Padiglione Ungheria - re:orient , architetture migranti

Venice / Italy / 2006

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Il materiale della mostra si formerà dal dialogo tra un gruppo di ricercatori, una squadra di progettisti e il pubblico, e sarà il risultato di continue traduzioni e feedback, seguendo un modello iterativo di sviluppo.

Il lavoro del primo gruppo - studiosi di scienze sociali, ricercatori di mass media, antropologi - sarà più intenso all'inizio, e risulterà da affermazioni scientificamente coerenti e concepibili in un contesto interdisciplinare presentate nella loro totalità nel catalogo della mostra.

Il secondo gruppo - architetti e artisti - proseguirà il lavoro da un lato con una ricerca propria (indagine sul posto, analisi, raccolta di dati), dall'altro con l'interpretazione spaziale/ architettonica dei risultati del primo gruppo, tradotti nei media non testuali. L’installazione in mostra sarà il risultato finale di questo processo.

Con l'aiuto di regolari presentazioni pubbliche e documentate, il dialogo cercherà di integrare suggerimenti, proposte di lavoro e idee di tutti gli interessati, allargando eventualmente anche il numero dei gruppi, sperando di raggiungere così la ricchezza e l'ampia interpretabilità di un prodotto culturale collettivo.

È importante creare con questo progetto un dialogo professionale e interprofessionale. nazionale e internazionale.

È da sottolineare che le presentazioni sono pubbliche. Ci aspettiamo l'attenzione degli interessati e le proposte della stampa e dei professionisti,.

Contemporaneamente al cambiamento politico, che ha trasformato fondamentalmente la cultura urbana, è iniziato in Ungheria anche il processo di immigrazione, che ha reso la nazione una testa di ponte europea per i paesi dell'Estremo Oriente. In un ambiente architettonico in cambiamento funzionale e di proprietà, "i cinesi" - così sono chiamati gli immigrati provenienti dall'Asia orientale - hanno subito cominciato a usare efficacemente le unità della struttura commerciale presenti in quasi ogni località, creandovi un nuovo ambiente architettonico caratteristico, dall'aspetto praticamente omogeneo e noto a tutti. Ristoranti, discount, mercati e supermercati cinesi sono diventati una fonte determinativa di merci per ampi strati della società ungherese, e attraverso oggetti, capi d'abbigliamento e prodotti tecnologici hanno trasformato anche la cultura ambientale.

Il fenomeno dell'immigrazione cinese, presente in tutto il paese, è basato su strategie vistosamente simili. Guardando il concetto della metacity dal punto di vista degli immigrati, la struttura e i confini delle città sono ovviamente diversi dai concetti di città da noi usati: si può guardare tutto il paese come una grande metacittà, oppure si possono individuare zone, territori, reti ecc, diversi dai confini e dalle zone geopolitiche-amministrative note, i cui aspetti urbanistici e architettonici possono contribuire alla definizione della sostanza delle nostre città. Budapest (o qualsiasi altra città ungherese) oggi è inconcepibile senza questi fenomeni che pure vengono praticamente ignorati dalla politica urbanistica locale.

L’architettura e la nuova congiuntura economica cinesi sono presenti nell'architettura ungherese? Cosa succede agli immigrati, in gran parte profughi, quando lo stato cinese indica, anche ufficialmente, l'Ungheria come centro logistico europeo? Come si collegano ai processi globali i due gruppi che convivono in simbiosi di spazio e di affari? Cosa possiamo imparare dalle soluzioni urbanistiche e architettoniche emergenti? Come è legato tutto ci o alla storia urbanistica e architettonica finora ritenuta quasi lineare? Sono queste le domande su cui si basano la nostra ricerca e il lavoro creativo.
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    Project details
    • Year 2006
    • Status Temporary works
    • Type Exhibitions /Installations
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