HUAN

Milan / Italy / 2017

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Il progetto HUAN nasce da una provocazione, forse non nuova alla città di Milano, ma nuova per me: raccontare in un contenitore occidentale l’esperienza di un contenuto orientale.


Era l’occasione perfetta perché il mio linguaggio progettuale si esprimesse liberamente proprio attraverso il tema a me caro dei contrasti: il pieno ed il vuoto, il finito e l’imperfetto, il lucido e l’opaco, la materia ed il sogno. Lo spazio che è stato scelto mi ha assecondato.


La pianta rettangolare ed il volume profondo si distribuiscono davanti e dietro le colonne e gli archi, interpretando in modo naturale tre esperienze ben distinte che HUAN ci invita a vivere:


- l’accoglienza del cibo e di chi lo prepara nella scatola di una cucina di vetro, volutamente trasparente ed esposta agli occhi dei passanti e di chi decide di entrare. Lo sappiamo, il cibo oggi è messa in scena, e la cucina, che era luogo dannato, è più che mai palcoscenico.


- l’incontro al cocktail bar, perché nessun luogo più dei Navigli milanesi si racconta davanti ad un drink. L’appuntamento è all’ingresso, lungo un bancone rigoroso, pulito, una linea d’oro che vi accompagna trasversale, come dopo ogni aperitivo che si rispetti, all’esperienza della cena.


- la convivialità sussurrata della dinner room si disvela nei salottini anni ’50, sedute e tavolini più bassi perché, diversamente dalla formalità della ristorazione occidentale, il cibo cinese si allestisce nei piatti, ordinato e minuzioso, per avvicinarsi alla bocca con piccoli gesti e piccole pause. Cenare seduti qui è un tempo rilassato, lento, è esperienza intima ma anche sociale, se preferiamo condividerla attorno ai due più ampi tavoli tondi di legno e metallo.


Personalmente volevo uscire dalla parola (interior)design ed entrare nel gioco visionario che disorienta lo spettatore davanti a un quadro di Dalì.


Ho giocato con la vetroresina, materia che amo, per enfatizzare in una parete modulare la tessitura degli storici muri a mattoni, ho preferito l’illusione della sua luce riflessa e opalescente al lusso ostentato di un alabastro;


ho giocato con gli spazi toilette, vestiti di acido pied-de-poule maschile e di gotico-romantico macramè al femminile;


ho giocato con gli steli galleggianti delle lampade sottili come canne di bambù;


ho mescolato il rosso ed il rosa, le ombre con le luci, il grezzo e le patine, il freddo e i velluti, racchiuso tutto in una scatola Blu Pavone, e adagiato gli arredi su un pavimento di fiori vivaci e poetici, chiaro riferimento all’antica tradizione serica cinese.


HUAN contiene la mia esperienza matura nell’uso dei materiali e della loro espressività decorativa insieme ad una rinnovata esuberanza, una sorta di rottura degli schemi interiori come sempre accade quando siamo mossi da nuove sfide.


Antonio Brizzi

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