The tree sap, the divers...and the silence

Everyville Competition /// Winning project Everyville / Italy / 2007

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La resina, i palombari….e il silenzio.

Ogni città, ogni immagine, ogni parola, ogni credo, ogni speranza. Un liquido ci avvolge: mette tutto in comunicazione, mescola ogni cosa. Palombari muti si muovono con passo pesante, guardando dagli oblò. Sono i muti abitanti di queste terre sommerse dal troppo! Dietro i vetri troppi occhi (come i loro, muti) da ricordare. Si sono fatti una maschera, per nascondersi dagli artigli degli altri pensieri. Il respiro che si affanna sul vetro. La prima cosa da fare, pensò, è avere coscienza dello spazio: sapere che altrove sta accadendo qualcosa. E prima ancora avere coscienza del fatto che c’è uno spazio. E che in questo spazio si muove qualcosa, ci sarebbero Madonne atomiche pronte ad esplodere in pezzi ad un solo sguardo. Rise dei suoi pensieri annacquati e dell’impotenza che leggeva nei movimenti di quelli che, come lui, guardavano dai vetri, appannati dal respiro. “cos’hai da ridere, imbecille?” “è vero, cos’hai da ridere?” si guardò attorno. “non sarà meglio andarsene?”

Siamo da capo. Abbiamo gettato alle spalle quello che avevamo e ci ritroviamo in mano tutto quello che mai si era immaginato. Come i cocci di un disco da grammofono rinvenuto in una vecchia scatola di cartone tra la polvere della soffitta. Il compito che ci aspetta è quello della ricomposizione, non abbiamo scelta. La tangenziale nord ci conduce solamente di là, ma quel posto lo conosciamo tutti. È sempre stato dentro noi e quotidianamente alimentiamo la sua crescita. Ogni giorno gettiamo una goccia pronta a magnificare la sua esplosione demografica di imbecillità. Come il silenzio che ci avvolge: perché il frastuono nessuno lo sente quando il silenzio fa più rumore. Abbiamo fame di alberi e ci nutriamo di linfa. Eppure è di quel liquido, di quel fluido che ci avvolge che dovremo nutrici. Abbandonare i vetri dietro i quali nascondiamo le nostre paure. “Ma ora sarà meglio andarsene.” “hey, ora sei tu che ti offendi!” “non è vero, io non mi offendo. Chi vi credete di essere per offendermi?”

The tree sap, the divers….and the silence

Every town, every immage, every word, every belief, every hope. A liquid matter surrounds us: it puts all things into touch, it mixes all. Dumb divers move with heavy steps, looking through their glass. They are mute inhabitants of this land emerged from excess ! Behind the glass too many eyes to remeber – eyes dumb like their own. They got themselves a mask so as to hide from the claws of others thoughts. The glass is misted up by the breaths. First thing to do – he thought – is to be conscious of space, know where something is happening. And even before that, to be conscious of the existence of space. That in this space something is moving, perhaps atomic Madonnas, ready to explode at a glance. He laughed at his own watered down thoughts and at the impotence of those who, like him, looked through the misted glass. « what are you laughing about – you cretin » « yeah, what have you got to laugh ?» He looked around. « best perhaps if we went ? »

Here we go again. We’ve chucked all we had and are now left with what we could never immagine. Like the pieces of an old record found inside a cardboard box in a dusty loft. Our duty is recomposition, we have no choice. The north ring road leads us only through there, but that is a place that we all know. All the time it’s been inside us and we daily feed its growth. Every day we leave a drop ready to magnify its demographic explosion of stupidity. Like the silence that envelops us : because no one hears the noise when the silence is louder. We are hungry of trees and feed off tree sup. And yet, it is just off that liquid that we should feed. Forgetting the glasses behind which we hide our fears. « now might be best if we went »

Weekend In A Morning: Massimiliano Marian///Andrea Cassi
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    La resina, i palombari….e il silenzio.Ogni città, ogni immagine, ogni parola, ogni credo, ogni speranza. Un liquido ci avvolge: mette tutto in comunicazione, mescola ogni cosa. Palombari muti si muovono con passo pesante, guardando dagli oblò. Sono i muti abitanti di queste terre sommerse dal troppo! Dietro i vetri troppi occhi (come i loro, muti) da ricordare. Si sono fatti una maschera, per nascondersi dagli artigli degli altri pensieri. Il respiro che si affanna sul vetro. La prima cosa da...

    Project details
    • Year 2007
    • Client La Biennale di Venezia
    • Status Competition works
    • Type Urban Renewal
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