ZEN SUSHI Restaurant

Un ristorante giapponese a Roma ispirato ai Templi di Kyoto Rome / Italy / 2014

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Il progetto per un ristorante giapponese a Roma è  ispirato dai camminamenti nella foresta delimitati dalla successione di portali di legno neri e rosso arancio lucido, che conducono ai templi di Fushimi Inari a Kyoto, di cui riproduce i colori e le suggestioni.


 Zen Sushi è stato il primo ristorante giapponese a portare il Kaiten, il particolare nastro trasportatore per servire sushi appena preparato su piattini colorati che indicano i prezzi, in Italia. In occasione del decimo anno di attività del ristorante di Roma la proprietà voleva dare un nuovo aspetto al locale.


Il progetto è pensato com un percorso, una successione di passaggi e cambiamenti di direzione che gradualmemte e succesivamente svelano gli spazi senza mai chiuderne la prospettiva. Ad ogni cambio di direzione corrisponde una successiva apertura prospettica che spinge verso l'interno del locale invitando a proseguirne l'esplorazione.


L'intervento ridefinisce ed identifica la diversa natura degli spazi del ristorante attraverso una studiata distribuzione di rivestimenti verticali di legno, controsofittature lucide riflettenti, pareti scure di marmo, e fondali di carta di riso retroilluminati, insieme ad una illuminazione puntuale e scenografica che lascia nell’oscurità l’involucro spaziale lasciando emergere solo le linee tese dei piani dei soffitti sospesi e delle pareti rosso arancio.


Divisori e pareti formati da elementi verticali di legno per un terzo nero a poro aperto e per due terzi laccato del particolare rosso-arancio lucido di Kyoto accompagnano e scandiscono i percorsi, o filtrano gli ambienti senza dividerli, individuando le zone con i tavoli.


Contro-soffitti sospesi di pvc termoteso laccato lucido dello stesso rosso arancio definiscono le aree di ingresso-attesa, del lungo bancone sushibar con il Kaiten che scorre al centro, e di una piccola saletta più raccolta in fondo al locale che può essere riservata per cene private.


Due pareti a tutta altezza in marmo nero marquinia lucido fanno da fondale alla zona di ingresso ed alla sala con i tavoli dove la parete di marmo prosegue lungo la scala che porta ai bagni al piano di sotto, e riflettendosi sulle pareti opposte rivestite di specchio moltiplicano la dimensione dello spazio. Lo stesso marmo ma con una finitura spazzolata come usurato dal tempo e' usato per realizzare i banchi della reception e del sushibar come blocchi di cava massicci poggiati sul pavimento. Infine una parete di carta di riso tra due vetri retro illuminati individua il centro focale del locale costituito dal Kaiten facendo da fondale alla posizione di lavoro a vista del maestro sushi.


Pavimenti in gres porcellanato nero opaco e soffitti tinteggiati neri con gli impianti d’aria a vista smaltati anche essi neri rendono lo spazio contenitore completamente scuro e neutro lasciando emergere insieme alla parete retroilluminata solo i soffitti e le pareti rosso arancio colpite da una illuminazione puntuale che le fa apparire accese, come infuocate rivelando scene multiple all'interno  di un ambiente di cui non si percepisce l'involucro.

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