Case Bordone

La dépendance Alia / Italy / 2007

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L'occasione - Il progetto nasce da un incarico affidato nel 2003: l’Azienda Agricola Dara Guccione intendeva recuperare alcune piccole fabbriche, originariamente a sevizio dell’attività agricola, e da tempo abbandonate, per convertirle in strutture ricettive e di rappresentanza. Il progetto ha ottenuto il finanziamento P.O.R. Sicilia 2000-2006 - Bando pubblico 2002 - Misura 4.15 - Azione a)"AGRITURISMO".

Le costruzioni esistenti - Quattro modeste costruzioni: alcuni magazzini contigui la casa padronale; una stalla ed una colombaia, vicine tra loro, su un pendio ombreggiato, in una antica pineta; una stalla con annessi depositi, in posizione isolata, dentro un uliveto sulla valle a nord dell’antico centro di Alia.
Quello che sono, al momento del primo sopralluogo, una tersa mattina di marzo, quasi ruderi: intonaci scorticati, buchi che rivelano la trama della pietra sottostante appena sbozzata, travi di legno scomposte che si lasciano attraversare da alcuni fasci di luce, un’affascinante scena, immobile nel suo disfarsi, «una sorta di specchio che non riflette» per via della spessa patina che il tempo vi ha impresso.
La povertà delle costruzioni, essenziali, imponeva con assoluta “semplicità”, un intimo legame delle “forme” al luogo, a quei diversi paesaggi, perché «l’idea sta nel “luogo” più che nella testa d’ognuno, per chi sia capace di vedere, e perciò può e deve sorgere alla prima occhiata; altri sguardi, suoi e di altri, si andranno sovrapponendo, e quello che nasce semplice e lineare diventerà complesso e prossimo al reale – veramente semplice».

La ricerca - Ritrovare nel progetto, l’originale essenzialità, inseguire, comporre, non senza una specie d’ingenuità, un’invenzione come costante trasformazione di ogni idea: «si tratta di una seconda spontaneità (…) dell’esercizio, accelerato fin quasi al sincretismo, dell’ipotesi e della critica, dell’avvicinamento all’essenzialità».

Alcune tracce - Alcune parti costituenti gli edifici erano poco consistenti. Si intendeva “riconoscere” il valore delle parti conservate, per consolidarle e reinterpretarle attraverso una operazione tesa a rintracciare la trama interrotta del “racconto” del luogo, così da poterne ampliare il testo, perché, «partendo da frammenti isolati, cerchiamo lo spazio che li sostiene».

Il testo - Si sono, progressivamente, delineate due “azioni possibili”: riconoscere, porre in relazione.
Le relazioni tra gli “oggetti riconosciuti” sono diventate il contenuto e il fine, insieme, del progetto: sottrarre/aggiungere, separare/collegare, escludere/includere, etc…
«poi noi montiamo questi pezzi, creando uno spazio intermedio e trasformandolo in un’immagine, e gli diamo un senso, di modo che ciascuna immagine significhi qualcosa alla luce delle altre. In questo spazio possiamo trovare fin l’ultima pietra e l’ultimo conflitto. Trasformare lo spazio allo stesso modo in cui trasformiamo noi stessi: mediante pezzi confrontati con “gli altri”. La natura, come dimora dell’uomo, e l’uomo, come creatore della natura, assorbono entrambi tutto, accettando o respingendo ciò che aveva una forma transitoria, perché tutto lascia in essi il segno».

Punti di vista complementari - Il lavoro condotto insieme dai due progettisti1 ha, di volta in volta, nei diversi passaggi concettuali e pragmatici, “misurato” e “commisurato” le specificità dell’agire professionale proprio delle diverse e complementari formazioni, diventando spesso terreno di confronto tra differenti “punti di vista”.
Il mio personale, sono convinta, « il risultato di collegamenti misteriosi in un flusso costante dal presente al passato, spesso proiettato al futuro. In questa passeggiata nel tempo, protagonista è la memoria. Il nostro impatto con il mondo, coscientemente o no, è guidato da ricordi di luoghi, di gente, di libri, di avvenimenti. E queste tracce, lasciate da antiche sensazioni e dal modo in cui le riviviamo, cambiano il nostro rapporto con il mondo, portandoci ad aprirci o a chiuderci ad esso. Come sosteneva Marcel Proust, ci troviamo sulla cima di una piramide costruita con il passato e se non riusciamo ad accettarlo è perché siamo ossessionati dal pensiero obiettivo, razionale».
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    L'occasione - Il progetto nasce da un incarico affidato nel 2003: l’Azienda Agricola Dara Guccione intendeva recuperare alcune piccole fabbriche, originariamente a sevizio dell’attività agricola, e da tempo abbandonate, per convertirle in strutture ricettive e di rappresentanza. Il progetto ha ottenuto il finanziamento P.O.R. Sicilia 2000-2006 - Bando pubblico 2002 - Misura 4.15 - Azione a)"AGRITURISMO".Le costruzioni esistenti - Quattro modeste costruzioni: alcuni magazzini contigui la casa...

    Project details
    • Year 2007
    • Work started in 2005
    • Work finished in 2007
    • Status Completed works
    • Type Country houses/cottages
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