Blurred space - Centro televisivo sperimentale e didattico-culturale

III classificato al concorso di progettazione ''Centro televisivo sperimentale e didattico-culturale di Reggio Calabria'' Reggio Calabria / Italy / 2008

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Il progetto prende forma a partire dal concetto che il centro televisivo sperimentale sia destinato a diventare il polo di riferimento per tutta l’area del Mediterraneo e come tale debba contenere nel “dna morfologico” ciò che accomuna e caratterizza il paesaggio delle coste bagnate da questo mare.
Le forze della natura hanno sagomato per millenni le sue rive, dalla Spagna alla Turchia, lasciando i segni dell’azione delle acque, del sole e del vento. Questa opera ha generato paesaggi comuni dai quali il progetto intende mutuare le geometrie.

I padiglioni si ergono, quindi, simili ad enormi pietre levigate e translucide, arrotondate da un processo di erosione compiuto dalla natura che, qui nello Stretto, esprime più che in ogni altro luogo la sua potenza.
Gli edifici esistenti vengono recuperati solo nella loro parte strutturale e attorno ad essi si sviluppa la forma a “dome” dei contenitori esterni, creando uno spazio intermedio dalle forti valenze bioclimatiche.
Le geometrie dell’erosione: vento e acqua come generatori di forme lungo lo Stretto
La forma dei contenitori segue le geometrie dell’erosione, diventa una superficie a curvatura continua che modifica la forma delle pre-esistenze, generando una compattezza nuova. All’esterno del lotto queste forme si presentano, talvolta, tagliate, rivelando il loro contenuto e formando inaspettate frontalità.
I “Domes” bioclimatici: sole e vento come risorse energetiche
Lo spazio intermedio è costituito da un grande camino solare che circonda interamente gli spazi funzionali chiusi.
La “pelle” esterna è formata da una struttura geodetica metallica tamponata da “cuscini” in ETFE (Etilene TetrafluoroEtilene), opachi sulla sommità e via via sempre più trasparenti verso l’attacco a terra.
Questa differenza di opacità accentua i moti convettivi prodotti dall’irraggiamento solare. L’aria riscaldata nelle parti basse esposte al sole sale rapidamente per convezione, consentendo, tramite aperture dotate di sensori termici poste sul lato più fresco, la ventilazione naturale dell’intero ambiente.
Durante il giorno e con le stagioni, la posizione del sole crea zone ombreggiate e fresche diverse, un sistema di alette mobili permette l’utilizzo ottimizzato delle temperature esterne in rapporto al percorso circadiano.
Le aperture poste sulla sommità concedono la continuazione di questo ciclo che, planimetricamente, segue il percorso del sole.
Tra il tetto dei padiglioni e la copertura del contenitore si forma lo spazio per gli impianti integrativi, tra cui i recuperatori di calore che garantiscano un notevole “riutilizzo” energetico.
I tagli e le connessioni tra le diverse cupole sono strategicamente orientati rispetto ai venti prevalenti. In corrispondenza di questi stacchi sono poste delle aperture che vanno ad incrementare la ventilazione naturale.
Lo spazio intermedio tra la pelle esterna e gli edifici veri e propri diventa, quindi, un cuscinetto termico che isola e regola la temperatura dell’interno, senza carico economico.
Lo spazio aperto tra gli edifici come campo di relazione, sia visivo che fisico, con il contesto: il fulcro connettivo che scardina la rete parallela al mare.
Dal punto di vista urbanistico la zona del litorale a nord di Reggio Calabria è organizzata con linee infrastrutturali parallele alla costa più o meno distanti dal mare: il lungomare, la ferrovia, la via Nazionale, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. La presenza di linee trasversali è limitata e non strutturata.
Tale assetto, comune a molti tratti costieri italiani, preclude connessioni visive, fisiche e paesaggistiche alternative. 
Il sito ex-Italcitrus si trova in una posizione strategica rispetto alle potenzialità di sviluppo delle reti di connessione.
L’area è adiacente alla via Nazionale e ad ampi lotti di terreno libero che si protendono verso il mare. A sud, a poca distanza, la Fiumara Gallico costituisce un collegamento paesaggistico tra le montagne della Sila e il mare. La previsione urbanistica di un progetto di rinaturalizzazione delle rive del corso d’acqua offre l’occasione per ipotizzare collegamenti trasversali che scardinino la rigidità dello schema attuale.A nord, aree coltivate a frutteti separano l’area dall’abitato di Catona. 
Gli spazi vuoti di progetto assumono una connotazione fluida che diventa un morbido tessuto connettivo rispetto alle rigidità urbanistiche del contesto.  
Lo spazio aperto, verso il mare, viene raccolto ad imbuto per penetrare nel cuore dell’intervento, la particolare conformazione orografica consente viste sia dal Ce.Te.S. verso lo Stretto, che dalla spiaggia, guardando verso monte.
Verso sud, il percorso interno al lotto si muove gradualmente, passando sotto lo svincolo di nuova realizzazione, fino a diventare adiacente al confine sud ovest: da qui e dall’area libera sull’imposta del ponte è possibile ipotizzare eventuali collegamenti, anche fisici, con le rive del fiume che diventerebbe, così, un elemento paesaggistico connettivo molto forte. Un possibile percorso ciclo-pedonale permetterebbe di collegare trasversalmente il lungomare all’entroterra.
La realizzazione successiva dell’edificio ad uso foresteria, prevista nel progetto come elemento a se stante, concluso nelle sue morbide forme arrotondate e completamente immerso in un’area libera, determina una continuità spaziale e visiva verso la via Nazionale e l’autostrada. 
Lo spazio aperto di ingresso al padiglione degli Studios e a quello dei laboratori scenografici costituisce un elemento di continuità con il paesaggio che s’inerpica verso le montagne della Sila. 
Verso nord-est uno spazio curvo cerca un riscontro visivo verso il paese di Catona. 
Il progetto delle aree verdi accentua con segni, a volte netti, a volte assecondanti le curve, le relazioni che lo spazio vuoto instaura con il contesto.
Le strutture esistenti, presenza forte per la memoria del luogo, si dematerializzano dietro la pelle translucida. 
La presenza dei resti degli stabilimenti Italcitrus è stata considerata un valore da includere nella costruzione del progetto. Le costruzioni, attualmente versanti in uno stato fatiscente, si radicano nella storia di questo luogo.
Sono state edificate per aggregazione successiva, come risultato delle necessità produttive, anno dopo anno. Per questo rispecchiano una logica nascosta d’intervento, talvolta difficile da leggere, come avviene nei contorti impianti urbanistici medievali.
La proposta ha inteso salvaguardare questa logica, interpretata come una forza espressa direttamente dal territorio della Calabria. Pertanto, gli edifici esistenti vengono recuperati nelle loro parti più solide: le strutture portanti in cemento.  
Tutta la distribuzione interna e i tamponamenti esterni vengono riprogettati mentre volumetricamente rimangono invariati, tranne nelle parti a struttura metallica.
Come i ricordi si modificano nel tempo e appaiono e scompaiono, così i vecchi edifici sono celati dietro ai contenitori translucidi, mostrandosi o meno a seconda di come la luce incide la superficie esterna.
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    Project details
    • Year 2008
    • Client Comune di Reggio Calabria
    • Status Unrealised proposals
    • Type Adaptive reuse of industrial sites / Multi-purpose Cultural Centres
    • Websitehttp://www.altersaa.it
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