Recupero degli Eremi del Monte Soratte: Restauro dell'Eremo di San Silvestro

Tesi di Laurea in Restauro dell'Architettura. Relatore: Prof. Arch. T. Carunchio Sant'Oreste / Italy / 2015

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TERRITORIO: TRA PAESAGGIO E STORIA
Il territorio del Monte Soratte, riserva naturalistica di interesse nazionale per la sua natura e storia geologica e le manifestazioni di origine carsica, si trova a nord dell'area metropolitana di Roma (c.ca 45 km), stretto nella morsa di un paesaggio unico, tra la riva sinistra del Tevere (Valle del Tevere) ed il Parco di Veio e della Valle del Treja.

La sua conformazione unica nel suo genere, testimonianza di fenomeni formativi dell'era del Pliocenico (c.ca 4.000.000 di anni fà quando un mare primordiale lambiva le coste dei monti Sabini, ed il Monte assuma l'aspetto di un isolotto), ha da sempre affascinato i popoli dell'antichità, catturati dalla suggestione di quest'isola calcarea nella campagna romana: tutt'attorno le carte geo-litologiche dimostrano numerose trasformazioni e, dunque, la successione di eventi naturali che hanno modellato il paesaggio, per molti versi rimasto tutt'ora incontaminato (sabbie, limi e argille, tufi, costrituiscono la natura del terreno circostante).

Proprio questa terra è stata oggetto di insediamenti risalenti già a partire dall'eta del bronzo, come è dimostrato da numerosi reperti fittili e oggetti di selce, e nello scorrere del tempo ha visto lo stanziarsi delle civiltà preromane dei Capenati, Falisci e Sabini: un templio dedicato al Dio Soranus (letteramente "Il Nero", che etimologicamente da nome al Monte Soratte) si ergeva sulla vetta sacra del monte (691 m s.l.m) e vi rimase in attività sino al II sec. a.C.

Il Cristianesimo ed in particolare le varie forme introdotte dagli ordini mendicanti, già dall'opera di San Benedetto, pose le proprie basi su questi resti, attraverso i suoi Eremiti, che trovavano accoglimento in questi luoghi, alle loro esigenze spirituali.
A partire dal IV-V sec. d.C. furono eretti ben 6 edifici di culto, tra chiese rupestri, piccoli romitori e monasteri, che videro l'avvicendarsi di numerosi ordini religiosi (Francescani, Cirstercensi, Camaldolesi, Teatini).

Sulla vetta del monte, e tra i resti dell'antico templio pagano, si rifugiò Papa Silvestro, celebre personaggio al cui nome è legata la leggenda della persecuzione e cacciata costantiniana (IV d.C.), che impose la fuga del santo e successivamente il richiamo di Costantino, malato e pentitosi delle malefatte, che "volle Silvestro dentro Siratti, a guarir i popli dalla lebbre" (cit. Dante, Canto XXVIII; si vedano anche gli affreschi nella Chiesa dei SS. Quattro Coronati a Roma): una dolina (insenatura naturale nella roccia calcarea, c.d. "Letto di San Silvestro") ospitò Silvestro prima della costruzione dell'omonima chiesa, datata al VI sec. d.C.

IL'impianto originario, di matrice tipologica espressamente paleocristina, era costituito da un corpo basilicale monoabsidato, con facciata a spioventi e l'interno diviso in tre navate coperte da volte a botte a sesto acuto, scandite da una serie di sei arcate a tutto sesto su piedritti in muratura: la pietra calcarea, composta in origine con apparecchiatura in opera quadrata pseudo-isodoma con conci rettangolari e rifiniti di medie dimensioni (reimpiegando le fondamenta del templio più antico) o in bozze poligonali più o meno regolari a ricorsi sub-orizzontali, e più tardi con brani in opus incertum costituiti da pietra da spacco o di recupero, è l'elemento costruttivo che, assieme alla malta di calce aerea o pozzolanica, costituiscono di fatto, tutti gli apparati murari sopravvissuti.

Questo primo templio cristiano, che trova le proprie radici nella cultura della nuova domus ecclesiae,  distrutto per mano dei Longobardi, venne ricostruito ampliato ed arricchito per benevolenza di Carlomanno che nel VIII d.C. fece costruire una cripta sotterranea, rialzando l'area presbiteriale, ove trovarono accoglimento, come era in uso in quel periodo (ved. C. Perogalli) altre due absidiole, collocate in aderenza a quella maggiore: uno spazio voltato a crociere composte su rocchi di colonne in travertino e granito, memorie dell'antico impianto, ed alcuni altari collocati in serie, esprimevano, tramite le decorazioni e sculture marmoree dei capitelli e della "finestrella confessionis" (piccola edicola passante, ove veniva celebrata la confessione da parte dei monaci) l'eccellenza artistica della cultura carolingia.

Affreschi posteriori al Mille, impreziosiscono gli spazi interni, "contaminati" dalle sovrapposizioni delle epoche e dalle trasformazioni che seguirono queste prime fasi dell'eremo: numerose le tracce di affreschi con impressi caratteri votivi e decorativi, tipici del periodo bizantino (come sono testimonianza ad esempio i lacerti di intonaco decorati ad opus sectile; ved. Santa Sabina a Roma), che accompagnano la lettura di epoche più recenti, già a partire dal XI-XIII secolo e sino al XVIII, in un continuo rincorrersi di testimonianze ancora parzialmente visibili.

La prima vera espansione avvenne intorno al XI-XIII sec. con la costruzione di un nartece che prolunga la facciata della chiesa, e dell'ala conventuale, ad Est/Nord-Est assieme alla prima torre campanaria, sul lato occidentale, sacrificando una delle due absidiole.
Segurono nuove trasformazioni e rifacimenti, di pari passo con l'avvio di un lento abbandono da parte dei monaci, che spesso a casua di crolli, erano costretti a ripensare lo spazio degli ambienti secondo un processo di pura opportunità: forse dovuta a nche a d eseigenze di carattere socio-politico, tra il XIV e XVI secolo venne costruita una nuova torre, questa volta sul fronte orientale, addossandola alle murature che costituivano, sino ad allora, l'estensione verso la rupe, degli spazi del conventom, e mutando profondamente l'impatto architettonico-figurativo dell'impianto.

All'abbandono, causa che accompagna la fenomenologia degli eventi naturali,  seguirono, ovviamente, crolli e gravi dissesti, restituendo al luogo il carattere di un rudero (convento), nel quale sopravvive ancora l'impianto più antico.

IL PROGETTO DI RESTAURO

L’intervento si pone l’obiettivo primario della conservazione dell’organismo architettonico e dello spirito del luogo, ponendo l’attenzione verso la salvaguardia ed il recupero delle qualità ambientali, architettoniche, figurative e paesaggistiche. Il contesto ricco di sfumature ed allo stesso tempo dotato di una forte unicità, accanto alla presenza delle molteplici stratificazioni, ha portato alla definizione di un progetto, che possa farsi carico della leggibilià e trasmissione del carattere di autenticità, in continuità con la storia stessa dell’edificio e del luogo: un gesto essenziale e doveroso, nel rispetto della fabbrica e delle sue parti originarie.

Lo stato di conservazione attuale, principio sul quale si basa l’esperienza di questa proposta di restauro conservativo, mostra chiaramente una profonda differensazione tra la fabbrica e l’impianto conventuale, ormai in stato di rovina. La complessità delle stratificazioni che tramandano le fasi evolutive dell’impianto originario, hanno richiesto un intervento atto a mitigare l’azione (seppur necessaria), eliminando il superfluo dall’interpretazione compositiva e stessa conservativa: la semplificazione e la neutralità sono la base di una ideologia che desidera preservare senza trasfigurare la lettura, ovvero senza aggiungere per quanto possibile ulteriori elementi.

Immaginando di voler congelare lo stato attuale, seppur intervenendo nel senso del consolidamento degli apparati murari, e delle unità stratigrafiche, l’intervento prevede una soluzione organica che fa uso degli elementi della tradizione costruttiva, per ricercare la massima compatibilità con la consistenza materica e strutturale, divenendo la scelta più opportuna dal punto di vista compositivo: una malta/conglomerato di calce con un inerte calcareo del tutto simile a quello impiegato nella costruzione, si diffonde nelle fessurazioni e nelle mancanze volumetriche, ricostruendo la continuità e salvaguardando ulteriori forme di degradazione.

PRINCIPI E LINEE GUIDA
Patrimonio naturalistico e paesaggistico, il luogo, al centro del vasto territorio pianeggiante, si eleva sulla vetta del Soratte, da sempre meta di pellegrinaggi, offre spunti eccellenti per un’esperienza suggestiva, potendo godere di viste privileggiate e mozzafiato del panorama circostante. Sfruttando il dislivello naturale è stato pensato un pontile sospeso sulle antiche sostruzioni a ridosso del lato occidentale dell’aula chiesastica: l’opportunità topografica e l’apertura della visuale, consentirebbero persino la pratica del parapendio, attività che un tempo affollava questo luogo. Il declivio è stato lasciato nella sua essenza naturalistica, a manifestazione della conservazione della sua stessa autenticità.

Accanto alle semplificazioni dell’accesso al sito, è importante altrettanto preservare uno degli elementi cartteristici del luogo, scelto dai popoli dell’antichità, proprio per il suo isolamento, la sua singolarità, e l’atmosfera mistica e coinvolgente. Di qui la scelta di una mera messa in sicurezza delle attrezzature, mantenendo intatta la percorribilità (e per certi versi anche la sua stessa accidentalità) dell’antico sentiero che, dal convento di Santa Maria delle Grazie, conduce alla “Vetta Sacra”, densa di un patrimonio storico-culturale inestimabile.

Dalle tracce dell’ala conventuale, si è voluto ricavare un percorso immerso nei resti archeologici, in cui lo spazio architetonico è denunciato attraverso un’operazione bidimensionale, stretto tra le creste delle murature superstiti: gli elementi connettivi ed i percorsi esterni (nartece, corridoio, chiostro) dell’antico complesso sono stati trattati con una pavimentazione lignea flottante che nasconde le necessità funzionali del drenaggio delle acque meteoriche e che si imposta a filo delle tracce più basse, lasciando affiorare gli elementi emergenti.

La tematica della Lacuna come elemento che determina la perdita dell’immagine originaria, è stato affrontato tenuto conto della coerenza con il processo conservativo e dunque, affrontata nella consapevolezza di un’azione necessaria: le fotografie d’epoca ci illustrano la consistenza di alcuni volumi superstiti, adiacenti la torre a Est, e tanto forte è risultata tale immagine nella memoria dei cittadini che è stato ritenuto opportuno, considerare di intervenire anche sull’impatto che essa determina nel momento dell’avvicinamento. Una serie di paratie verticali, permeabili visivamente, ricostruiscono la sagoma ideale dei volumi perduti, consentendo di leggerne l’essenza seppur nell’astrazione e neutralità compositive.

Interventi minimali, nella necessità di dare coerenza ed organicità al progetto di restauro, conservando quanto più possibile delle stratigrafie originarie ed introducendo azioni migliorative della risposta alle sollecitazioni strutturali: scelte tradizionali che “immobilizzano” le superfici, dando loro lo spazio di prevalenza sull’azione stessa, attraverso una attenzione riservata alla composizione e coloritura delle malte, di chiara derivazione tradizionale. Un fluido che scorre nelle fessure, attraverso i giunti e sviluppando il proprio volume il mimimo necessario.

Analisi delle compatibilità delle soluzioni, determinano scelte di vitale importanza nel delicato equilibrio di “accostamento” tra nuovo ed antico. L’interpretazione delle necessità statico-strutturali e delle soluzioni funzionali di natura tecnologica, viaggiano accanto alla volontà di ridurre l’intromissione di elementi estranei, in modo da favorire l’assimilazione e l’armonia con la preesistenza.Semplicità compositiva (in funzione delle semplificazioni operative), e soluzioni di dettaglio, caratterizzano l’azione propositiva che è sempre posta su un piano di valorizazione dell’esistente, seppur denunciando la natura contemporanea degli interventi, secondo i principi del restauro critico-conservativo.

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    TERRITORIO: TRA PAESAGGIO E STORIAIl territorio del Monte Soratte, riserva naturalistica di interesse nazionale per la sua natura e storia geologica e le manifestazioni di origine carsica, si trova a nord dell'area metropolitana di Roma (c.ca 45 km), stretto nella morsa di un paesaggio unico, tra la riva sinistra del Tevere (Valle del Tevere) ed il Parco di Veio e della Valle del Treja.La sua conformazione unica nel suo genere, testimonianza di fenomeni formativi dell'era del Pliocenico...

    Project details
    • Year 2015
    • Status Research/Thesis
    • Type Parks, Public Gardens / Churches / Monuments / Shrines and memorials / Monasteries / Recovery/Restoration of Historic Buildings
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