BIVACCO D'ALTA QUOTA

Progetto di alloggio temporaneo per escursioni d'alta quota. Breno / Italy / 2012

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TERRE ALTE
L'antropizzazione delle terre alte non è paragonabile a quanto accaduto in altre parti di territorio meno ostili: per anni e per le genti che le hanno attraversate, erano porzioni di territorio inabitato in cui pascolare il bestiame o dai cui fiori e frutti ricavare sostentamento. Per i pastori ed i cacciatori che hanno attraversato le Alpi nei secoli, rifugio era un'anfratto o una sporgenza di roccia sotto cui trovare riparo dalle intemperie o riposare: successivamente, rifugi alpini sono divenuti, di volta in volta, punti di sosta per pellegrini e viandanti lungo le vie Romee e stazioni di controllo militare degli imperi che hanno attraversato la storia d'Europa. Tutto questo fino ai giorni nostri, in cui un numero sempre maggiore di uomini ha cercato l'esplorazione della montagna con passione e partecipazione crescente; il che, oggi, induce chi la frequenta a modulare il proprio atteggiamento minimizzando l'utilizzo di suolo e di risorse. La consapevolezza dei delicati equilibri ottenuti per ricavare dal territorio di che vivere, non abusandone per poterne garantire una continuità nel tempo, diviene fondamento della composizione del progetto, ridefinendo i caratteri degli edifici. Si tratta quindi di perseguire una sostenibilità antropologica, non solo sotto l'aspetto energetico, ma anche di durevolezza e lungimiranza.


PROGETTO DI UN BIVACCO D'ALTA QUOTA
Il progetto persegue la sostenibilità, sia antropologica che tecnica, adattando la composizione alla dimensione dell'uomo che ne è fruitore e contenendone le esigenze: il volume viene definito in sezione e pianta identificando una sintesi formale e tecnologica fra le forme del territorio, le rocce e le forme nette dei crinali, e la dimensione degli spazi minimi necessari a soddisfare esigenze di alloggio temporaneo e ricovero di emergenza.


Dato il volume massimo indicato, è stata studiata una configurazione che favorisca il maggior numero di soluzioni possibili sia per l'utilizzo diurno che notturno, con il minor numero di elementi: nell'ottica di autosufficenza energetica, il progetto vuole sfruttare l'elemento naturale di maggior rilievo e continuità nei luoghi in cui è collocata: la forza del vento, a garanzia di una produzione energetica continuativa evitando nel contempo il ricorso a tecnologie che, pur se nominalmente sostenibili, risultano in effetti poco durature e non riciclabili con efficacia. Poichè l’oggetto progettato non è collocato con esattezza, viene scelta una soluzione modulare, poiché accostabile ad altri elementi gemelli a seconda delle esigenze di utenza, e flessibile, poiché sostanzialmente adattabile a diversi contesti. Tutto ciò considerando che l’ambiente alpino, a partire dalle quote indicate per il progetto, manifesta caratteri sostanzialmente omogenei, riconducibili in prevalenza ad un ambiente privo di vegetazione aerea e fortemente connotato da contesti roccioso ed aspri.


FORMA
L'ambiente naturale ha condizionato la scelta di un elemento cui fare riferimento nel definire l'oggetto: l'insieme delle azioni umane determina le scelte del progetto in rapporto alla percezione esterna ed alla fruibilità. Di conseguenza, l'originale profilo naturale riconducibile ad uno dei tanti corpi sassosi che costellano le alte quote si modifica adattandosi alle dimensioni minime definite dalle attività umane previste.


SPAZIO
La composizione dello spazio interno ha determinato l'organizzazione del progetto, individuando la soluzione maggiormente vantaggiosa per l'alloggio ed il comfort degli alpinisti temporaneamente alloggiati nel bivacco. Le dimensioni degli spazi e degli arredi, sia in pianta che in alzato, sono definite a partire dalla figura umana.


Lo schema previsto per l'interno è definito da poche componenti e identifica l'arredo quale parte integrante del progetto. All'apertura vetrata in prospetto corrispondono due pannelli centrali, utilizzabili sia come letti sia come tavolo, ribaltando gli elementi laterali fino ad aderire alla parete inclinata. Al di sotto di tale pannellatura trovano posto piccoli elementi di arredo mobile, di forma cubica, utilizzabili sia come sedute che come contenitori. Il tamponamento laterale di questo elemento è completamente removibile e può divenire ulteriore posto letto, fissato lateralmente lungo il corridoio centrale. Lungo la parete opposta l'arredo è stato sagomato per contenere gli impianti previsti per l'accumulo e la distribuzione dell'energia elettrica prodotta: al di sopra di questo mobile è previsto un ulteriore posto letto. Al termine del corridoio è posizionata una piastra elettrica, da questo spazio si accede al modulo di servizio, in cui sono stati collocati un lavabo e un servizio igienico separato da anta apribile. Al di sopra di questo modulo è ricavato l'ultimo posto letto. Il modulo è dotato di un'ulteriore porta esterna per garantire doppia possibilità di accesso ma anche per consentire l'accostamento di altri moduli, in caso di necessità.


TECNOLOGIA
La struttura del volume è stata risolta attraverso l'utilizzo di pannelli portanti in legno strutturale (X-Lam), la cui composizione risulta maggiormente rigida e particolarmente funzionale all'elitrasporto e ad un idoneo fissaggio delle partizioni e dell'arredo fisso interno. Il benessere interno è garantito da strati di isolamento interno ed esterno in pannelli in fibra di legno ad alta densità, entrambi completati con adeguata barriera e freno vapore impermeabile, internamente finito in pannelli di legno di larice su orditura in legno d'abete, ed esternamente in lamiera di acciaio verniciata. Verificando l’area e la posizione geografica del nuovo bivacco abbiamo scelto di utilizzare l’energia prodotta dal vento, presente nell’area e componente fondamentale dell’inquadramento climatico della zona.L'autonomia del bivacco è completata da un sistema di accumulo delle acque piovane che raccoglie quelle di prima pioggia. Si è scelto un rivestimento in lamiera preverniciata color ruggine: la colorazione favorisce la riconoscibilità evitando una mimesi controproducente ai fini dell'utilizzo stabilito per l'oggetto.


HABITAT
L'ambiente alpino determina precise caratteristiche fisiche che hanno condizionato l'evolversi del progetto: il posizionamento di un'oggetto artificiale in ambito naturale fortemente connotato, presuppone un'obiettiva considerazione delle modalità con cui natura e artificio si incontrano. Questo oggetto “elementare” può essere considerato sia un ricovero/alloggio che un mezzo, che consenta a chi lo utilizza un contatto diretto con una forma di natura arcaica e stabile. Di conseguenza, nella ricerca di un'equilibrio fra le tensioni inevitabilmente scaturite da un accostamento così antitetico, le scelte progettuali effettuate si sono dirette ad una sintesi ragionata di soluzioni architettoniche e dotazioni tecniche economiche, durevoli e completamente riciclabili. L'oggetto finito, di aspetto compatto e collocabile con facilità in diversi contesti, privilegia uno solo dei lati, con affaccio esterno, ed è attraversato in lunghezza dal percorso interno; nel caso sia necessario, sarà removibile con facilità e senza riscontro per gli ambienti in cui collocato.

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    TERRE ALTEL'antropizzazione delle terre alte non è paragonabile a quanto accaduto in altre parti di territorio meno ostili: per anni e per le genti che le hanno attraversate, erano porzioni di territorio inabitato in cui pascolare il bestiame o dai cui fiori e frutti ricavare sostentamento. Per i pastori ed i cacciatori che hanno attraversato le Alpi nei secoli, rifugio era un'anfratto o una sporgenza di roccia sotto cui trovare riparo dalle intemperie o riposare: successivamente, rifugi...

    Project details
    • Year 2012
    • Main structure Wood
    • Status Competition works
    • Type Modular/Prefabricated housing / Chalets, Mountains houses
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