Auditorium Oscar Niemeyer

Auditorium di Ravello Ravello / Italy / 2010

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Lo scorso 28 maggio, Antonio Bassolino si è recato a Rio de Janeiro per ritirare l’ormai concluso progetto dalle mani di Niemeyer.
Perché proprio un architetto brasiliano a disegnare il progetto del nuovo auditorium di Ravello?
La scelta è tutt’altro che casuale e non è legata solo alla prestigiosa fama che l’architetto gode nel panorama dell’architettura contemporanea; ha, invece, radici più profonde.
La S3-Studium, scuola di specializzazione manageriale con sede in Italia e in Brasile, si occupa della realizzazione di seminari sul rapporto tra organizzazione e creatività, seminari che raccolgono un numero sempre più numeroso di partecipanti brasiliani. Gli incontri si sono sempre svolti in un auditorium ricavato da una chiesa del XII sec, spazio molto suggestivo ma non più sufficiente per contenere il pubblico.
Di qui l’idea e la proposta del giornalista Roberto D’Avila di chiedere proprio all’architetto brasiliano di disegnare uno spazio che accogliesse le numerose manifestazioni culturali della cittadina posta sulla costiera amalfitana.
Ravello presenta un’architettura che affonda le sue radici nell’epoca romana e soprattutto medievale; quindi il problema è stato quello di arrivare ad un progetto, ad un’opera d’arte moderna che da un lato non stridesse e non fosse in contrasto con l’identità architettonica di Ravello e dall’altro aprisse nuove vie estetiche.
Ed è proprio questo che Niemeyer, con il suo progetto, è riuscito ad ottenere; il suo auditorium rappresenta una vera e propria chiave di volta nella modernizzazione estetica, nella spinta culturale, nel progresso occupazionale ed economico del paese. Inoltre nell’architettura di Niemeyer, come in tutta l’area amalfitana, dominano la linea curva e il colore bianco tanto che lo stesso architetto afferma: “Non è l’angolo retto che mi attrae, e nemmeno la linea retta, dura, inflessibile creata dall’uomo. Ciò che mi attrae è la curva libera e sensuale. La curva che incontro nelle montagne del mio paese, nella donna preferita, nelle nuvole del cielo e nelle onde del mare. Di curve è fatto tutto l’universo. L’universo curvo di Einstein.”
Nello studio di questo spazio, l’architetto brasiliano è partito proprio dal plastico, visti anche i problemi legati al dislivello del terreno: “…il terreno irregolare, stretto, con una inclinazione trasversale molto accentuata. Di qui l’iniziativa di far costruire un plastico.” E ancora: “…non pensavo affatto a un’opera costosa che potesse implicare dei movimenti di terra non necessari e perciò ho assunto come punto di partenza la decisione di localizzare il parterre esattamente secondo l’inclinazione data e il progetto ha cominciato a sorgere.”
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