“Christ’s resurrection” church

Sesto S.Giovanni / Italy / 2010

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The place, an industrial periphery, and the existing building to be demolished, a “warehouse” church built in the Sixties by some priests-labourers, generated a “dry” project, which deals with the difficult problem of a contemporary church without indulging in any structural exhibitionism or in “free” figurative attempts. The simple rectangle of the central space is inflected by two “sails” frescoed by Hélenè Delprat and surrounded by a series of transition spaces with the city, the parish center, the soccer field. Façade and bell-tower are treated as autonomous elements which embrace the concave forecourt, protecting it from the “back noise” of the city. [IT] Una chiesa oggi “Mi turbai in questi pensieri vedendo sulle riviste (e al vero) alcune “chiese moderne” chiese sofisticate, e chiese” pinocchio”: erano essenza di religione? Dove erano “strutturalmente interessanti” il diavolo non aveva tentato lo spirito dell’Architetto? (…) San Francesco, religioso puro, non aveva nella chiesa francescana, stanzone rettangolare, puro, ritrovato l’essenziale per la costruzione religiosa? (…) allora quattro mura e un tetto: la chiesa francescana, la chiesa essenziale: sui muri le storie sacre dipinte, pagine di devozione.” Gio Ponti, Amate l’architettura, Genova 1957, p.265 Progettare una chiesa e un centro parrocchiale significa interrogarsi sul mistero della fede, ma anche sui tentativi storici di dare forma a questo mistero La storia della comunità cristiana è anche la storia dei luoghi da essa creati e ritenuti degni di ospitare il sacro. Le chiese antiche ci rassicurano come luoghi di pace per la loro presenza attiva nella città. La loro forma, la forma delle piazze e dei sagrati che le fronteggiano, sono parte integrante della nostra esperienza quotidiana, luoghi ospitali che accolgono la nostra vita. Oggi abitiamo in una città nuova, diversa, fatta spesso di oggetti autonomi, indifferenti gli uni agli altri. In questa nuova condizione metropolitana gli edifici non appaiono più legati insieme da uno spazio significativo, ma si presentano come frammenti sparsi nella corrente di un traffico spesso solo veicolare. La risposta architettonica ai nuovi edifici di culto appare in molto casi inadeguata; perso il ruolo di emergenza urbana e architettonica, le chiese sono state spesso assimiliate al concetto di “servizio” o di “attrezzatura” della città in espansione. Talvolta il progetto dei nuovi edifici di culto ha reagito a questa condizione di solitudine aumentando gli effetti; in molte nuove chiese la volontà di distinguersi dalla banalità delle nostre periferie, unita alla perdita di una lingua comune, ha generato architetture pretenziose, incapaci di generare quel senso edificante che il luogo di culto meriterebbe. Qual è la forma di una chiesa nella società di oggi, nelle inedite e cangianti condizioni della città e del territorio contemporanei? La disposizione d’animo verso la verità, la semplicità, l’adeguatezza alla liturgia e alla vita della comunità cristiana devono fondare ogni ragionamento sulle nuove chiese. Le loro forme concrete possono scaturire da un progetto al contempo innocente e colto: innocente per guardare al mistero della fede con occhi nuovi, colto per distillare in esso la storia millenaria dell’esperienza cristiana, con le sue architetture e le opere d’arte che continuano a commuoverci, che appartengono alla storia della religione, a quella dell’arte, a quella della cultura. Ma le forme storiche non sono riproducibili in quanto tali, perché non esistono più le condizioni che le avevano generate, e la loro copia risulterebbe vuota e falsa. Il progetto Il contesto - una periferia industriale - e l’edificio esistente da sostituire, una chiesa “capannone” costruita negli anni sessanta da alcuni preti operai, hanno generato un progetto asciutto, che affronta il difficile tema di un luogo di culto contemporaneo senza indulgere in esibizionismi strutturali o in ricerche figurative “libere”. Le quantità richieste dal programma e i vincoli dati dagli edifici preesistenti e dagli spazi aperti di pertinenza configurano una soluzione spaziale compatta; all’interno e all’esterno di questa, il progetto tenta di creare una serie di spazi ospitali in rapporto con la città, il complesso parrocchiale esistente, il campo sportivo. Il volume della chiesa è scavato per dare vita a spazi coperti di accoglienza verso la strada a sud e verso i filari a ovest. La facciata su strada, il campanile, le nuove recinzioni e gli elementi accessori configurano un profilo concavo che definisce il sagrato, risolvendo al contempo la potenziale contraddizione tra impianto della chiesa perpendicolare alla strada e “viste lunghe” dalla facciata su strada da via General Cantore e da via Pisa. Il fronte su via Pisa si colloca idealmente nella lunga tradizione delle facciate “a vento”, da quella della seicentesca chiesa di Vigevano di Juan Caramuel (autore del dotto trattato sull’ “Arquitectura civil recta y obliqua”) fino alla chiesa di Gio Ponti in via Paolo Giovio a Milano. Se il suo coronamento prende il filo e la giacitura del vicino oratorio, l’inflessione planimetrica dei suoi due lati crea uno luogo coperto di fronte all’ingresso abbracciando lo spazio del sagrato. Intorno al volume principale dell’aula un corpo più basso coperto da un tetto a falda ospita gli ambienti di servizio e di vita sociale del complesso parrocchiale: gli uffici del parroco, la sala riunioni, l’ingresso alla sala interrata in diretto rapporto con lo spazio aperto, la sacrestia. Se la disposizione generale delle parti è del tutto tradizionale, le proporzioni degli ambienti, l’illuminazione, il disegno semplice dei luoghi liturgici e degli arredi esprimono la ricerca di un carattere adeguato - al contempo accogliente e profondo - per i luoghi di una comunità cristiana di oggi, dove contemplazione e azione nel mondo, quotidianità e senso del sacro non sono momenti separati, ma aspetti di un sentire unitario. La disposizione dei nuovi ambienti del complesso parrocchiale vuole massimizzare il loro rapporto con gli spazi aperti, aprendoli a quelle occasioni dello stare insieme che costituiscono un elemento cardine della sua vita. L’interno dell’aula liturgica vuole essere uno spazio sereno, mistico ma non teatrale, quotidiano ma non prosaico. La sua architettura è contemporanea; in essa risuonano tuttavia i due grandi paradigmi tipologici delle chiese storiche: quello longitudinale ad aula unica, con un percorso assiale centrato sul presbiterio, e quello a pianta centrale o ovale raccolto intorno all’altare. Nelle loro innumerevoli variazioni questi due tipi spaziali sono spesso uniti in molti esempi storici, dalla cappella Pazzi del Brunelleschi o dal S.Andrea sulla via Flaminia del Vignola, dove una cupola circolare o ellittica si imposta su un semplice volume rettangolare, fino a molti esempi barocchi di discendenza richiniana o guariniana. Il progetto della nuova chiesa vuole piuttosto interpretare il tipo alla luce della sua evoluzione postconciliare, tematizzando la nuova centralità dell’altare senza cadere negli eccessi di appiattimento del tipo chiesastico su quello dell’auditorium o della sala assembleare. La coesistenza di centralità e assialità (pur contenuta dalle proporzioni non troppo allungate dell’aula principale) risuona anche di due diverse matrici figurative: la chiesa francescana e domenicana, “povera” e vasta, marcata dalle grandi strutture a vista del tetto, e l’avvolgente spazio dipinto delle chiese della Controriforma. Dal portale sul sagrato si accede a uno spazio trasversale più basso che costituisce un elemento di transizione tra sagrato e aula; esso contiene il fonte battesimale, con il ricordo della sua antica posizione “esterna” all’aula. Il soffitto dell’aula rettangolare è ritmato dalla tettonica primaria delle fitte nervature trasversali che contengono i lucernari. Due leggere “vele” sospese dipartono dalle pareti per chiudersi verso il centro; un grande lucernario sulla parete di fondo porta la luce da nord sopra il presbiterio. Tutte le superfici esterne della chiesa sono rivestite in elementi dalla dimensione costante ma dal materiale variabile: pietra di Trani bianca, pietra Serena grigia, zinco ossidato, vetro trasparente o retro verniciato. La disposizione variata dei materiali crea una sequenza complessa, che unifica le aperture in vetro all’interno di un disegno astratto in rapporto con i diversi spazi prospicienti. Il volume della chiesa cerca con il contesto un rapporto “edificante”, che sappia individuare e ospitare il momento contemplativo del sacro all’interno della vita quotidiana della città piuttosto che contrapporlo a questa, nella tradizione di un’architettura religiosa che contribuisca all’edificazione dei luoghi collettivi della città. Progetto Preliminare Cino Zucchi Architetti Cino Zucchi, Helena Sterpin, Filippo Carcano, Cinzia Catena, Silvia Cremaschi, Cristina Balet Sala Con Anna Bacchetta, Annalisa Romani, Martina Valcamonica, Valentina Zanoni Progetto Definitivo. Progetto Esecutivo Zucchi & Partners Cino Zucchi, Nicola Bianchi, Andrea Viganò, Leonardo Berretti, Ivan Bernardini Direzione lavori Zucchi & Partners Nicola Bianchi, Marcello Felicori Rendering Filippo Facchinetto Modelli Filippo Carcano, Paola Andreoli, Roberto Rezzoli Consulenti esterni Liturgista Don Giovanni Mariani, Don Giovanni Zuffada Stima dei costi Zucchi & Partners Strutture Mauro Giuliani Redesco srl Consulenza illuminotecnica Cinzia Ferrara Ferrara Palladino srl Impianti Gianfranco Ariatta Ariatta ingegneria dei sistemi srl
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