Negozio Olivetti

Venice / Italy / 1958

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Il Negozio Olivetti viene commissionato nel 1957 da Adriano Olivetti all’architetto veneziano Carlo Scarpa (1906-1978) come showroom per prodotti della società di Ivrea. L’intervento dura circa due anni e si conclude nel 1958.
L’ambiente misura 21 metri di profondità, 5 di larghezza e 4 di altezza e in origine si presenta piuttosto angusto, poco illuminato, diviso in due vani da una parete, con due piccole scale che portano a un secondo piano e a un ammezzato molto bassi.
Scarpa riorganizza completamente lo spazio, elimina il muro di tramezzo, inserisce lateralmente due lunghi ballatoi e colloca la scala al centro della nuova sala, trasformandola così nel fulcro spaziale dell’ambiente.
Altro punto focale è la scultura Nudo al sole (1956) di Alberto Viani, opera che l’architetto inserisce sopra una base in marmo nero del Belgio, coperta da un velo d'acqua in leggero movimento.
Viene inoltre aumentato il numero delle vetrine e realizzato il pavimento con un mosaico in tessere di vetro di varie dimensioni e colori diversi secondo la zona del Negozio: l’area d’ingresso è rossa, la parte centrale bianco-grigia, la zona di accesso laterale è blu mentre quella del retro è gialla.
La varietà dei materiali è ridotta ma selezionata attentamente: lastre di marmo di Aurisina per il pilastro (preesistente) e il pavimento del pianerottolo dell’ammezzato, palissandro per i ripiani per le macchine Olivetti, ancorati solo anteriormente a terra e sostenuti da aste in acciaio inossidabile; teak africano per i ballatoi. Le pareti sono in stucco veneziano su pannelli, inframmezzati da luci fluorescenti verticali protette da lastre di vetro satinato. Lampade in ebano scorrevoli su cavi d’acciaio costituiscono ulteriori punti luce dell’ambiente. Le vetrine, in cristallo molato, sono montate a filo di facciata, e presentano viti piombate a vista e intelaiature metalliche con tagli angolari che ammorbidiscono l’ortogonalità delle cornici.
Al piano superiore, le finestre sulla piazza sono schermate all’interno da grate scorrevoli ovali in teak e palissandro, mentre i ripiani per le macchine da scrivere sono in palissandro o in metallo e vetro. Le due stanze laterali, di cui una è tuttora adibita ad ufficio, presentano pareti a stucco o a calce rasata.
Il motivo della grata in teak si ritrova nella copertura della “porta d’acqua” verso il rio sul retro; qui è visibile inoltre la parte inferiore dell’alta semicolonna in pietra e stucco che prosegue nell’ammezzato con un vano portafiori.
L’attuale allestimento del FAI ricostruisce - grazie alla donazione dei pezzi da parte di Olivetti - l’esposizione originale di calcolatrici e macchine da scrivere.
(a cura di Lucia Borromeo Dina)

L'intervento di conservazione del negozio Olivetti in piazza San Marco
L'impegno della Soprintendenza di Venezia nella tutela del Negozio Olivetti, inaugurato sul progetto di Carlo Scarpa nel 1958, è sempre stato guidato dalla più ampia attenzione all'opera del grande architetto veneziano e alla sua valorizzazione.
Nello straordinario contesto dell'area marciana, si inserisce questa preziosa architettura contemporanea che, pur offuscata negli ultimi anni dall'uso improprio, è stata al centro dell'attenzione di storici e critici dell'architettura di tutto il mondo.
L'attività di tutela e salvaguardia ha animato il riconoscimento dell'interesse storico-artistico del Negozio e degli arredi di pertinenza fino ad ottenere il decreto di vincolo il 17 marzo 1997 ritenuto indispensabile dall'architetto Roberto Cecchi, allora soprintendente per i Beni Architettonici e paesaggistici di Venezia, per avviare gli interventi di conservazione.
A partire da quella data, infatti, la Soprintendenza ha avviato una vivace e proficua corrispondenza con le Assicurazioni Generali puntando al comune intento del recupero del manufatto e delle necessarie condizioni per una fruizione collettiva dello spazio.
Nella relazione di vincolo vengono descritti minuziosamente i locali, gli elementi costruttivi, le finiture e ogni altro aspetto riconducibile allo stato originario dell'opera realizzata distinguendolo dalle parziali modifiche introdotte con il progetto di adeguamento dell'architetto Giuseppe Davanzo nel 1984 che lo avevano poi destinato a vendita di souvenirs.
In molti anni, l'attività di studio e tutela dell'opera di Carlo Scarpa aveva già dato risultati importanti. Nel 1996 si era concluso il restauro dell'Aula Manlio Capitolo all'interno del Tribunale Civile e Penale di Venezia (il progetto di Scarpa risaliva al 1955-1957) e nel giugno 2006 la biglietteria della Biennale ai Giardini era interamente ricomposta e ricollocata in opera. Parallelamente, in collaborazione con il Comune di Venezia erano stati conclusi i lavori del Giardino delle Sculture ideato da Carlo Scarpa per gli allestimenti della XXVI Biennale nel 1952 e del monumento alla Partigiana sulla Riva dei Partigiani ai Giardini di Castello. La Fondazione Querini Stampalia aveva promosso un'importante campagna di interventi conservativi dell'area Scarpa, il restauro del ponte di accesso e l'area del giardino, mentre l' Università di Ca' Foscari, nell'ambito di un complessivo restauro della propria sede, aveva realizzato l'intervento conservativo dell'aula degli Atti Accademici Mario Baratto il cui progetto risaliva al 1935.
Tutti questi interventi sulle opere di Carlo Scarpa costituiscono un apparato di esperienze ricco e complesso che attendeva ancora di menzionare la restituzione del Negozio Olivetti sollecitata, in più occasioni, dal sindaco Massimo Cacciari.
L'assoluta necessità degli interventi conservativi si poneva però in un contesto ricco di interazioni: il degrado dei materiali mostrava l'uso improprio e poneva la questione tecnica di un loro recupero integrale; le continue richieste d'ingresso, da parte di studiosi, architetti e semplici visitatori, richiamavano la fragilità dei materiali impiegati e ponevano l'interrogativo su un adeguato livello di fruizione compatibile con l'eccezionalità del luogo. E, ancora, quell'opera che Carlo Scarpa aveva seguito in tutta la sua travagliata ideazione e realizzazione sarebbe stata ri-trovata in buona parte integra, oppure le modificazioni e l'incendio, sviluppatosi in una stanza dell'ammezzato, avevano lasciato segni oramai indelebili sul monumento?
L'esperienza maturata nei precedenti restauri e la decennale collaborazione con l'architetto Tobia Scarpa, nel progetto di ampliamento delle Gallerie dell'Accademia, hanno costituito un sostanziale punto di partenza per avviare un intervento che mostrava grande criticità. Da qui è nato l'impegno di assumere la direzione scientifica degli interventi di conservazione con lo scopo di garantire il rigore metodologico e la massima qualità possibile nelle delicate operazioni di conservazione. Anche il contestuale restauro delle Procuratie Vecchie, sempre sostenuto dalle Assicurazioni Generali proprietarie del Negozio, ha favorito la collaborazione diretta tra committente, tecnici incaricati, soprintendenza e restauratori.
Subito è stata accolta la richiesta della Soprintendenza di attuare una collaborazione per la stesura condivisa di un progetto conservativo superando l'iniziale proposito di limitarsi ad un intervento di manutenzione superficiale che non avrebbe garantito l'esito prefissato, ma condividendo la necessità di affrontare un intervento conservativo importante, approfondito e decisivo per il suo futuro.
Per comprendere l'effettiva portata culturale dell'architettura scarpiana, va ricordato che nel 2001 venne costituito il Comitato Paritetico Ministero dei Beni Culturali-Regione del Veneto per la Valorizzazione delle Opere di Carlo Scarpa. L'attività del comitato è stata determinante ai fini della concreta azione di studio e di tutela sia delle opere realizzate che della valorizzazione dell'Archivio Scarpa acquisito dal Ministero.
È nel 2009, proprio in seno al Comitato Paritetico, che viene illustrata la precaria situazione in cui versa il Negozio Olivetti. Quale azione immediata di tutela il comitato delibera di far eseguire un rilievo architettonico, in alta definizione, interamente finanziato dalla Regione del Veneto che lo rende disponibile alla Soprintendenza di Venezia.
Con l' approvazione del finanziamento si dà concreto avvio alla collaborazione tra Regione del Veneto, Soprintendenza, Assicurazioni Generali per il restauro del Negozio. A tutti gli effetti si è trattato di una sorta di 'pronto intervento' con lo scopo primario di tutelare il luogo attraverso una serie coordinata di indagini conoscitive degli spazi e del loro stato di degrado.
La ditta Sat Survey esegue i rilievi, l'Arcadia Ricerche svolge le analisi chimico-fisiche integrate e le campionature sui materiali mentre l'architetto Carlo Capovilla e la ditta Zanon, che avevano già lavorato alla costruzione del Negozio, coordinate dall'architetto Gretchen Alexander, collaborano nell'attività di supporto in modo da ottenere in tempi rapidi il quadro completo delle conoscenze.
Il rilievo viene eseguito - come per l'Aula Manlio Capitolo, il ponte della Querini e l'aula di Ca' Foscari - secondo le modalità previste nel protocollo speciale per i rilievi delle opere di Carlo Scarpa.
Le operazioni di rilievo, in generale, consentono una profonda e dettagliata conoscenza del manufatto sia dal punto di vista dei materiali impiegati che della loro organizzazione costruttiva e, successivamente, l'utilizzo dei dati raccolti consente la comprensione di tutti gli elementi che sono chiamati ad essere protetti, sia dal punto di vista formale che da quello dei contenuti che l'autore ha inteso trasmettere. D'altro canto, il rilievo è l'unico strumento ad alta definizione per la produzione di una memoria del fabbricato, memoria che molto spesso rischia di essere compromessa non solo da interventi e manutenzioni grossolane, ma anche da piccole e continuate alterazioni che nel tempo incidono sostanzialmente sull'originale.
L'intero sistema delle indagini e delle campionature sui materiali, ovvero intonaci, stucchi, vernici, livelli di umidità e salinità delle murature, polverizzazioni, distacchi, rigonfiamenti e lacune dei pavimenti, ma anche impianti elettrici recenti, modifiche dell'illuminazione, riscontro degli elementi mancanti degli arredi fissi e mobili, restituiscono lo stato di consistenza del Negozio orientando il progetto di conservazione e il recupero di quando è stato rimosso e accantonato.
Lo stato di fatto mostrava le reali situazioni di degrado che investivano le superfici interne ed esterne, lapidee, lignee e metalliche. L'area intorno alla scala, i rivestimenti, la pietra d'Istria in particolare presentavano alterazioni dovuti ai trattamenti protettivi eseguiti in passato e uno spesso strato di depositi polverulenti e salini. L'umidità e la ciclicità delle maree aveva causato la decoesione sull'abbassamento in pietra Aurisina e sui monoliti della scala, sulle superfici in calce rasata dei soffitti e delle pareti con fenomeni di fessurazione e alterazione cromatica. Un principio di incendio aveva inoltre ricoperto di nero fumo le pareti ed i soffitti delle stanze al piano superiore.
Alcune ridipinture avevano alternato le cromie originarie e le superfici di ottone e lega di ferro erano in parte ossidate e corrose.
All'esterno, la pietra d'Istria utilizzata per il rivestimento, i capitelli e le paraste manifestavano il degrado tipico delle superfici esposte agli agenti atmosferici che si sommavano agli effetti delle maree evidenti nelle parti più basse dei rivestimenti esterni.
La diagnosi dei fenomeni accertati, uniti alla ricerca documentaria e alle fotografie realizzate a suo tempo dall'architetto Giuseppe Davanzo, hanno reso possibile la individuazione delle modificazioni intenzionali rispetto a quelle derivate dal degrado proprio dei materiali.
Le decisioni assunte hanno rigorosamente rispettato il minimo intervento che è stato possibile con saggi e prove di pulitura, protezione ed integrazione dei materiali originali, ottenuti per successive approssimazioni. La questione è di notevole importanza, sotto il profilo conservativo, dato che gli interventi del 1984 avevano investito tutte le superfici a stucco veneziano restituendole, al momento degli interventi, con una coloritura giallo-ocra a tratti lucida e riflettente. L'evidente contrasto con le tonalità di grigio della pietra aurisina e il colore grigio dello stucco originale, ancora presente nelle parti nascoste delle scale che non erano state rifatte, ha spinto verso la rimozione delle strato recente. Una decisione difficile perchè non era possibile conoscere preliminarmente lo stato conservativo e quindi la reale possibilità di recupero, dello strato sottostante. Tuttavia, il confronto tra le interferenze cromatiche dei materiali naturali e la più recente stesura dello stucco, apparivano molto accentuate e in forte discordanza con i toni delle tessere pavimentali, delle zoccolature, dei gradini e, in definitiva, con la raffinatissima armonia del luogo. La lunga e accurata rimozione dello strato di stucco giallo-ocra ha impegnato un gruppo di restauratori di assoluta competenza fino a restituire l'originale grigio-aurisina, perfettamente conservato e integrato solo in alcuni piccoli dettagli. La materia e l'immagine originale erano ancora integre e finalmente svelate.
Le superfici lapidee e quelle in calce rasata hanno subito le operazioni di pulitura, consolidamento e protezione specifiche in base alla loro composizione e sui pannelli in stucco lustro veneziano sono state eseguite delle integrazioni alle lacune esistenti su tutti i livelli della stratigrafia. Anche le superfici metalliche sono state riportate allo stato originale rispettando ogni elemento progettato, mentre sono state sostituite delle parti di minuteria che l'ossidazione aveva compromesso. Diversi tipi di protettivi, calibrati anche in ragione della caratteristiche di reversibilità e manutenibilità nel tempo, permetteranno interventi che non alterino la consistenza dei materiali e consentiranno, all’attenta gestione da parte del FAI, di preservare con le massime cure questo monumento di grande valore. La fragilità del Negozio esige una fruizione attenta e consapevole dove la lettura degli spazi e della straordinaria qualità delle lavorazioni eseguite da Carlo Scarpa siano protagoniste assolute: un luogo in cui si può imparare una delle più importanti lezioni di architettura del Novecento.
Renata Codello - Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia

Verità Nascoste. L’architettura dell’“ascolto” nel restauro conservativo del Negozio Olivetti
Comunemente la definizione di “fare l’architetto” presuppone una naturale connessione con l’idea di “progettare”, quindi con il modificare e il trasformare, al fine di concretizzare la propria visione, rendendola da empirica a tangibile. Diverso da questa canonica concezione di architettura è stato il progetto del restauro del Negozio Olivetti: non si trattava più di plasmare un’idea, ma di fare un esercizio di silenzioso e rispettoso ascolto. Non vi era la possibilità, né sarebbe stato giusto, inserire qualcosa di nuovo, creare qualcosa, ma al contempo ci si trovava immersi in un luogo di incertezza che ogni giorno portava alla luce nuove scoperte. Infatti l’attività di restauro del Negozio è, ed è stata, un percorso che ogni giorno ci propone nuovi elementi compositivi, dettagli che rappresentano quell’idea originale di Scarpa e che il tempo e le modifiche apportate dai conduttori del Negozio avevano nascosto. L’atteggiamento e l’approccio ai lavori, richiesto a tutti i partecipanti, era un composto di umiltà e riflessione: non si poteva lasciare che la propria visione personale prendesse il sopravvento. Più volte infatti – se non continuamente - ci siamo interrotti, chiedendoci se stessimo imponendo una nostra volontà, se il risultato di quella decisione fosse troppo impregnato di una nostra idea personale. Proprio interrogandoci e riflettendo riuscivamo a tornare sulle orme di quell’idea originale, portando alla luce le sue iniziali superfici e forme.
Quando sono entrata nel Negozio per la prima volta, lo spazio si presentava offuscato dagli anni di abbandono, quasi come fosse velato dalla nebbia veneziana, sbiadito nella monumentale antichità delle Procuratie Vecchie. Nel silenzio l’aria di apprensione negli sguardi di chi era con me è qualcosa di impossibile da trasmettere: la sfida era capire come procedere e quale metodo seguire.
Partendo dalle immagini risalenti all’apertura del negozio nel 1958, siamo riusciti a percepire l’armonia tra le superfici, il cui contrasto opaco-lucido si fondeva così semplicemente e naturalmente; allo stesso modo, nonostante le fotografie fossero rigorosamente in bianco e nero, si coglieva l’armonia dei cromatismi, che dialogavano tra loro esaltando la complessità del contrasto tra le superfici e al contempo legandole perfettamente. Proprio perché stupiti e catturati da tale fusione di contrasti, nella fase iniziale del lavoro visitavamo il Negozio continuamente, come se stessimo facendo un percorso di avvicinamento delicato a quelle forme, quasi un corteggiamento. Le operazioni si limitavano a scattare fotografie, a guardare attentamente, per ore, nella spasmodica attesa di scoprire, di veder apparire sempre più nitidamente quell’idea originaria.
L’attenzione nella tensione di far trasparire lo spazio nella sua iniziale concezione era incrementato dalla conoscenza di pochissimi disegni originari del Negozio Olivetti. Inoltre, un importantissimo aiuto ci è stato fornito dall’archivio dell’ingegnere che all’epoca curava l’intervento con Scarpa; è stato per noi fondamentale in quanto ci descriveva gli interventi costruttivi da lui eseguiti entrando talvolta in dettagli molto specifici. Disponendo di calcoli strutturali è stato possibile delineare un’analisi complessiva specifica e soprattutto precisa. Abbiamo, quindi, potuto capire tecnicamente la concezione che stava alla base del sistema di statica del Negozio, la modalità creata per il deflusso dell’acqua alta e alcuni sistemi di aggancio degli enigmatici rivestimenti. Tutti dettagli fondamentali, che compongono l’unicità del Negozio Olivetti. Questo materiale ci ha dato delle nuove basi su cui appoggiarci, nonostante le visite rimanessero sempre frequenti al fine di risolvere sempre di più l’enigma della geniale composizione scarpiana.
Al termine di queste operazioni preliminari di rilievo, siamo passati alla seconda fase:una nuova ed esaustiva campagna di analisi ed indagine di tutte le superfici. Inizialmente analizzavamo piccole porzioni, parti dell’insieme, che pian piano ci riportavano a concetti più ampi, che legavano e legano ogni singolo dettaglio. I risultati emersi dalle prime campionature, in particolare su alcune minimi saggi aperti sul soffitto, sul pavimento e sulle varie superfici verticali, interpolati ai dati iniziali delle indagini stratigrafiche, hanno fatto trapelare le prime sorprese. Con un’attenzione quasi maniacale sono iniziate le analisi e le contro verifiche: gli strati di colore sono stati analizzati più volte sotto la lente a grandezze progressive per verificarne, con la maggior certezza possibile, gli elementi di composizione, al fine di dare garanzie e sicurezze alle scelte da fare per il restauro.
È bastato un semplice campione di lavaggio sui pavimenti “reinterpretati” alla veneziana per intravedere ancora l’abbinamento cromatico perfetto con la superficie di stucco, calce rasata e pietra. Una breve nota sulla ricchezza del pavimento principale, apparentemente caratterizzato da una cromia neutra, sulle tinte dell’avorio-grigio chiaro. In realtà è composto da un insieme di colori tenui (rosa, azzurro, verdino, giallino) che danno vita ad un colore neutro unico: complesso, ma perfetto sfondo per far risaltare le pareti e il soffitto.
Invece – sempre per tornare alle premesse di “ascolto” del processo di restauro – a tutt’oggi non abbiamo avuto il coraggio di intervenire su molte delle superfici metalliche. Ognuna delle prove eseguite infatti sembrava snaturare, in un certo senso, l’insieme dell’intento del nostro restauro. Ad oggi non è stato possibile trovare il metodo di attenuare la patina del tempo e del degrado, senza giungere ad un risultato di brillantezza artefatta, che stonerebbe con la naturalezza dell’idea, sia originale, sia dell’intervento da noi perseguito.
È inoltre di particolare interesse l’intervento sull’elemento complementare allo spazio Olivetti: la vasca di marmo nero del Belgio con la scultura Nudo di Alberto Viani. Anche qui, dopo un’attenta campionatura, è stata rimossa la patina di sporco opaco e si è così potuto di ridare la meritata lucentezza alla scultura di Viani. Il ripristino di tali elementi ha fatto sì che l’opera del maestro si completasse: lo studio dei cromatismi delle superfici ha permesso di riscoprire nuovi elementi, come i giochi di luce delle superfici metalliche ritornate a brillare, in contrasto con il calore ritrovato degli elementi lignei, che si amalgamano ulteriormente perdendosi nel riflesso calmo dell’acqua della fontana, che moltiplica incessantemente l’immagine del Nudo, creando un insieme omogeneo e compatto che lascia l’osservatore estasiato. La stessa pavimentazione del Negozio, una volta inondata dalle acque delle maree, funge da specchio ulteriore, trasformando un elemento naturale da sempre considerato come un “impedimento”, in qualcosa che rende lo spazio ancora più magico e surreale. La vasca nera, in questi momenti unici, sembra sprofondare in una nuova e momentanea vasca madre, quasi galleggiando dentro di essa e permettendo alle tessere di mosaico che la compongo di riflettere nuova luce, inondando lo spazio di nuovi riflessi.
Le Assicurazioni Generali Spa, con il loro generoso contributo, hanno permesso il restauro del Negozio Olivetti restituendo, così, non solo a Venezia ma al mondo, un importante pezzo di architettura contemporanea. Ringraziamo ancora le Assicurazioni Generali che, come simbolo del loro impegno a Venezia, ne hanno affidato la gestione al FAI, gesto che permetterà allo spazio di essere vissuto nuovamente dal pubblico. E quindi, nel nome del pubblico, ringraziamo tutti anticipatamente il FAI per l’impegno preso di condurre il Negozio Olivetti sicuri che la loro gestione sarà in linea con l’essenziale tutela che lo spazio scarpiano merita. Vorrei, però, sottolineare che non si può dire, giunti a queste fasi di rifinitura dei dettagli di quell’idea originale alla quale dovevamo sostanzialmente ridare vita e lucentezza, di aver concluso. È evidente che il restauro del Negozio non potrà mai dirsi ultimato definitivamente, in quanto il tempo, la soggezione alle maree, le condizioni d’uso e il tempo continueranno a trasformare e a “stagionare” l’opera di Scarpa, che necessiterà inevitabilmente di nuovi interventi, al fine di mantenere vive e perfettamente osservabili genialità e bellezza. Mi auguro quindi che negli anni vengano fatti successivi monitoraggi, operazioni e restauri dell’opera, nella speranza che questo nostro percorso di 12 mesi non sia che l’inizio di una cura e di un’attenzione continua che uno spazio ed un’opera di questo calibro richiede. Allo stesso modo ritengo sia prezioso ed essenziale che i progettisti che potranno condurre un futuro intervento, seguano anch’essi un percorso di umile ascolto, limitandosi a far rinascere e a rianimare uno spazio e un’idea che non possono e non devono essere intaccati da mani o visioni diverse da quelle originali del genio di Carlo Scarpa.
Gretchen Alexander Gussalli Beretta
Progettista e direttore dei lavori



Orari apertura
Da martedì a domenica
Da aprile a ottobre: 10.00 – 19.00
Da novembre a gennaio: 10.00 – 17.00

In caso di acqua alta l’orario potrà subire delle modifiche.

Modalità di visita
La visita guidata si svolge per piccoli gruppi e si effettua sino ad esaurimento posti.
Durata della visita: 30 minuti circa.

Biglietti
Intero: € 5.00
Ridotto: € 2.00
- Bambini (4-12 anni)
- Residenti Comune di Venezia
Gratuito
- Iscritti FAI e National Trust
- Studenti delle Università di Architettura da tutto il mondo

Invito alla visita
Sarà disponibile una scheda descrittiva del Negozio Olivetti in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, cinese, giapponese e russo.

In occasione dell’apertura del Negozio Olivetti è stato creato un sito ad hoc con la storia del Negozio, la biografia di Carlo Scarpa, le immagini, i video e tutte le informazioni per la visita www.negoziolivetti.it
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    Il Negozio Olivetti viene commissionato nel 1957 da Adriano Olivetti all’architetto veneziano Carlo Scarpa (1906-1978) come showroom per prodotti della società di Ivrea. L’intervento dura circa due anni e si conclude nel 1958. L’ambiente misura 21 metri di profondità, 5 di larghezza e 4 di altezza e in origine si presenta piuttosto angusto, poco illuminato, diviso in due vani da una parete, con due piccole scale che portano a un secondo piano e a un ammezzato molto bassi. Scarpa riorganizza...

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