LOVO

Nidificare i Paduli - first prize San Cassiano / Italy / 2013

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LOVO is a space. A warm space. A safe space. A rediscovered space. LOVO is also a dimension without geometry. No geometry has design the formula of the egg. To calculate the circle and the sphere is used the pi but for the perfect form that generates life there isn’t squaring. There is in fact of an immeasurable dimension in which man finds life along a way back to the embryonic stage. But man along this way conscientiously and remembering the future. LOVO is an uterine dimension made of doorways and unknown atmosphere that draw human being along a poetical return to the origin of life commune with the nature. It is a inevitable and natural way in reverse to a prenatal stage in which men and women, plunged in an amniotic mood, rediscover themselves in the middle of a microcosm in which “the beginning” take form and become tangible. LOVO is the cosmic egg which is ovule, is uterus, is alcove, is shelter. Therefore the project “born” from the purpose of rebuilt an archetype and emotional room in which men and women can wear out their origin in shelter against the outside world. In this sense LOVO is a refuge. It is a refuge and a repair from the chaotic outer circumstances, because in the middle of it is contract the topmost end the most true sense of life. Like so the two bodies get mixed up in the act of love, even the origins and nature of Puglia dilute themselves in an ancient ploy. In this way the park of Paduli play a role of protagonist. Olive trees become the strong roots at the base of this out of focus presence that is LOVO. Sure enough to imagine a project in the middle of the park of Paduli cannot exclude the olive trees at the origin of the project method. LOVO is amount as a kind of stratified bubble grafted under the foliage that can be crossed and discovered. It is made of two membrane, one is more external, the shell of the egg, white and compact but at the same fragile and porous. The inner, distinct from a free diaphragm, more dense and opaque, the yolk. This “yolk” is exactly the liquid heart of the project, the spatial and poetical dimension of the research. In the center, the log of the olive tree is the handhold to the plot, is the center of gravity for the two membrane. The external membrane of LOVO in achieved through a thick awning, the white net for the gathering of olives often used in the farmer practices. The nets are connected to a structure made of commune reed (arundo donax) put together to draw a circle grafted at the frond of the olive tree. The nets fall down to the plot where a structure made of reed, same as the structure at the top, act as a counter-weight stretching the nets, so that begins to create a sheer barrier between inside and outside. The same working is used into the inner space to support the awning made of orange net used for the harvest of the olives. The sense of the two materials is evocative yet again. The nets for the harvest of the olives get “the fruit” and supervise it from the contact with the plot. The inner “room” see sacks made of jute full of straw to create a big soft surface and lamps functioning with oil obtained from the squeezing out of the olives, to create a pleasant and romantic atmosphere. The project see the realization of more than one room to create a little village into the area characterized from itineraries, trails and sinous lines made of rocks and and stones. During the night this elements light up and release a murky and hot light becoming a lantern into the landscape. [IT] L O V O è uno spazio. Uno spazio caldo. Uno spazio protetto. Uno spazio ritrovato. L O V O è anche una dimensione ma priva di geometria. Nessuna geometria ha ricavato la formula dell’uovo. Per il cerchio, la sfera c’è il pigreco, ma per la figura perfetta della vita non c’è quadratura. (Erri De Luca). Si tratta infatti di una dimensione incommensurabile nella quale l’uomo cerca e ri/trova la vita, compiendo una sorta di regressione alla fase embrionale. Ma compie questa “impresa” avendone coscienza e serbandone il ricordo futuro. L O V O è una dimensione uterina, fatta di soglie e atmosfere inedite che trascinano l’uomo verso un ritorno poetico all’origine della vita in comunione con la natura. E’ un percorso forzato eppur naturale a ritroso, di un ritorno a uno stadio prenatale nel quale immersi in un clima amniotico l’uomo e la donna si riscoprono al centro di un microcosmo rinascimentale in cui “l’inizio” prende forma e diviene tangibile. L O V O è l’uovo cosmico che è ovulo, che è utero, che è alcova, che è rifugio. Il progetto “nasce” quindi dalla volontà di ricostruire una spazialità archetipa ed emozionale nella quale l’uomo e la donna possano poeticamente consumare la loro origine al riparo dal mondo esterno. In questo senso L O V O è rifugio. È rifugio e riparo dalle caotiche circostanze esterne, perché al suo interno si condensa il senso più alto e vero della vita stessa. E come i due corpi nell’atto dell’amore si mescolano, le origini e la natura immensa pugliese allo stesso modo si diluiscono vicendevolmente in un’antica L O V O è uno spazio. Uno spazio caldo. Uno spazio protetto. Uno spazio ritrovato. L O V O è anche una dimensione ma priva di geometria. Nessuna geometria ha ricavato la formula dell’uovo. Per il cerchio, la sfera c’è il pigreco, ma per la figura perfetta della vita non c’è quadratura. (Erri De Luca). Si tratta infatti di una dimensione incommensurabile nella quale l’uomo cerca e ri/trova la vita, compiendo una sorta di regressione alla fase embrionale. Ma compie questa “impresa” avendone coscienza e serbandone il ricordo futuro. L O V O è una dimensione uterina, fatta di soglie e atmosfere inedite che trascinano l’uomo verso un ritorno poetico all’origine della vita in comunione con la natura. E’ un percorso forzato eppur naturale a ritroso, di un ritorno a uno stadio prenatale nel quale immersi in un clima amniotico l’uomo e la donna si riscoprono al centro di un microcosmo rinascimentale in cui “l’inizio” prende forma e diviene tangibile. L O V O è l’uovo cosmico che è ovulo, che è utero, che è alcova, che è rifugio. Il progetto “nasce” quindi dalla volontà di ricostruire una spazialità archetipa ed emozionale nella quale l’uomo e la donna possano poeticamente consumare la loro origine al riparo dal mondo esterno. In questo senso L O V O è rifugio. È rifugio e riparo dalle caotiche circostanze esterne, perché al suo interno si condensa il senso più alto e vero della vita stessa. E come i due corpi nell’atto dell’amore si mescolano, le origini e la natura immensa pugliese allo stesso modo si diluiscono vicendevolmente in un’antica alchimia. Il grande parco dei Paduli in tutto questo recita una parte da protagonista. I suoi ulivi diventano, concettualmente ma anche fattivamente, le robuste radici alla base di questa presenza sfocata che è L O V O. Concepire infatti un intervento all’interno della maestà del parco dei Paduli non può prescindere dal considerare gli ulivi stessi all’origine del processo progettuale. L O V O si configura come una sorta di bolla stratificata innestata al di sotto delle chiome da attraversare e da scoprire. Si compone di due membrane, una più esterna, il guscio dell’uovo, bianchissima, apparentemente compatta ma in realtà fragilissima e permeabile e un’altra interna, separata da un diaframma libero, più densa e opaca, il tuorlo. È proprio questo “tuorlo” il cuore liquido del progetto, la dimensione spaziale e poetica ricercata. Al centro, è il tronco dell’ulivo l’appiglio terreno, il centro di gravità intorno al quale centrifugano le due membrane. La membrana esterna dell’ L O V O si realizza mediante una tenda fitta, le reti bianche per la raccolta delle olive, utilizzata abbondantemente nelle pratiche contadine. Collegate in sommità ad una struttura realizzata con canne comuni (arundo donax) assemblate a disegnare una circonferenza innestata all’altezza delle fronde dell’ulivo, arrivano fino a terra dove una struttura identica, per materiale e dimensione, a quella che si trova in sommità, fa da contrappeso, tenendo in tensione le reti così da segnare, con una barriera diafana, una soglia tra il dento e il fuori. Lo stesso meccanismo viene utilizzato nello spazio interno per sorreggere la tenda realizzata con le reti arancioni per la raccolta delle olive. È ancora una volta evocativo il senso dei due materiali utilizzati. Le reti per la raccolta delle olive, colgono ancora una volta il “frutto” e lo custodiscono e lo preservano dal contatto con la terra. È proprio in questa serie di sequenze concettuali, spaziali, di eventi e di azioni che risiede la banale concretezza e verità della proposta dove la ricerca della forma architettonica viene declinata in favore e in funzione di quella più potente della natura. La “stanza” interna vede sacchi di juta riempiti di paglia a formare una grande superfice morbida e lampade alimentate ad olio lampante ottenuto dalla molitura delle olive dei Paduli, a creare un’atmosfera piacevole ed evidentemente romantica. La proposta prevede la realizzazione di più nuclei di stanze così da creare all’interno dell’area destinata alle istallazioni una sorta di piccolo villaggio caratterizzato da percorrenze, tracciati di linee sinuose realizzati con sassi e pietre recuperati in loco. All’imbrunire, questi elementi si accendono dall’interno, liberando una luce torbida e calda divenendo vere e proprie lanterne nel territorio.
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    LOVO is a space. A warm space. A safe space. A rediscovered space. LOVO is also a dimension without geometry. No geometry has design the formula of the egg. To calculate the circle and the sphere is used the pi but for the perfect form that generates life there isn’t squaring. There is in fact of an immeasurable dimension in which man finds life along a way back to the embryonic stage. But man along this way conscientiously and remembering the future. LOVO is an uterine dimension made of...

    Project details
    • Year 2013
    • Work finished in 2013
    • Status Completed works
    • Type Pavilions / Exhibition Design
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