L'altra Fenice

Ipotesi di ricostruzione del teatro veneziano Venice / Italy / 2007

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“ Venezia è diventata un’idea ed è rimasta a un tempo la città viva che l’umidità invade; è un’illusione e anche il luogo concreto che le onde adriatiche inondano; una rappresentazione della realtà e la realtà stessa che a volte, si confondono l’una con l’altra o si oppongono a vicenda. Venezia e l’altra Venezia che stanno l’una accanto all’altra o l’una dentro l’altra. Sulla prima tutti puntano gli occhi e vogliono salvarla; dell’altra pochi si curano e sono rari quelli che le prestano attenzione. Eppure non esiste l’una senza l’altra, nessuna delle due può sopravvivere da sola, ambedue sono per noi e per lei stessa Venezia e la Serenissima, immagine e simulacro, storia e mito.”
PEDRAG MATVEJEVIĆ in “L’altra Venezia”

Da sempre il fuoco è simbolo di vita e di morte contemporaneamente, di distruzione e rinascita: questo vale per l’uomo, ma da sempre vale anche per l’architettura.
La sera del 29 gennaio del 1996 bruciava a Venezia il leggendario teatro la Fenice. In poche ore andava in fumo la storia bicentenaria di uno dei più importanti teatri italiani e del mondo. “Com’era, dov’era” fu subito il motto che ne decideva la repentina ricostruzione, senza che fosse dato tempo all’analisi delle possibilità di ricostruzioni alternative.
Il dibattito mediatico, seppur appassionato nei primi mesi dopo l’accaduto, si spegneva rapidamente con la vittoria della ricostruzione a l’idèntique, ma tristemente falsa, del teatro veneziano.
Nel dicembre del 2003, il teatro, ricostruito su progetto di Aldo Rossi e Arassociati, veniva inaugurato pubblicamente e riconsegnato alla città. Di fronte al teatro ricostruito, alle false decorazioni smaccate e all’oro lucente era evidente ai più sensibili e a coloro che avevano amato profondamente la Fenice, che difficilmente il teatro ricostruito avrebbe potuto suscitare le stesse emozioni che il teatro precedente generava.
Partendo dal rifiuto del “com’era, dov’era”, inteso nell’accezione comune del motto, questo studio cerca di trovare risposte alternative alla falsificazione della memoria e della storia, attraverso un’ipotesi di ricostruzione del teatro veneziano.

L’ipotesi progettuale

Il progetto in questione va alla ricerca di un teatro, e delle sensazioni che generava sui suoi frequentatori, che apparentemente non ci sono più, cerca di riportare alla luce l’altra Fenice, quella dimenticata dietro l’immagine cristallizzata di se stessa.
Il “com’era” non viene più inteso come rimaneggiamento pedante e meccanico di ogni più piccola decorazione, di ogni doratura, di ogni ghirigoro, di ogni orpello del teatro bruciato. La Fenice infatti non era soltanto decorazione, era qualcosa di più. E spesso questo viene dimenticato.
“Com’era” nell’ipotesi di progetto per L’Altra Fenice significa innanzitutto EVOCARE.
EVOCARE significa non interrompere il filo che lega il presente al passato, significa suscitare sensazioni, ricreare suggestioni, richiamare alla mente un’esperienza. L’esperienza è quella delle serate incantate vissute nel teatro veneziano, un’esperienza da tutti raccontata come unica, per la magia, per la bellezza, per le suggestioni che il luogo trasmetteva.
L’Altra Fenice è un teatro fatto di colori, di sensazioni, di bellezza, di magia, di atmosfera, di sfavillio, di patina, di storia, di mito, di passato, di presente, di futuro, di immaginazione, di illusione e di verità.
La memoria del teatro precedente viene affidata principalmente al colore, che è forse lo strumento che più di altri stimola il ricordo e l’immaginazione. Come un filtro tra passato e presente, il colore torna a rivestire, ad avvolgere, in un gioco di trasparenze e rimandi, le strutture murarie sopravvissute all’incendio.
La sala, ricostruita nelle forme, ma non nelle decorazioni, secondo il modello originale, diventa metaforicamente la tela di un pittore, dove mille tonalità di colore lavorano nel ricreare l’atmosfera perduta e dove il cielo appare e scompare magicamente alternado il giorno e la notte.
L’Altra Fenice vuole dimostrare che anche quando tutto sembra perduto, c’è sempre la speranza per la rinascita, rinascita che non può prescindere da ciò che si era precedentemente, ma che deve anche guardare al futuro. Ce lo insegna il mitico uccello la Fenice, ed è il segreto dell’eternità.
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    “ Venezia è diventata un’idea ed è rimasta a un tempo la città viva che l’umidità invade; è un’illusione e anche il luogo concreto che le onde adriatiche inondano; una rappresentazione della realtà e la realtà stessa che a volte, si confondono l’una con l’altra o si oppongono a vicenda. Venezia e l’altra Venezia che stanno l’una accanto all’altra o l’una dentro l’altra. Sulla prima tutti puntano gli occhi e vogliono salvarla; dell’altra pochi si curano e sono rari quelli che le prestano...

    Project details
    • Year 2007
    • Status Unrealised proposals
    • Type Multi-purpose Cultural Centres / Theatres / Concert Halls / Lighting Design
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