Architettura fascista non fascista

by Rossana Vinci
14

“Perché così tanti monumenti fascisti sono ancora in piedi in Italia?”

 

Così recitava il titolo dell’articolo pubblicato sul sito del «New Yorker», a firma di Ruth Ben-Ghiat, docente di Storia e Studi italiani presso la New York University.

Parafrasando le parole di Vittorio Gregotti in risposta alla provocazione mossa dalla Ben-Ghiat, sarebbe bene fare un salto indietro nel tempo per capire cosa ha rappresentato l’architettura “fascista” in Italia, guardando ai processi artistici in maniera oggettiva e trascendendo la politica.

 

Le opere costruite nel ventennio del regime, hanno lasciato un segno indelebile sul volto dell’Italia. Dietro le manie di grandezza di Benito Mussolini e in generale dietro l'architettura fascista, si nasconde infatti la nascita del modernismo, con le due sue correnti architettoniche, nate parallelamente. Da un lato il razionalismo, in sintonia con le tendenze europee del funzionalismo; dall’ altro il monumentalismo, dalle forte caratterizzazioni scenografiche, sostenuto dal Fascismo che si appropriò del movimento per farne uno strumento politico tramite il quale diffondere i propri ideali tra le masse.

 

 

“L’architettura razionale - come noi la intendiamo - ritrova le armonie, i ritmi, le simmetrie nei nuovi schemi costruttivi, nei caratteri dei materiali e nella rispondenza perfetta alle esigenze cui l’edificio è destinato”. Adalberto Libera, catalogo della Prima Esposizione Italiana di Architettura Razionale, Roma 1928.

 

Vista del Palazzo dei Congressi, Roma (EUR)

 

Palazzo della Civiltà Italiana, Roma (EUR)

 

 

Città come Latina, quartieri straordinari come L'EUR, fori, stadi, case del Balilla e Colonie Marine, furono (e sono ancora) l’espressione del nuovo stile architettonico.


La Casa del Fascio a Como (1932) di Giuseppe Terragni è una di queste opere pubbliche ed è anche la maggiore dal punto di vista formale, tanto da essere definita il "capolavoro del razionalismo Italiano" con i suoi volumi puri disegnati sulla sezione aurea e il solido impianto di echi classicisti.

 

 

Casa del Fascio, Como 

 

 

L' apparente neutralità scenografica dell’architettura razionalista che riesce ad essere moderna, leggera e allo stesso tempo possente, l’ha resa anche un set cinematografico d’eccezione.

Se Pasolini trovò ispirazione nelle borgate, Fellini ad esempio troverà lo sfondo ideale per le sue storie all’EUR, quartiere che il regista amò al tal punto da definirlo «una leggerezza metafisica» quasi fosse una tela di De Chirico, dalla quale desumere un senso di solitudine misto a malinconia che serpeggia tra i viali e tra le arcate dei portici. Proprio all’Eur Fellini ambienterà alcune scene dei suoi capolavori come Boccaccio 70 (nell'episodio "Le tentazioni del dottor Antonio"), la Dolce vita, Otto e mezzo.

 

Palazzo dei Congressi, Roma (EUR)  © Lorenzo Zandri / ZA²

 

 Scena del film "La dolce Vita" di Fellini

 

 

Gli ampi spazi e le colonne di marmo bianco del quartiere furono amati anche da tanti altri registi che decisero di ambientare in questo quartiere molti dei loro film. Primo a usarlo come set è stato Roberto Rossellini per «Roma città aperta», Mario Monicelli decide di girare qui alcune scene di «Risate di gioia» con Anna Magnani, ma è bene ricordare anche Dino Risi con «Il sorpasso» e Vittorio De Sica con «Il boom».

 

 Scena del film "Roma città aperta" di Rossellini

 

 

«Ti voglio proprio bene, Peppino caro, e anche io ho nostalgia di quelle sgangherate notti sul prataccio dell' Eur».

 

Federico Fellini all’attore Peppino De Filippo, 7 agosto 1961.

 

Comments
  • emanuela barbaro poletti

    Soltanto l'ignoranza spiega la stupidità di chi non vede e non comprende la bellezza di alcune opere che risalgono al periodo fascista, ma che erano e rimangono capolavori senza aver nulla a che vedere con la politica. Allora perché non distruggere i monumenti dell'antica Roma che sono il simbolo del "sanguinoso espansionismo" imperiale e repubblicano?

comment
Author