FUN HOUSE

Marcante-Testa (UdA) Antibes / France / 2012

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The project for an apartment in Juan les Pins designed by Studio UdA developed by Andrea Marcante and Adelaide Testa tackles the issue of holiday homes. The small size of the apartments (40 m²), inside a building overlooking the sea that dates back to the 1960s/70s, provided the input for a study into various ways of setting out space and establishing interpersonal relations. In this way, the decades in question and the communal life of Italian families on the beach in summer holiday locations constitute a sort of latent memory and one of the inspirations underscoring the project. The beach and the momentary pleasure of a day at the seaside are merely evoked in the design, just like in a well-known Italian film from the 1970s: "Casotto” directed by Sergio Citti, in which the interior of a beach hut along the coast constitutes the entire setting for all the stories about different people related in the film. In the project designed by UdA it is micro-works of architecture made of metal and wood that generate unusual spatial relations between the people staying in the apartment. As well as managing to physically embody the different patterns of human relations during leisure time on holiday, the chosen design also met the client’s request to have a spacious lounge area and two separate sleeping quarters inside such a confined space, all with sea views. The reference to beach huts and self-built cabanas has led to the creation of lightweight structures inside the apartment; they are easy to assemble, relatively inexpensive and can also be set up according to the inhabitant’s taste and whims, while constantly offering views towards the outside. The colour schemes of nature are also reflected in the interior colours of the various partitions, whether they be sliding doors or built-in wardrobes. Just like life on the beach, the physical boundaries and cultural differences between people and the various activities they engage in are incorporated in the project: relaxation, children's games and meal times are all reflected in different shades and tones. This enhances a sense of sharing inside the domestic space. The stylistic languages used for setting out the spaces do not immediately distinguish the various functions of the elements into which the apartment is divided. This enables conventional hierarchies between spaces and the people inhabiting them to be broken down, focusing on relations between the members of the family and people sharing vacation time together, just as is the case in the aforementioned film in which all the relations and stories involving the various characters take place inside the beach hut. The general idea behind the project points towards the materials used: from teak, a type of wood frequently employed in the nautical industry in the 1960s/70s, vintage lounge furniture made of wicker and plastic, and also more decorative features such as the wallpaper showing marine landscapes and posters designed by Domenico Gnoli from the period in question, characteristic of a certain way of looking at the world through details. A part evoking the whole, an absence that actually alludes to a presence, just as the word ‘vacation’ refers to a making way for something else: Fun House because sharing is always an enjoyable experience.

[IT] Il progetto di un appartamento a Juan les Pins dello Studio UdA sviluppato da Andrea Marcante e Adelaide Testa si confronta con il tema della casa per vacanze. Le ridotte dimensioni (40 mq.) dell’abitazione, collocata in un edificio fronte mare risalente agli anni 60/70, sono state lo stimolo per una riflessione sulle modalità di articolazione dello spazio e delle relazioni interpersonali. In tal modo, quei decenni e la vita comunitaria della famiglia italiana sulla spiaggia, nei luoghi della vacanza estiva, costituiscono la memoria latente e una delle suggestioni caratterizzanti l’intervento. La spiaggia, l’effimero svago d’una giornata al mare sono solo delle presenze evocate, così come accade in un noto film italiano degli anni 70: “Casotto” di Sergio Citti dove è lo spazio interno di un capanno sul litorale a costituire l’intero mondo delle storie umane che si svolgono, nel progetto di UdA sono le micro architetture in metallo e legno a generare insolite relazioni spaziali tra le persone che soggiornano nella casa. Oltre alla possibilità di dare espressione alla geometria variabile delle relazioni umane nel tempo libero della vacanza, la soluzione individuata ha permesso di rispondere alla richiesta della committenza di avere, pur in uno spazio così ridotto, un’ampia zona giorno e due zone notte, tutte con vista mare. Il riferimento ai casotti da spiaggia come alle cabannes auto costruite genera quindi strutture leggere all’interno dell’appartamento; queste sono di facile assemblaggio e con costi contenuti e possono essere modulate secondo l’inventiva di chi le abita permettendo di portare sempre lo sguardo verso l’esterno. Le cromie della natura si riflettono poi sui colori interni degli elementi divisori, siano essi le porte scorrevoli o le armadiature integrate. Come nella vita da spiaggia anche nel progetto i limiti fisici e le distanze culturali tra le persone e le attività ad esse correlate: dal riposo, al gioco dei bambini, al consumo di cibo, diventano più sfumati. Lo spirito di condivisione all’interno dello spazio domestico è così facilitato. I linguaggi formali utilizzati per l’allestimento degli spazi non rendono immediatamente riconoscibili le funzioni degli elementi in cui è articolato l’appartamento. Si scardinano in tal modo le gerarchie tradizionali tra gi spazi e chi li abita, mettendo in primo piano le relazioni tra i componenti della famiglia e delle persone che condividono i momenti di vacanza, proprio come avviene nel film citato in cui tutte le relazioni e le storie delle persone avvengono all’interno della casotto da spiaggia. All’idea generale del progetto conseguono poi i materiali impiegati: dal teak, legno fortemente utilizzato nel settore nautico degli anni 60/70, ai mobili vintage in midollino e plastica del salone, fino agli elementi più decorativi come le tappezzerie con i paesaggi marini e le affiches di Domenico Gnoli dell’epoca, rappresentative di un modo di guardare il mondo attraverso i dettagli. Una parte per il tutto, una assenza che però allude ad una presenza, come l’etimo stesso di vacanza che rimanda ad un assentarsi, a fare posto per qualcosa di diverso: Fun House perché il divertimento scaturisce sempre dalla condivisione.

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