Velodromo Maspes-Vigorelli

“Il velodromo ora è più veloce!” Milano / Italy / 2012

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“Il Vigorelli?! Veramente? Ma il Vigorelli è un’istituzione…” Così commentavano amici milanesi quando ancora si pensava se partecipare o meno. Giustamente. La memoria storica recente, l’immaginario collettivo ed il costume più del reale valore tipo-morfologico, costruttivo o urbano ci hanno guidato nella redazione dell’idea sintetica del progetto di riqualificazione del velodromo. La questione del restauro del moderno è ancora molto aperta e lontana dal raggiungere la rassicurante posizione data dalle varie carte e manifesti del restauro e proprio per questo paradossalmente più complessa da affrontare; un mensile di architettura pubblica periodicamente le condizioni, se non le demolizioni, in cui versano alcune opere mondiali di architettura contemporanea. La città di Milano, pur non possedendo grandezza e la diffusione di complessi monumentali di altre città, ha, proprio nella sua ricchezza e varietà di importanti manufatti novecenteschi diffusi in un tessuto coevo, la sua interpretazione di riconoscibilità ed appartenenza. La soprintendenza, nelle sue indicazioni, è riuscita ad interpretare questo orientamento fornendo non dei vincoli ma delle valide linee guida alla redazione di progetto. Dalla consapevolezza del mutato contesto urbano, della eterogeneità delle offerte milanesi di intrattenimento, della necessità di una nuova modernità nel rispetto dell’immaginario è stato realizzato il disegno del nuovo Maspes-Vigorelli. Per partire dalla grande scala chiamiamo nuovamente in causa la Carta di Venezia; nella conoscenza della condizione in divenire del contesto Fiera Milano, sempre più conosciuto come City Life e Portello, vengono sicuramente a mancare le definizioni tradizionali di importanza di un’opera sulla base del confronto con il sito in termini urbani o paesistici. Si tratta di un tassello sensibile di una sistemazione paesaggistica estremamente contemporanea nella quale trovano spazio fabbricati tipologicamente e formalmente estremamente diversi da ciò che lo accoglieva precedentemente; sulla base di questo confronto è lo stesso spirito del luogo a chiedere una modifica sostanziale a livello macroscopico della struttura preesistente che ne alteri, almeno alla vista di insieme, l’aspetto ed il rapporto con l’area. Sia per orientamento culturale che per consapevolezza del dibattito architettonico locale era impossibile sottrarci agli stimoli del grande dinamismo o della tensione drammatica già presente almeno su carta, in una Milano che in più occasioni ha dimostrato un coraggio maggiore rispetto ad altre città italiane. Non possedendo gli onori della tabula rasa siamo dovuti partire direttamente dal Velodromo stesso per la nascita dell’idea sintetica e per lo sviluppo della sua genesi. Fondamentalmente gli spunti da cui partire erano due: • la centralità della pianta del velodromo; • l’interpretazione dell’elemento costituente l’opera. È evidente che la pianta si sviluppi longitudinalmente con una direzione prevalente ma la sua doppia simmetria, unita alla presenza delle curve ed alla forma avvolgente ne consente senza forzature una lettura centrale. Quale asse prevalente, nelle piante centrali, se non quello verticale? È la pista ciclistica l’elemento primario del fabbricato, è essa a dimensionare il grande spazio vuoto centrale ed è essa a generare le tribune, la copertura fino al perimetro; la sezione stessa, e la struttura portante agile e verticale non sono altro che elementi a latere. Se teniamo conto che storicamente, le innovazioni tecnologiche sono spesso state volano del superamento di concetti stilistici radicati, non ci vergogniamo ad usare il termine di offset preso in prestito dai programmi di disegno automatico; in fondo, l’operazione di tracciamento parallelo di una sagoma, internamente o esternamente, abbiamo già detto essere generatrice della forma del velodromo.E l’offset è stato usato ma con forza, in ordine gigante; la linea della pista è stata duplicata fuori dal Vigorelli due volte fino a diventare superficie, fascia e nell’uso strumentale della direttrice verticale si è moltiplicata più volte in altezza prima di onorare il concetto di velocità che gli era proprio e piegare il proprio asse alla deformazione diagonale che era della parabolica. Il velodromo ora è più veloce, la pista ora è fuori dalla struttura, la pista ora sono tante, luminose; e sono in città. E dietro questo vorticoso intreccio cosa c’è? Il Vigorelli. Quello delle foto in bianco e nero. Entrambe le strutture, nella loro non sempre leggibile parentela, chiedono la congruenza delle differenze, stratificando le similitudini e viene proposta una versione di complementarità volumetrica sebbene scomposta, disgregata e sfibrata senza continuità materica con la volontà sia di conservare la fabbrica del velodromo come manifestazione fisica della memoria, sia di valorizzarla nella reinvenzione dove le parti si completino reciprocamente per analogia ma possano essere lette indipendentemente. Così non è stata manomessa la morfologia originaria mentre sono stati annessi spazi di nuova costruzione pensati in analogia, somiglianza e metafora con la fabbrica esistente. Il recupero del moderno rispetta lo stato di conservazione del vecchio velodromo. Non vi è alcuna volontà di entrare in competizione con la sua discreta monumentalità. Il mantenimento della preesistenza è stato guidato dal concetto che la struttura originaria dovesse essere arricchita dal suo essere avvolta ma mantenuta nella sua spazialità e nella sua consistenza nativa. In sintesi, la superfetazione celebra con la sua ridondanza ciò che ha trovato senza mimarlo. Abbiamo imposto ad una eventuale deriva storicistica così come ad una spregiudicatezza iconica di personalismi e logiche di mercato una netto cambio di rotta, scegliendo di rapportarci all’esistenza del manufatto novecentesco come uno stralcio della storia milanese. Non pura conservazione né pretesto per un ennesimo nuovo elemento autoreferenziale senza motivo; più che altro una trama, un filtro, tra i quali elementi percepire una preesistenza ancora degna, con l’agilità della sua struttura verticale, le fasce delle tribune, il suo ingresso quasi monumentale ed il ricordo di un’epoca. Non si ha l’impressione di un oggetto semplicemente resuscitato; le forme successive non sono solo un edificio nuovo ma colmano le lacune di un corpo in via di dismissione, condannato ad un declino funzionale e formale ineludibile. La gentile bellezza di una storia comune e vivente viene filtrata con acuta, lucida e sensibile contemporaneità. Le future strutture di City Life vedranno invece delle lingue vorticose avvolgere quello che era presente, vedranno elementi ripetuti e moltiplicati in altezza dopo aver perso la loro orizzontalità originaria; vedranno sfumature di colore e di tono alternarsi nel loro movimento ed illuminarsi di notte ma soprattutto vedranno il legno della pista uscire dal Velodromo e ricoprire una delle fasce, quella più importante, la più diagonale, il percorso distributivo che intercetta tutti i livelli. Il nuovo progetto parte proprio dalla coesistenza nello stesso elemento sia del segno visibile, della sua struttura che della rifunzionalizzazione stessa. Le fasce hanno quindi il doppio scopo di disegnare il prospetto dell’edificio e di includere interamente la sua distribuzione con l’indubbio vantaggio di liberare sensibilmente gli spazi interni per poterli adibire alle nuove funzioni richieste; i nuovi elementi sono gerarchizzati in percorsi di diverso ordine ed importanza ma sono sempre elementi fondamentali di percezione e di uso ad una scala superiore come vera e propria passeggiata sopraelevata. L’anello superiore sormonta la copertura per essere percepito anche dalle tribune ed alloggiare le soluzioni energetiche sostenibili del caso assieme ad essa. Allo scopo di valorizzare lo sviluppo verticale della composizione, dalla parte di via Duilio, abbiamo pensato ad uno spazio ipogeo che oltre a permettere appunto, l’apprezzamento maggiore della facciata, ha il molteplice risultato di aumentare gli spazi interni da allestire, creare una piazza cavea per diverse attività ed accompagnare e raccordare la pertinenza del Vigorelli all’area residenziale del nuovo quartiere. Formalmente abbiamo proseguito sulla ridondanza del segno, disassando però gli emicicli verso ovest in direzione del vecchio ingresso della fiera per sfruttarne la maggiore estensione. Nel lato nord-ovest, da via Arona, abbiamo mantenuto l’ingresso principale nella sua conformazione originale, affiancandovi degli spazi espositivi, permanenti e non, con i relativi uffici mentre sul lato sud-ovest trovano spazio tutti i servizi agli atleti ed i magazzini, aree commerciali, ristoro, biglietterie e sale gioco; sul versante di via Fra Gerolamo Savonarola continuano i servizi agli atleti, palestre ed accessi ai campi proseguendo con le aree stampa, riunione, uffici, media e conferenza. Sotto la curva nord-est trovano collocazione tutti gli spazi a servizio delle attività musicali, teatrali ed eventi di vario genere. Per quanto riguarda lo spazio aperto interno, la rimozione parziale della pista ciclistica ha consentito la realizzazione di un campo multiuso, adeguato alla maggior parte degli sport di squadra. Sempre dalla parte di Giovanni da Procida trova una comoda collocazione un palco per gli eventi menzionati usando come quinta la permanenza della vecchia parabolica permanentemente i mostra. Riguardo gli spazi aperti esterni, ricordiamo la presenza della cavea che chiude l’ingresso ipogeo, tenendo alle spalle una grande area di verde pubblico attrezzato per attività ludico-sportive aperte alla cittadinanza di diverse fasce di età; su via Savonarola trova anche collocazione un parcheggio interrato ad esclusivo servizio delle pertinenze del Velodromo. La distribuzione organizzata in rampe facilita l’abbattimento delle barriere architettoniche così come un’apertura sul lato nord-ovest permette il diretto accesso ai mezzi di soccorso. Il nuovo velodromo, così pensato, dimostra grande flessibilità e versatilità di uso nonché un adeguamento di offerte alla variegata richiesta dell’ormai mutato panorama dell’intrattenimento cittadino. Diviene tessera pienamente degna, formale e strumentale, del nuovo contesto dell’area ex-fiera. Tutti gli spazi interni e le tribune, manterranno la loro conformazione originale, subendo esclusivamente, ove serve un restauro conservativo ed un riallestimento funzionale elle nuove destinazioni d’uso. Anche le dotazione tecnologiche dovranno subire un intervento di rinnovamento anche mediante l’integrazione con le tecnologie sostenibili posizionate in copertura. L’anello superiore delle tribune sarà schermato per le condizioni metereologiche locali mentre i nuovi tamponamenti si adegueranno alle norme di passività degli involucri; un attento progetto di light design valorizzerà, integrando e differenziando, la coesistenza e le caratteristiche intrinseche del Maspes-Vigorelli e del suo rinnovamento.
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    “Il Vigorelli?! Veramente? Ma il Vigorelli è un’istituzione…” Così commentavano amici milanesi quando ancora si pensava se partecipare o meno. Giustamente. La memoria storica recente, l’immaginario collettivo ed il costume più del reale valore tipo-morfologico, costruttivo o urbano ci hanno guidato nella redazione dell’idea sintetica del progetto di riqualificazione del velodromo. La questione del restauro del moderno è ancora molto aperta e lontana dal raggiungere la rassicurante posizione...

    Project details
    • Year 2012
    • Status Competition works
    • Type Parks, Public Gardens / Sports Centres / Stadiums / Sports Facilities
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