progetto si è classificato al secondo posto su un totale di 16 proposte .


1. IL PRIMO GIARDINO


Il primo giardino fu un giardino alimentare. E di certo lo furono anche il secondo ed il terzo, e molti altri ancora, prima di diventare ornamentali, luoghi di contemplazione, di svago e di diletto.


Doveva certamente essere uno spazio ben protetto per custodire quanto di più prezioso l’uomo aveva: il cibo prima di tutto, ma anche la bellezza e l’armonia. Poco altro si sa sul primo giardino, se non che, di certo, non fu realizzato da una persona sola. Era una persona che aveva qualcuno con cui condividere il cibo e la gioia. Due, tre persone, forse dieci, non importa: era una comunità. E la comunità doveva prendersene cura, perché era un bene comune che garantiva la sussistenza del piccolo gruppo umano.


Il ricordo di quanto si era fatto l’anno prima doveva in qualche modo tramandarsi all’anno dopo, passando così di generazione in generazione, per migliorare le tecniche, per capire quali segreti vi fossero dietro la fioritura e la nascita dei frutti. Questo patrimonio lentamente cominciò a depositarsi nella memoria collettiva della comunità, ad assecondare le sue necessità e a cambiare con essa, a costituirne parte integrante, e a plasmare i luoghi in cui essa viveva, fino a trasformarsi nei paesaggi e nei saperi che oggi, i alcuni luoghi, si incontrano ancora.


Tricarico è uno di questi luoghi in cui il legame tra contesto, saperi e comunità ha dato forma ad un paesaggio non solo di grande interesse per i valori e le testimonianze ad esso connesse, ma anche di straordinaria bellezza. Così bello da sembrare un giardino, anzi: quasi  cento giardini messi insieme.


2. L’IDEA PROGETTUALE


L’idea progettuale si compone di due azioni complementari, una materiale ed una immateriale.


L’azione materiale prevede interventi di restauro del paesaggio e l’introduzione di nuovi elementi nel contesto urbano e degli orti.


L’azione immateriale è mirata alla definizione di strategie di gestione partecipata degli spazi e dei saperi, attraverso la costituzione di un Ecomuseo e l’attivazione di orti/frutteti di comunità.


3. I CONCETTI BASE


-     Considerare gli orti di Tricarico come enorme archivio di memoria, tangibile ed intangibile, frutto della stratificazione di azioni e saperi e di uno stretto ed imprescindibile legame con l’abitato;


-     Partire da un approccio “ecosistemico”, considerando il valore di ciascuno degli elementi che determinano il funzionamento degli orti e mettendoli in relazione con l’abitato;


-     Approccio fortemente conservativo nel trattamento dei muretti e delle strutture storiche;


-     Fornire un masterplan complessivo a scala paesaggistica realizzabile in stralci successivi, di cui il primo rientra nel budget messo a disposizione dal bando;


-     Dare al progetto un respiro “corale”, come si addice ad un paesaggio che si è strutturato con l’apporto dell’intera comunità, o come il ponte di Don Pancrazio costruito pietra dopo pietra dalla gente di Tricarico;


-     Costituire un Ecomuseo come strumento per la valorizzazione partecipata del patrimonio materiale e immateriale e per la definizione di azioni condivise per la gestione del paesaggio;


-     Ricreare un legame spaziale tra abitato e orti, attraverso percorsi di visita ed esplorazione che permettano di passare facilmente dallo spazio urbano a quello degli orti e viceversa;


-     Far tornare la gente di Tricarico a prendersi cura degli orti, attraverso la realizzazione di orti e frutteti di comunità, la stipula di accordi con i proprietari e una gestione partecipata;


-     Riconoscere il valore culturale del carattere apparentemente disordinato degli orti e dell’impiego “alternativo” di elementi di scarto riutilizzati in maniera creativa;


4. IL MASTERPLAN


A partire dall’analisi degli elementi che costituiscono l’ecosistema degli orti, e dalla considerazione degli obiettivi, esigenze e funzioni individuati dal bando, si è definita la strategia di intervento del masterplan.


Per ciascuna tipologia di orti e frutteti si è individuata una particella da trasformare in orto didattico attrezzato con percorsi di visita e piccoli spazi per la conoscenza degli orti e la vendita dei prodotti. Gli orti ed i frutteti in stato di abbandono saranno, mediante appositi accordi con i proprietari, trasformati (anche in maniera temporanea) in orti e frutteti di comunità, per la produzione agricola secondo metodi tradizionali. Per gli spazi ancora coltivati, invece, si provvederà alla stipula di protocolli di gestione con i proprietari, che prevederanno incentivi per favorire l’uso di tecniche di coltivazione e gestione dei suoli e delle acque di tipo tradizionale. Così sarà possibile garantire un corretto utilizzo e cura dei sistemi terrazzati e di raccolta e distribuzione delle acque. I muri a secco collassati o danneggiati verranno restaurati, nelle aree interessate, secondo un approccio fortemente conservativo e rispettoso dell’autenticità delle strutture.


Elemento fondamentale sarà la costituzione di un Ecomuseo, per la mappatura del patrimonio materiale, la raccolta di conoscenze tradizionali legate agli orti e la gestione comunitaria di spazi e saperi che costituiscono il paesaggio di Tricarico. L’Ecomuseo avrà anche una sede fisica, individuata in una delle abitazioni inutilizzate ai margini dell’abitato ed in posizione centrale rispetto agli orti.


Altro intervento previsto nella prima fase è il restauro del ponte di Don Pancrazio, la cui sagoma è ripresa da quella originaria ma semplificata ed in materiali (acciaio corten e rete d’acciaio) differenti. Dalla testata verso il paese un percorso pedonale riprende il tracciato originario di risalita verso la Rabata, con un andamento sinuoso che lascia spazio, tra un livello ed un altro, alla creazione di veri e propri spazi pubblici, luoghi di sosta e contemplazione del vallone sottostante. La vegetazione scelta per questa porzione del progetto è quella in parte attestata dal Liber Iurium di Tricarico che riferisce della coltivazione di gelsi neri e melograni. A metà percorso un varco esistente nel muro perimetrale dà accesso ad uno degli orti/frutteti didattici. Qui i terrazzamenti sono, nella parte alta, occupati dagli alberi esistenti, prevalentemente da frutta. Nella parte bassa, invece, si è immaginato di realizzare, una serie di giardini utilizzando piante, in prevalenza perenni e in parte spontanee, tipiche della flora locale che, secondo gli studi etnobotanici della Fascetti, sarebbero state introdotte dagli arabi. In questo modo si sarà realizzato un giardino evocativo dell’apporto arabo al paesaggio di Tricarico e al contempo frutto di un approccio contemporaneo, tanto nelle forme quanto nella scelta di piante locali, rustiche e a bassa manutenzione, per colorare con le loro fioriture un inedito spazio pubblico rurale. Dagli orti/giardini didattici e dall’area della Fontana Vecchia, partono percorsi di esplorazione lungo il corso del torrente e sui pendii sovrastanti gli orti Saraceni. In questo modo sarà possibile “immergersi” nella trama degli orti nel tratto tra il ponte di Sant’Antonio e quello di Don Pancrazio, oppure osservare dall’alto gli orti “Saraceni” ed il profondo canyon del Milo, avendo una esperienza di trekking leggero tra la vegetazione spontanea e quella degli orti/giardini.


Un parcheggio, permeabile ed alberato, è previsto in sostituzione degli “elementi visivamente stridenti” (come si legge nella relazione del Progetto di fattibilità tecnico economica) lungo via delle Matine.


I percorsi, dagli orti, penetrano in alcuni punti all’interno dell’abitato, per ricreare una continuità, fisica ma anche esperenziale tra i due contesti. Diventati così “urbani”, i percorsi seguono tracciati di esplorazione che si insinuano nelle trame dei quartieri Rabata, Saracena e Piano, incontrando altri giardini e piccoli spazi pubblici che possono essere riattivati attraverso interventi molto leggeri e a bassissimo costo. I percorsi hanno anche il compito di ricucire ambiti solo apparentemente distanti, ovvero la zona degli orti ad ovest dell’abitato e quella degli uliveti/frutteti/orti ad est dello stesso. Qui, tra la torre Saracena e la zona a valle di V.le Regina Margherita, nascerà, nella seconda fase, un grande giardino: il Parco del Vescovado e della Saracena. Allo stesso modo dai percorsi di margine all’interno dell’abitato, diversi punti di accesso conducono direttamente negli orti, nel Parco e nei giardini, e forniscono una esperienza inedita, piena e reale di Tricarico, la Città dei Cento Giardini.

1 users love this project
Comments
    comment
    user
    Enlarge image

    Progetto di dmake + Paesaggi Meridiani + Rabatanalab + Volumezero architecture & landscape per l’area degli Orti Saraceni di Tricarico nell’ambito del Concorso #Periferie2017 indetto dal MiBACT​ e dal Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori​. Il progetto si è classificato al secondo posto su un totale di 16 proposte . 1. IL PRIMO GIARDINO Il primo giardino fu un giardino alimentare. E di certo lo furono anche il secondo ed il terzo, e...

    Project details
    • Year 2017
    • Status Competition works
    • Type Parks, Public Gardens / Public Squares / Urban Furniture / Landscape/territorial planning / Tourist Facilities / Bridges and Walkways / Cycle Paths
    Archilovers On Instagram
    Lovers 1 users