Casa 100K €

Progetto di ricerca residenze a basso costo Settimo Torinese / Italy / 2009

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Con la collaborazione di:
Legambiente
Fondazione Symbola
Italcementi

A basso costo – A misura di desiderio – A basso impatto
Sono tre i presupposti che danno vita al progetto La Casa da 100 k €.
Il tentativo di restituire una risposta a domande di economicità, riduzione di emissioni inquinanti e senso di piacere dell’abitazione.
Una casa viva, colorata, che lascia spazio alle differenti identità e modalità di vivere, ma capace di produrre energia utilizzando ogni strategia passiva per rendere l’edificio una macchina bioclimatica.
Una casa che si avvale di tutte le tecnologie disponibili per limitare i costi di costruzione senza compromettere la qualità. Una casa a basso costo acquistabile grazie a un mutuo che può essere coperto in buona misura attraverso l’energia che è in grado di produrre.

Un desiderio possibile
Costruire con una logica economica è possibile, utilizzando una prefabbricazione leggera e flessibile che risponda alla flessibilità degli spazi in funzione degli usi e delle abitudini di chi vive una casa.
Nella crescente omologazione propria di un’urbanizzazione che tende ad appiattire su pochi “tipi” statici, emerge la necessità di una risposta critica alla standardizzazione che tenga conto di uno spostamento di attenzione dall’oggetto al soggetto, attraverso nuove forme dell’abitare, che facciano prevalere i bisogni individuali come necessità di esprimere le differenti identità. Si fa strada quindi l’idea di creare spazi dove possa emergere un pluralismo di forme espressive autonome che consenta a chi abita di dettare le proprie esigenze e abitudini, dando libero sfogo a un’autonomia formale che si traduca in vera e propria customerizzazione dei singoli e diversi
modi di abitare.

Dunque, la ricerca è orientata a realizzare una flessibilità che rispecchi differenti aspirazioni sociali e stili di vita e che determini un ambiente suscettibile di trasformazioni anche attraverso la dotazione di elementi seriali, industrializzati, componibili in diverse configurazioni secondo una logica duttile propria della prefabbricazione. Elementi strutturali, apparati tecnici, attrezzature mobili come pareti/pannelli scorrevoli-smontabili-curvabili per la divisione interna degli alloggi; - sistemi di chiusura o tamponamenti monoblocco fatti di componenti sostituibili che possano diversificare l’aspetto esterno, ma anche garantire un’estensione di quello interno (balconi, terrazzini, logge, eccetera).
Il tutto inserito in un framework che costituisca l’ossatura base non invasiva di uno schema aggregativo di abitazioni monofamiliari.
Si arriva così al risultato di una casa componibile che – nel quadro di una cornice strutturale solida capace di assicurare performance energetiche nel campo della climatizzazione – non sia formalmente invasiva e consenta di liberare progetti, aspirazioni e stili abitativi diversi. La composizione della forma può essere decisa scegliendo tra le ipotesi offerte da una “libreria di soluzioni”, e permette così la realizzazione di combinazioni spaziali che esprimano il desiderio di chi abita la casa. Una forma aperta che consenta a ognuno di elaborare e costruire il proprio ambiente domestico.

Una casa in grado di produrre
In campo edilizio una politica rivolta al miglioramento degli edifici, potrà avere un beneficio diretto non solo sulla qualità degli edifici stessi e della città ma anche un beneficio indiretto sulla riduzione di emissioni e di inquinamento urbano. Occorrerebbe pertanto sviluppare una politica locale capace di incentivare da un lato il recupero degli immobili più “energivori” e dall’altro di diffondere una migliore informazione sulle applicazioni di tecnologie a scala familiare. Una nuova economia in piccola scala, capace di generare piccole autonomie che moltiplicate per migliaia di unità creerebbero una inversione di tendenza: da edifici consumatori a edifici produttori di energia.

Se immaginiamo uno schema aggregativo di unità abitative – un condominio – riunite e accomunate dalla cornice strutturale, come quello descritto, abbiamo la libertà di prefigurare e progettare una serie di servizi comuni funzionali a ogni famiglia partecipante. In questo modo si azzera la polverizzazione e la reiterazione di oggetti strumenti (ma anche macchine - energivore), a favore di un’unificazione capace di produrre risparmi in termini di acquisto, gestione e manutenzione: dal locale lavanderia al sistema di raffrescamento, dal sistema di aspirazione polvere centralizzato a quello di smaltimento e compattamento dei rifiuti. Ma ci si può spingere fino al Car Sharing condominiale o al servizio di noleggio di attrezzature che generalmente ogni famiglia possiede, ma il cui utilizzo complessivo è davvero scarso: trapano, smerigliatrice eccetera. Utilizzare senza possedere può rappresentare una chiave di volta per abbattere costi e sprechi energetici. Ancor più l’ipotesi trova conferma se applicata al sistema energetico.

La spesa media mensile della famiglia italiana è pari a € 2.461 (Istat) e il 5 per cento viene destinato a combustibili ed energia elettrica (€ 123 ). Soltanto in elettricità, il consumo medio della famiglia è di circa 3.000kWh/anno. Un impianto fotovoltaico da un kW di potenza nominale è in grado di generare tra i 1.100 e i 1.600 kWh/anno (in funzione della collocazione Nord/Sud Italia). Se ipotizziamo che una famiglia di Milano – con 70 metri quadrati di tetto piano a disposizione – decida di sfruttare le attuali tariffe incentivanti per il montaggio di un impianto fotovoltaico, otterremo questo risultato:

Potenza impianto: 2,73 kWp
Produzione annua: 3000 kWh
Budget previsto per l’investimento: € 18.681,82
Credito annuale derivante dall’incentivo: € 1.320,00
Risparmio annuale sulla spesa elettrica: € 540,00
Ricavo totale annuale: € 1.860,00
Ricavo atteso nei primi 20 anni: € 37.200,00
Utile atteso nei primi 20 anni: € 18.518,18
Tempo di ritorno dell’investimento: 10 anni

Naturalmente, le cifre cambiano in proporzione – e vantaggiosamente – con una progettazione per impianti di maggiori dimensioni (ad uso di un condominio), per un’impiantistica integrata architettonicamente, con l’utilizzo di superfici captanti energia solare per i mesi invernali, circolazione interna dell’aria per quelli estivi, e con tutte le strategie passive adottabili per rendere l’edificio una macchina bioclimatica.
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