Sede Confindustria Bergamo

Bergamo / Italy / 2004

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INTERNO A POLARITA' INTROVERSA

L’architettura degli interni costituisce uno dei territori di sperimentazione più fertili e interessanti nella storia dell’architettura moderna italiana. La capacità di articolare questo tema progettuale in un’estensione che ha portato alla gemmazione di altri importanti laboratori di progetto, quali il design per la casa, l’architettura provvisoria degli allestimenti, gli spazi museali è stata e rimane una specificità pressoché unica dell’esperienza italiana.
In un periodo dove a livello internazionale si sente sempre più il bisogno di un ripensamento dello spazio interno quale elemento generatore dell’architettura e dove il vasto tema degli spazi collettivi (interni ed esterni all’architettura) ripropone un nuovo sguardo al senso dell’abitare, ritornare a parlare degli interni quale condizione fondativa dello spazio architettonico rappresenta per la ricerca architettonica italiana una delle prospettive più promettenti.
In questa rinnovata linea di ricerca si propone con un carattere chiaro e convincente l’ampliamento della sede dell’Unione degli Industriali della Provincia di Bergamo progettato dallo studio Buratti + Battiston Architects. Un intervento per certi versi esemplare che affronta una condizione estrema dell’interno architettonico che, come suggeriscono gli stessi autori, sarebbe più giusto definire Architettura interna in quanto in questo caso si può dire che l’esterno non esiste, o meglio non appare; non c’è un edificio definito con un volume riconoscibile dall’esterno; non vi sono aperture intese come finestre o viste; il tema classico del rapporto tra interno ed esterno è superato dalla condizione del luogo. Si crea in tal modo un particolare effetto di polarità introversa dove tutti i valori narrativi e rappresentativi dell’esterno si riversano all’interno per amalgamarsi coerentemente con i valori spaziali, dinamici e funzionali dell’interno.
Per comprendere meglio il funzionamento di questo sviluppo architettonico è necessario a questo punto ricostruirne il percorso progettuale, descrivendone prima i contesti fisico e culturale che hanno dettato la domanda progettuale e in seguito analizzarne il lavoro di riorganizzazione e riqualificazione progettuale fatto dai progettisti sugli indirizzi posti dalla domanda stessa.
Committente dell’opera è l’Unione degli Industriali della Provincia di Bergamo, una tra le associazioni di Confindustria più importanti d’Italia.
Nella sede storica di via Camozzi a Bergamo, anonimo edificio di 6 piani costruito a cavallo degli anni ’70, non vi sono sale adeguate per conferenze e riunioni importanti con un certo numero di persone, che spesso si sono svolte in sale di altri enti prese in affitto.
La committenza pone come esigenza primaria quella di avere una nuova sala per le riunioni di Giunta con una capienza di 100 posti ed una serie di spazi complementari come una sala secondaria multiuso (40 posti) collegabile con la prima o utilizzabile in maniera autonoma, uno spazio per ricevimenti ed eventi con una piccola caffetteria e servizi vari (reception e guardaroba). Viene individuato come luogo dell’intervento un immobile adiacente alla sede principale, ex-commerciale abbandonato, su due livelli di cui uno interrato, piuttosto grande ma senza visibilità alcuna verso l’esterno e la città (solo una vetrina da negozio su strada), con caratteristiche spaziali alquanto problematiche (soffitti bassi, pochissima luce naturale). “La domanda progettuale - come spiegano i progettisti - era chiara: costruire la nuova sede come spazio di rappresentanza in grado di comunicare l’identità dell’Unione degli Industriali, con un’immagine moderna, forte e riconoscibile, certamente attenta ai legami con la tradizione, ma soprattutto carica di innovazione ed originalità, sempre tesa alla ricerca avanzata ed alla tecnologia.”
Buratti + Battiston Architects si confrontano con questo tema progettuale partendo da una solida esperienza nel campo degli spazi commerciali di forte immagine rappresentativa (La Perla, Tre Marie), nei quali hanno potuto maturare un’intensa e stimolante ricerca sia sulla sperimentazione dei materiali, sia sulle possibilità espressive e trasformative di quei particolari spazi interni che sono gli ambienti commerciali su strada con flussi continui di pubblico.
Il progetto si articola in tre piani sequenza, tre soluzioni diverse per altrettanti temi contestuali: il rapporto urbano con l’esterno, minimo ma significativo, che si rivolge alla città; segue la prima scena d’interno dedicata all’accoglienza e alla rappresentanza; si conclude con gli ambienti terminali e nevralgici del sistema: i luoghi degli incontri pubblici e privati dedicati alle sale di riunione.
Il rapporto con il contesto urbano, la visibilità di una istituzione importante per la città, il valore dell’ingresso dallo spazio pubblico, passano in questo caso attraverso la reinterpretazione progettuale della tipica vetrina commerciale su strada, con la necessità innanzi tutto di differenziarsi dalla sequenza banale e ridondante dei negozi posti sullo stesso lato della strada. Con un segno forte, deciso ed essenziale verso l’esterno e lo spazio pubblico, viene sostituita l’immaterialità della vetrina con una massa volumetrica in specchio nero lucido e acciaio forato, positivo e negativo del disegno dell’atrio d’ingresso arretrato.
Attraverso il diaframma degli antoni che fungono da portale-saracinesca a chiusura dell’atrio (riuscita citazione dei pannelli di facciata utilizzati da Herzog e De Meuron a Monaco) avviene il rapporto tra l’interno e l’esterno, tra l’associazione e la città.
Si passa così alla seconda sequenza, quella interna che dall’atrio, dove si incontrano prima la reception e il guardaroba, passando attraverso una zona caffetteria, arriva a formare un’area molto articolata e trasformabile (che volendo può integrare anche una sala multiuso) il cui insieme costituisce un po’ il foyer della sala di Giunta posta sul fondo. Si sviluppa così il sistema degli spazi di accoglienza e di rappresentanza, quello più dinamico, emozionale ed accattivante, dove si intrecciano diversi episodi interessanti di forte valenza espressiva. Due elementi in particolare spiccano: il blocco ascensore posto al centro di questo sistema che ne costituisce il fulcro, l’elemento generatore, che si presenta come una grande lanterna rossa, essendo realizzato con un telaio di acciaio inox pannellato con vetri semitrasparenti di colore rosso, e l’interessante composizione architettonica del soffitto che in qualche modo traduce la mancata architettura della facciata: una sorta di prospetto orizzontale dalla geometria complessa con gli scavi di luce dei lucernari, finestre naturali e artificiali, e i tagli di gole e bocchette dell’aria condizionata. I lucernari, quattro veri con luce naturale e quattro finti, funzionano sia di giorno che di notte grazie ad un sistema di illuminazione artificiale con fari nascosti nel soffitto.
Come una parte di tessuto urbano si articola questo spazio interno, costruito dalla composizione di volumi pieni e vuoti, dalla sequenza continua di piani e di linee, di quinte chiuse ed aperte, di materiali lucidi e grezzi, opachi e riflettenti. Lo spazio è compresso e dilatato da effetti inaspettati, soprattutto dettati dalla consistenza dei diaframmi e dalla possibilità di movimento di alcuni elementi, controllato da una particolare attenzione per la misura e la proporzione e con l’obiettivo primario di trasformarlo, da piccolo e basso, in luogo con un particolare carattere architettonico che vuole essere qualcosa di più che accogliente, si direbbe quasi che voglia infondere un senso di gratificazione.
Un altro gioco interessante che infonde una sorta di vitalità cellulare allo spazio è l’effetto delle “scatole chiuse” in acciaio lucido a specchio del guardaroba e della caffetteria che moltiplicano, dilatano lo spazio e si contrappongono alla “parete continua” in ferro grezzo trattato a cera del muro tra il foyer e la sala Giunta, un diaframma quest’ultimo, sordo e morbido, che dopo il gioco caleidoscopico di riflessi assorbe e smorza il ritmo dello spazio vitale del foyer per introdurre al luogo più aulico della sala di Giunta: una sorta di passaggio da un “esterno” urbano aperto in un interno domestico chiuso.
Terza scena quasi teatrale, come un piano/sequenza ravvicinato e rotatorio, la scatola monomaterica della sala di Giunta. In legno chiaro, a pavimento, sulle pareti ed a soffitto, ne risulta uno spazio più misurato, intimo e caldo, rassicurante e rilassante: teatro di riunioni, conferenze, incontri e luogo di decisioni importanti. L’essenza monomaterica esalta la proporzione particolare di questo spazio ed il suo fuori scala misurato, mentre la ricercatezza di trame e texture, di geometrie ad intreccio, di riflessi ed ombre sul legno, ne restituiscono il carattere di sobrietà ed eleganza; unico episodio fortemente unitario, caratterizzato dal calore del legno, contrapposto alla varietà dello spazio antistante, contrassegnato dalla lucidità e freddezza, riscaldata dal colore dei vetri e dei metalli.
La scelta ben calibrata di sviluppare la sala con il lato corto in profondità oltre ad avvicinare il più possibile il pubblico agli oratori, consente di rafforzare quel grado di intimità e senso del gruppo necessari in certi momenti.
Si conclude così la sequenza delle scene proiettate verso l’interno.
La struttura narrativa del percorso architettonico è chiara e l’andamento ritmico e compositivo amalgama con un giusto equilibrio i valori spaziali, dinamici e funzionali dell’interno con tutti i valori espressivi e rappresentativi generalmente posti all’esterno, ma che in questo caso, come si è già osservato, mancando di una appropriata superficie sulla quale dispiegarsi, si riversano, per così dire, come risucchiati da una forza interiore, all’interno creando un
particolare e sorprendente effetto di polarità introversa.
Con questi puntuali, ma significativi, esercizi di stile si allargano gli orizzonti della fondamentale storia della ricerca architettonica italiana negli interni.


Giampiero Bosoni
architetto, docente di storia del design e di progettazione degli interni al Politecnico di Milano
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    INTERNO A POLARITA' INTROVERSAL’architettura degli interni costituisce uno dei territori di sperimentazione più fertili e interessanti nella storia dell’architettura moderna italiana. La capacità di articolare questo tema progettuale in un’estensione che ha portato alla gemmazione di altri importanti laboratori di progetto, quali il design per la casa, l’architettura provvisoria degli allestimenti, gli spazi museali è stata e rimane una specificità pressoché unica dell’esperienza italiana. In...

    Project details
    • Year 2004
    • Work started in 2003
    • Work finished in 2004
    • Status Completed works
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