New York TimesHeadquarter

New York / United States / 2007

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The building’s basic shape is simple and primary, and relates to the Manhattan grid of streets. Occupying nearly half a block between West 40th and 41st streets, the slender, 52-storey cruciform tower meets the ground at 8th Avenue. Floors zero to four step out behind the tower to fill the plot with a four-storey podium. Wrapped around a courtyard garden, this lower section of the building is the newspaper’s newsroom, nicknamed ‘the Bakery’ because the journalists work all night here preparing the next day's paper. The building is designed to be as transparent and permeable as possible, expressing the paper’s culture of openness. For this reason, and unusually for a New York City tower, the ground-floor lobby is not a closed private space simply serving as access to the offices on the floors above. There is open access to anyone as a shortcut through the block from 40th to 41st streets. Crossing the lobby gives views through to the open-air courtyard garden, a serene space of birch trees and moss. The garden provides a backdrop to a 378-seat auditorium. It is possible to sit inside the ground-floor auditorium and see right through the building to the taxis passing on Eighth Avenue outside. Also in the lobby is the art installation Moveable Type by Ben Rubin and Mark Hansen, whose 560 small digital displays process changing content from the newspaper. The street level retail and restaurant units also enjoy views onto the courtyard garden. The building has a distinctive double facade. An outer layer of 175,000 horizontal off-white ceramic rods supported on a thin steel framework screens the floor-to-ceiling glass of the inner facade. The colour of the ceramic rods shifts in response to the changing city light and weather conditions. The rods also act as an energy-efficient sunscreen, capable of blocking up to 50% of the sun’s rays. This allows the inner facade to be made of highly transparent glass, flooding the interior with incredible amounts of natural light, and maximising views in and out of the building, continuing the theme of transparency. The facade extends vertically 88,5 ft (27m) beyond the top of the building. Here the rods are more widely spaced so that the ceramic screen appears to fade out as it rises. The building is topped with a 260ft (79 m) mast. The building was inaugurated on 17 November 2007. [IT] Il grattacielo disegnato dall’architetto genovese per il prestigioso quotidiano americano percorre lo skyline della Grande Mela per 52 piani raggiungendo i 228 metri di altezza. Di qui si innalza un’antenna di quasi 100 metri che fa oggi dell’avveniristica struttura il terzo edificio più alto della città; classifica destinata a mutare con il completamento della Freedom Tower che, con i suoi 541 metri di altezza, farà slittare la nuova sede del giornale al quarto posto nella competizione delle architetture verticali per la conquista del cielo newyorkese. L’edificio sorge a Times Square, nell’isolato tra la quarantesima e la quarantunesima strada di Manhattan, con affaccio principale sull’ottava Avenue. Dalla geometria semplice e primaria, la nuova torre del New York Times prende forma dalla combinazione di vetro, acciaio e ceramica. La trasparenza è intesa nel duplice senso di espressione di un preciso linguaggio architettonico - come scelta di determinate tecnologie e materiali incentrate sull’aspetto ecologico - nonché metafora dell’informazione chiara e diretta di cui il giornale sarebbe idealmente portavoce. L’intelaiatura di acciaio è rivestita da una parete di vetro schermata da barre orizzontali in ceramica estrusa che fungono da elementi frangisole. Ne risulta una pelle che riflette i mutevoli colori del paesaggio di una città che l’autore del progetto definisce “fotosensibile”. “È sottile e non utilizza vetri a specchio o oscurati che trasformano le torri in soggetti misteriosi ed ermetici – si legge nel comunicato diffuso dallo studio Renzo Piano Building Workshop - al contrario, l’impiego di vetro trasparente combinato con modelli di ceramica permettono che l’edificio si adatti ai colori dell’atmosfera: azzurro dopo un acquazzone, rosso tremolante dopo un tramonto”. “L’edificio parla alla strada”. Secondo lo spirito del progetto l’ingresso dell’edificio, al piano terra, è aperto, trasparente e permeabile. Qui trova spazio un grande giardino interno visibile dalla strada e aperto al pubblico. L’atrio ospita inoltre un auditorium semi pubblico, ristoranti e negozi. La circolazione verticale è garantita da 28 ascensori, e scale poste sulla facciate laterali visibili dall’esterno. “L’edificio e la città - spiega Piano in un intervista con il Corriere della Sera - si leggono a vicenda e dialogano. Mi è sembrata una buona metafora del concetto di redazione e di giornale, una struttura che si alimenta della città”. Duro, sebbene non del tutto avido di complimenti, il commento del noto critico del New York Times Nicolai Ouroussoff, il quale non si sente particolarmente colpito dal grattacielo progettato da Piano. “Nonostante i migliori sforzi dell’architetto – dichiara Ouroussoff – nello skyline gli schermi risultano piatti e senza vita. L’uniformità delle barre conferisce loro un aspetto quasi minaccioso, reso ancora più evidente dal grigio della struttura che priva la facciata di qualsiasi gioco di luce e ombra”. “Ma il grattacielo – riconosce il critico – diventa vivo quando tocca il suolo. Tutte le migliori qualità di Piano vengono qui messe in evidenza: il suo raffinato senso delle proporzioni, l’amore per i dettagli strutturali, il grande senso di responsabilità civica”. L’architetto sarebbe riuscito ad offuscare il confine tra interno ed esterno, tra vita del giornale e vita della strada. La trasparenza della lobby compenserebbe perfettamente l’imponenza delle travi in acciaio che sostengono l’edificio. Ouroussoff apprezza in particolare il senso di trasparenza che ispira il progetto, che sarebbe in questo debitore verso alcuni landmark del dopoguerra come la Lever House di Skidmore, Owings & Merrill o del Seagram Building di Mies van der Rohe – progetti che “incarnano i valori progressivi ed il potere industriale di un’America trionfante”. Le loro “lineari geometrie in vetro e acciaio rivelano una fiducia nell’efficienza dell’era delle macchine e in una società democratica, aperta e onesta”. Un tipo di idealismo che secondo il critico del New York Times avrebbe raggiunto l’apice nel periodo che dal movimento dei diritti civili giunge sino alla guerra in Vietnam e del Watergate, quando i giornalisti erano considerati esempi incontrastati di onestà e imparzialità.
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    The building’s basic shape is simple and primary, and relates to the Manhattan grid of streets. Occupying nearly half a block between West 40th and 41st streets, the slender, 52-storey cruciform tower meets the ground at 8th Avenue. Floors zero to four step out behind the tower to fill the plot with a four-storey podium. Wrapped around a courtyard garden, this lower section of the building is the newspaper’s newsroom, nicknamed ‘the Bakery’ because the journalists work all night here preparing...

    Project details
    • Year 2007
    • Work finished in 2007
    • Client New York Times
    • Status Completed works
    • Type Corporate Headquarters
    • Websitehttp://www.rpbw.com
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