Central Glass Competition

Progetto vincitore del secondo premio del concorso «Conversion of existing architecture for living in the city» Tokyo / Japan / 2006

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Facendo nostre le richieste del bando - cioè quelle della riconversione in alloggi di un edificio per uffici esistente con un' attenzione al suo ruolo urbano - la nostra idea è stata quella di “scavare” l' edificio all’ interno, preservandone il guscio per ricavare un spazio “vuoto”, un “urban core” che, per la presenza di servizi e alloggi, fosse capace di generare un flusso urbano, di portare la città all’interno dell’edificio, il pubblico nel privato.
Il tentativo è stato di conservare la memoria storica ed il significato simbolico dell' edificio stesso, conciliandolo con la trasformazione in alloggi temporanei. Effettuare cioè un intervento minimale all’esterno, preservando la pelle e lo scheletro del manufatto - si riduce tutto alla introduzione di un sistema di tamponamento interno (la pelle funzionale) e ad uno di serigrafie esterne sulle vetrate (la pelle della comunicazione) giustapposte a quella vetrata esistente (la pelle della memoria), denunciando la trasformazione interna solo attraverso una grossa apertura su ciascuna facciate.
L’idea di spazio urbano è stata poi enfatizzata ricorrendo all' introduzione di elementi archetipici degli spazi aperti urbani di Roma, quali la grande terrazza e la gradinata monumentale, metafora e suggestione di spazi come il Pincio, il Gianicolo o la scalinata di Trinità dei Monti. Elementi capaci di porsi come punti di aggregazione, scambio, sosta, incontro e rappresentazione.
I mini appartamenti si alternano alle funzioni urbane (bar, ristoro, shops…) per realizzare la mixitè e l’“effetto città”. Il primo piano è un pieno ed ha il ruolo di hall dell’Half Star Hotel. Funziona da basamento e piano d’appoggio per la quota urbana superiore ed è costituito interamente da funzioni collettive di servizio per gli alloggi (lavanderie, cucine, dispense, spazi hobby e relax, depositi bagagli a lungo termine, informazioni, postazioni telefoniche ed internet…).Ai piani successivi, serviti da un ballatoio anulare che cambia conformazione ad ogni piano assecondando i vari tagli, gli alloggi si alternano altre funzioni urbane più rade, situate in prossimità degli affacci verso l’esterno.
Al tentativo di effettuare un intervento minimale all’esterno, si contrappone una trasformazione radicale dell’interno. L’aggregazione mista di alloggi e servizi intorno ad un ballatoio anulare è mascherata e resa omogenea da una pelle semitrasparente che la ricopre accostandosi ed allontanadosi dai volumi. La suggestione ricercata è quella di uno spazio fluido, ricavato dallo scavo di un'unica massa omogenea come fosse generata da il flusso urbano che la attraversa. Il ruolo funzionale della pelle è quella di regolare come una barriera la privacy degli abitanti e l’interscambio tra pubblico e privato.
Rispetto alla classica conformazione di una città per blocchi, il vuoto interno, l’“urban core” come catalizzatore urbano, crea nuove possibilità di attraversamento con un effetto immediato sull’assetto del quartiere, ma con potenzialità di diventare un “sistema” urbano.
Prendiamo l’esempio specifico. Esistono a Roma edifici per uffici di una buona qualità architettonica, realizzati nel dopoguerra dagli Architetti della cosiddetta scuola romana del Movimento Moderno. Questi edifici, gravitanti appena all’area del centro storico delimitata dalle mura aureliane, presentano tutti caratteristiche simili: forme prismatiche pure poste in modo isolato nel lotto, con forte modularità esterna, piano pilotis, pianta libera.
Se trasformassimo tutti questi edifici e considerassimo l’influenza di ognuno di questi sul proprio quartiere e la possibilità di farli interagire fra di loro, possiamo immaginare un sistema urbano più ampio, e come utopia, un nuovo sistema di flussi che coinvolga l’intera città.
Infine il progetto, realizzato in riferimento ad uno di questi edifici, è stato in realtà pensato in relazione alla possibilità di poter essere applicato, come idea, non solo a vari esempi romani, ma ad un “tipo edilizio più generico”. Lo slogan “Rome/Paris/Tokio/” suggerisce l' idea di un marchio, una catena (pensiamo ai Mcdonald o ai Footlocker) di “Half Star Hotel”, sempre riconoscibile, ma che si distingua per il recupero di edifici esistenti e per l’attenzione particolare al contesto, al genius loci e agli equilibri urbani.

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The aim of the project is to work on the architecture of the city converting the existing buildings and re-activating their urban role.
What we have practically done is to dig the building inside, saving the “shell” and obtaining an “empty” space that is an “urban core” in which lodgings and services are able to generate urban flow thus bringing the city inside of the building (public life in private life).
We tried to preserve the historical memory and the symbolical meaning of this type of buildings using them, at the same time, like temporary lodgings.
This can be done touching as little as possible the outside, conserving the historical skin and the structure of the building showing at the same time the internal transformation through the holes of the fronts.
The holes have symbolical role and at the same time permit the urban flow, air and light to get inside with bioclimatic function and become panoramic views on the city .
The “soft” intervention on the external shape is obtained by overlapping three skins: the existing one, that we may call “of the memory”, completely in glass, a second one, that we call “functional”, which is placed internally and is made of elements of plugging, screening and darkening. The third skin, that we call “of communication”, is finally external and is made of serigraphy on the existing glass.
The existing pilotis plan and the roof garden are instead preserved as the important part of the original urban aspect of the building.
The idea of urban space is then emphasized by the introduction of archetypes elements urban open spaces of Rome, such as large terraces and monumental flight of steps, metaphor and suggestion spaces like Pincio, Gianicolo, Trinità dei Monti and Aventino. Elements that may be aggregation, exchange, pause, meetings and representation points.
Inside of the building the mini flats alternate urban functions (bar, restaurant, shops..) to give the “mixite’ effects’” and the “city effects”.
First floor is thorough and has the role of hall of “half star hotel”. It is not only the basement but at the same time supports the upper “urban flow” floor and contains all collective supplies and facilities for the flats (laundry, kitchen, pantries, hobby space and relax, left luggage office, information, telephone box, internet point). It has a direct access to the hotel from the street level.

On the upper floors lodgings alternate other infrequent urban functions placed next to overlooks. These spaces are all served by an annular balcony which is differently shaped at each floor based on the different size of lodgings.
While the project plans to change as little as possible the outside, the inside of the building is dramatically transformed. The “mixite” of lodgings and facilities around the ring-like balcony is masked/covered by a semitransparent skin which makes it look homogeneous. The atmosphere is that of a fluid space which has been obtained through the excavation of a unique homogenous mass which is ideally being created by the urban flow crossing throughout it.
This “skin” function is to protect with a barrier the inhabitants privacy and to maintain the interaction between public life and private life.
In comparison with the classic conformation of cities made of blocks, the internal emptiness, the “urban core” as urban catalyst creates new possibilities of getting through, capable of bringing the city inside the building, once again public life into private life.
This immediately affects the set-up of the quarter thus changing its permeability and it has the potentiality of becoming and urban “system”.

Let’s analyse the specific example: Rome. In the fifties Rome was full of small commercial buildings and offices in fine architecture, carried out by architects from the so called “Roman school” that was moving with the Modern Movement.

These buildings are very similar. They are integrated in the twentieth consolidated fabric of the city, either semi-historical and semi-central, bearly close to the Roman core historical nucleous, that is inside the Aurelian walls.
They all have prismatic forms even if they are situated in an isolated way in the plot; they have a heavy external modularity piano pilotis and free plan.
If we imagine to transform all these buildings and think of the influence of each one of them on their own area, and we also think of the possibility of creating interaction among them, we can thus create a wider urban system and as an utopia a new system of flux, that involvs the entire city.

As a matter of fact, this project, which has been carried out for the subject conversion of buildings, has been thought as an idea which could be applied not only to Rome examples,
but also to a more generic “way of building”.
Talking about “Rome/Paris/Tokio” this is felt like a new way of thinking a commercial chain of “Half Star Hotel” (think of Mcdonald or Footlocker) known by trademark and standing out for conversion of existing buildings with particular attention and respect for the context, the “genius loci” and the urban equilibrium.
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