Utopie Radicali. Oltre l’architettura

Firenze celebra i collettivi radicali tra design, performance e narrazioni

by Rossana Vinci
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Visionaria, utopica, ludica, disobbediente. Mezzo secolo fa l’ Architettura Radicale irrompeva sulla scena internazionale mossa dalla profonda necessità di mettere in crisi il concetto stesso di Architettura attraverso performance urbane e cortocircuiti operativi che univano utopie concettuali e tecnologie all’avanguardia.

 

A 50 anni dalla loro nascita e diffusione (1966-1976), Firenze oggi torna a parlare del fenomeno dell’architettura radicale e dei suoi gruppi ed esponenti – Archizoom, Remo Buti, Gianni Pettena, Superstudio, UFO, 9999, Zziggurat – riuniti insieme per la prima volta nella mostra Utopie Radicali alla Strozzina di Palazzo Strozzi dove fino al 21 gennaio 2018, saranno presenti 320 pezzi, tra cui fotomontaggi, video, collage, modellini, abiti, disegni, oggetti di design e molto altro ancora. 

 

 © Superstudio, Scatola Simulatrice per Supersuperficie, 1972. Filottrano (Ancona), Collezione Cristiano

 

 

 

In Italia, il centro di questa rivoluzione di pensiero capace di segnare indelebilmente lo sviluppo delle arti a livello internazionale era Firenze, che tra il 1966 e il 1976 si trovò nel mezzo di una sorta di Big Bang del mondo dell’Architettura, nato dalla necessità di rompere con la disciplina progettuale portata avanti negli ambienti accademici.

 

I fautori del nuovo movimento, trainati dalle due realtà di Archizoom e Superstudio, nati principalmente nell’alveo della facoltà di Architettura di Firenze, tutti accomunati da uno spirito di sovversione e da un’ironia tagliente scagliata contro i pregiudizi di una società conservatrice, divennero portatori di una "radicalità" concettuale e ideale, con lo scopo di  “liberare l’individuo, modificare l’ambiente, intervenire nella materia stessa della realtà, plasmandone nuove prassi creative”.

 

Una ricerca già avviata, a livello internazionale, con personalità come Hollein e Pichler a Vienna, gli Archigram a Londra, i Metabolisti in Giappone, Yona Friedman in Francia, Buckminster Fuller negli Stati Uniti, Frei Otto in Germania, il movimento situazionista di Costant e Debord in Francia e Olanda.

 

 

© Zzigurat, Linear City, 1969, Firenze

 

 

 

La mostra è suddivisa per sezioni tematiche tutte connesse tra di loro. In una stanza si trova da una parte la città senza architettura (No-Stop City, di Archizoom), e dall’altra l’architettura senza la città (Monumento continuo, di Superstudio). Altre sale sono dedicate all’architettura interplanetaria e a quella green, con il lavoro dei 9999 che trasforma Firenze in una città-bosco: un lavoro precursore di quello che Stefano Boeri ha fatto con il Bosco Verticale.

Un'importante sezione della mostra è dedicata alle pubblicazioni e alle copertine delle riviste che hanno avuto un ruolo cruciale per la comunicazione durante quegli anni.

 

 

© Superstudio, Monumento Continuo (1969)

 

© Archizoom, «No Stop City», 1968 

 

 

 © Copertina del numero 367 della rivista Casabella del luglio 1972, Alessandro Mendini, in occasione della mostra italiana "Il nuovo paesaggio domestico" di Emilio Ambasz al MoMA di New York. 

 

 

 © Gianni Pettena, Rumble Sofa, 1966. Collezione privata

 

 

 © Archizoom Associati, Safari, 1968. Firenze, Centro Studi Poltronova

 

 

 

Dalle grandi strutture gonfiabili Urboeffimeri (“eventi di disturbo dei miti e dei riti socio-urbani architettonici”) degli UFO del 1968, utilizzate per happening dissacratori nel centro storico di Firenze, ai progetti utopici del Superstudio (Architettura interplanetaria. Autostrada terra luna, 1970-’71), alle città ideali di Zziggurat (La città lineare per Santa Croce, 1969), fino ai progetti di design d’interni di Archizoom (Safari, 1968), solo per citare alcune presenze in mostra.

 

 

 © UFO, Urboeffimero 6 – Piazza del Duomo,1968. Florence, UFO Archive – Lapo Binazzi 

 

©UFO, Bamba Issa 2 (Discoteca in Forte dei Marmi) 1970. Firenze, UFO archive – Lapo Binazzi.

 

© 9999, Space Electronic. School of expanded conceptual architecture: Jam Session n. 1, 1970. San Casciano Val di Pesa (Firenze), archivio 9999.

 

 

La mostra si pone l’obiettivo di far conoscere gli anni in cui il movimento si è formato e ha operato, esplicitando sia il contesto internazionale, sia l’eredità che le ricerche radicali hanno lasciato alle generazioni successive – si pensi a Bernard Tschumi, Zaha Hadid, Rem Koolhaas, per citarne alcuni –, e fa emergere gli intrecci fra arte, design e architettura, ma anche con la musica e il mondo dei grandi concerti, quello delle discoteche e dei club, dallo Space Electronic dei 9999 a Firenze al Bamba Issa degli UFO a Forte dei Marmi.

 

Le installazioni si estenderanno anche al di fuori dei confini di Palazzo Strozzi coinvolgendo il Museo del Novecento, il Mercato Centrale e a Palazzo Vecchio nella sala d'Arme e alla discoteca Space.

 

 

Utopie Radicali
Oltre l’architettura: Firenze 1966-1976
A cura di Pino Brugellis, Gianni Pettena e Alberto Salvadori
20 ottobre 2017 – 21 gennaio 2018
Palazzo Strozzi, Strozzina
Piazza Strozzi, Firenze

 

 

 

 

Immagine di copertina:

 

© Alessandro Poli (Superstudio), Architettura Interplanetaria. Autostrada terra luna, 1970-1971. Montréal, CCA, Alessandro Poli fonds

 

 

 

 

 

 

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