Scuola dell'infanzia

Go Civic - Costruzione di 2 scuole per l'infanzia Prato / Italy / 2008

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La progettazione di una scuola dell’infanzia è entusiasmante. Abbandonata ogni retorica “celebrativa, rappresentativa”, deposte le armi per così dire, l’ obiettivo diventa dare corpo ad una teoria pedagogica, trasformare una teoria pedagogica in edificio. L’unico imperativo nella progettazione è generare uno spazio e un’atmosfera che abbiano realmente una funzione educativa nella crescita del bambino. Per Maria Montessori l’architettura dell’edificio e l’organizzazione dell’ambiente costituiscono un passo importante nell’educazione sociale dell’individuo. E’ seguendo il metodo Montessori che costruiremo questa scuola dell’infanzia: la disposizione delle classi, la geometria fluida, gli spazi aperti, il rapporto con lo spazio esterno nascono dalla condivisione della teoria di Maria Montessori il cui obiettivo pedagogico è fondamentalmente favorire l’attività del bambino e aiutarlo a costruire la propria indipendenza. Ed è solo all’interno di uno spazio aperto che il bambino può finalmente fare ciò che più gli interessa in autonomia, imparando ad autoregolamentarsi, sviluppando così fiducia in se stesso. L’obiettivo non è condurre un gruppo di bambini allo stesso livello di istruzione secondo programmi prestabiliti, ma rispettare l’individualità di ciascuno. Perché di individui si tratta, con le proprie specificità, i propri gusti, i propri desideri, i propri interessi. Siamo assolutamente convinti che solo in uno spazio quanto più accogliente, ma quanto più aperto possibile il bambino potrà veramente sviluppare appieno la propria individualità in un contesto che gli permetta di relazionarsi con gli altri. E’ esattamente qui che il bambino scopre se stesso e l’altro, è qui che comincia la vera socializzazione. Negli asili tradizionali i bambini sono divisi in fasce di età, nel nostro caso i bambini compresi tra i tre e i sei anni frequenteranno la stessa classe: i più piccoli imparano dai più grandi.

Abbiamo fortemente voluto che l’edificio apparisse da subito come un grande gioco da scoprire, qualcosa che già dall’esterno parlasse lo stesso linguaggio del bambino, e che il bambino potesse riconoscere come familiare. Esso nasce dalla giustapposizione di oggetti molto semplici: cinque cerchi tra loro collegati generano lo spazio. Siamo convinti che la pianta circolare sia la pianta ideale. Non ci sono fratture, non ci sono spigoli, non ci sono barriere. Si entra alla scuola dell’infanzia tramite un primo cerchio in cui sono contenuti la hall di ingresso, che servirà anche come spazio genitori-bambini fruibile quando la scuola sarà chiusa, gli uffici, e i locali necessari al funzionamento dell’edificio (il locale sporzionamento, la lavanderia, gli spogliatoi). Qui sono gli unici angoli retti dell’intera struttura. Sembra che gli adulti ne abbiamo assoluta necessità. E’ da qui che si percepisce la fluidità degli spazi che si aprono al bambino. Il percorso non è obbligato, e qui continua il gioco. Ci sono altri cerchi e altri cerchi ancora dentro. Lì all’interno sono le sezioni. Lo spazio delle sezioni si offre al bambino che se ne deve impossessare, lo deve scoprire. La totale assenza di muri divisori, la possibilità di circolare liberamente (ovviamente sotto lo sguardo vigile della maestra che da qualsiasi punto ha una visione totale dell’edificio) lo rendono il luogo ideale, perfetto per fare e osservare. E da qualsiasi punto dell’edificio il bambino può osservare quello che accade nelle altre sezioni. Osservare per capire, scoprire, fare, crescere. In mezzo, il patio in assoluta continuità con lo spazio interno, e fuori il giardino: gli alberi, le stagioni, il freddo, il caldo, la pioggia, a volte la neve. I bambini percepiscono la luce, il passare del tempo. E’ dall’interno che si può percepire tutto ciò. E’ nel contrarsi e nel dilatarsi dello spazio, nel suo continuo fluire che il bambino può concentrarsi su se stesso senza perdere di vista tutto ciò che ha intorno. E’ ancora uno spazio circolare che accoglie gli spogliatoi per i bambini e ancora in tondo sono disposti i lavandini nelle aule. Qui i bambini prenderanno l’acqua per dipingere e poi alla fine puliranno i pennelli. Bisogna mettere in ordine dopo, fa parte dell’attività. Ad un certo punto nell’aula lo spazio si contrae: passiamo in un altro cerchio. Qui c’è una sala per i giochi liberi comuni a tre sezioni: potrà essere la sala musica o la sala per le recite, chiusa diventerà spazio dove i bambini riposano se hanno sonno. E fuori c’è il giardino. Sono dune di verde: si può salire, scendere, rotolare, arrampicarsi. Che fatica, ma che soddisfazione.
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    La progettazione di una scuola dell’infanzia è entusiasmante. Abbandonata ogni retorica “celebrativa, rappresentativa”, deposte le armi per così dire, l’ obiettivo diventa dare corpo ad una teoria pedagogica, trasformare una teoria pedagogica in edificio. L’unico imperativo nella progettazione è generare uno spazio e un’atmosfera che abbiano realmente una funzione educativa nella crescita del bambino. Per Maria Montessori l’architettura dell’edificio e l’organizzazione...

    Project details
    • Year 2008
    • Client Comune di Prato
    • Status Competition works
    • Type Kindergartens
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