Casa JMG

Polignano A Mare / Italy / 2016

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Gli edifici che caratterizzano il paesaggio rurale, in gran parte ancora integro, di queste zone possiedono un forte carattere simbolico, un preciso e riconoscibile linguaggio architettonico. Quando mi capita di recuperarli e integrarli, come in questo caso, all’interno di un progetto più ampio che prevede la realizzazione di nuovi volumi, ne sono ovviamente condizionato ma, ancor prima, affascinato e ispirato. Se da un lato è importante conservare la loro identità all’interno del nuovo contesto, nello stesso tempo è altrettanto importante farli diventare parte di un “tutto” senza soluzione di continuità tra passato e presente, tra vecchi e nuovi stili, anche di vita.


In questa particolare situazione, la sostenibilità del progetto non può prendere in considerazione solo gli aspetti tecnici e costruttivi dell’intervento di trasformazione ma, in termini di memoria, deve riguardare anche le modalità di recupero dei caratteri del passato e la loro riproposizione in chiave contemporanea.
Oscilliamo continuamente tra la ricerca di contemporaneità e il bisogno di simboli, tra la spinta verso l’innovazione e il legame con la tradizione. Il mio scopo è quello di tentare di superare la dicotomia tra i due opposti bisogni rendendoli complementari.
Chi decide di costruire o recuperare un fabbricato in questo particolare contesto per trascorrere anche solo una parte del proprio tempo, lo fa per il desiderio di “appartenere” a questi luoghi, di stabilire un legame intimo con il territorio e ciò che esso esprime.
Da questo punto di vista, l’approccio progettuale non può quindi essere orientato esclusivamente ai bisogni primari dell’uomo, alle sue necessità biologiche o all’organizzazione dello spazio in termini funzionali. L’architettura deve tendere a creare un sistema in equilibrio tra ambiente artificiale (quello che creiamo noi con i nuovi interventi e con il nostro modus vivendi) e ambiente naturale, comprendendo in questo anche le architetture rurali tradizionali, sorte per lo più in modo spontaneo. Attraverso l’integrazione e la giustapposizione (e non contrapposizione) dei vari elementi, artificiali e naturali, questi possono diventare parte di un unico, organico e fluido paesaggio.


Le richieste dei committenti erano chiare. Desideravano una nuova casa contemporanea che potesse ospitare due famiglie in modo da garantire la reciproca privacy, una zona living/spazio comune da condividere, una dependance riservata agli ospiti, una piscina e tanto spazio esterno da vivere con gli amici. Ma, soprattutto, valorizzare il contesto.
L’idea è stata quindi di realizzare una corte “rurale” delimitata, da un lato, dal trullo preesistente (dove è stata collocata la dependance per gli ospiti), negli altri due lati da un nuovo edificio a forma di “L” e, nel lato verso valle, dalla piscina.
La casa principale (il nuovo edificio) è composta dai due lati della “L” dove sono collocate le camere da letto che si affacciano sulla parte opposta della corte, così da garantire riservatezza alla zona notte e più intima della casa, e da un parallelepipedo centrale dove si trova la zona living e la cucina/pranzo. Quest’ultima parte della casa è completamente aperta verso la corte, e una grande vetrata inquadra la corte e il trullo. Una richiesta dei proprietari era, infatti, quella di poter godere il più possibile della sua presenza e dell’ambiente circostante, forse il motivo principale che li aveva spinti ad acquistare la proprietà. Così facendo, il trullo diviene parte integrante del nuovo contesto senza tuttavia perdere la sua specifica identità e, credo, senza rischiare al contrario di essere decontestualizzato. Per evitare questo rischio ho cercato le giuste distanze, altezze e proporzioni tra gli edifici della corte, e lavorato sui colori, texture e materiali dei nuovi edifici.
Modificando leggermente le quote del terreno, ho quindi collocato il nuovo edificio allo stesso livello dell’edificio esistente per evitare di sovrastarlo. Analizzando gli elementi stilistici e linguistici dell’architettura tradizionale locale, ho realizzato il nuovo edificio partendo dalla rilettura del basamento in pietra del trullo; non solo per stabilire una continuità linguistica con quest’ultimo, ma anche per ridurre la percezione e l’impatto dei nuovi volumi e collegare i due edifici sia spazialmente che cromaticamente. Al di sopra del basamento in pietra posata a secco e rastremata alla sommità, il fabbricato termina con una muratura intonacata di calce bianca, tipica di quelle zone, che ne riduce la massa senza tuttavia ridurne la forza espressiva, accentuando il senso di orizzontalità dell’edificio. Per contenere ulteriormente l’impatto del nuovo fabbricato, ho frammentato l’edificio inserendo tra i due lati della “L” un volume volutamente contrastante sia per forma che per colore, anche per evidenziarne la diversa destinazione d’uso. Questo parallelepipedo, netto e squadrato, è completamente rivestito con una parete in doghe di larice tinte di nero, che ha anche una funzione di doppia pelle ventilata per aumentare l’isolamento termico dell’involucro edilizio. La scatola nera contiene la zona comune, living e cucina, ed è, come già detto, completamente aperto verso la corte tramite una grande vetrata scorrevole.
Gli infissi sono realizzati in acciaio corten, materiale naturale che richiama i colori della terra - che qui è di un colore rosso/marrone brunastro - per una maggiore integrazione con il contesto.
Internamente ho lavorato principalmente sulla luce - che in estate è molto intensa - cercando di “catturarla” attraverso aperture pensate per fare in modo che entrasse anche dall’alto e si riflettesse morbidamente sulle superfici interne e sugli oggetti evitando forti effetti di chiaro/scuro. Volevo che internamente si creasse un ambiente “morbido” e rilassante, ma nello stesso tempo era mia precisa intenzione ottenere un deciso contrasto di luminosità tra interno ed esterno per accentuare la percezione dell’ambiente circostante; volevo che le aperture verso l’esterno fossero una sorta di schermo cinematografico o di quadro luminoso sul quale “proiettare” il mutare del paesaggio esterno. Per fare questo ho realizzato superfici opache e di colore scuro: i pavimenti sono in cemento industriale marrone/nero levigato a mano e infine cerato, mentre le pareti sono in malta e calce di colore grigio.
All’esterno ho lasciato volutamente il terreno com’era in origine per non snaturare il carattere rurale della proprietà. Ho creato alcune zone suddividendo queste e i percorsi con muretti molto bassi trattati con calce bianca, segni semplici e minimali sul terreno. Le pavimentazioni sono in cemento lisciato a mano dello stesso colore della pietra che affiora dal terreno e, attorno alla piscina, in legno di larice naturale del colore della corteccia degli alberi di ulivo che non sono stati toccati.

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    Gli edifici che caratterizzano il paesaggio rurale, in gran parte ancora integro, di queste zone possiedono un forte carattere simbolico, un preciso e riconoscibile linguaggio architettonico. Quando mi capita di recuperarli e integrarli, come in questo caso, all’interno di un progetto più ampio che prevede la realizzazione di nuovi volumi, ne sono ovviamente condizionato ma, ancor prima, affascinato e ispirato. Se da un lato è importante conservare la loro identità...

    Project details
    • Year 2016
    • Work finished in 2016
    • Status Completed works
    • Type Single-family residence / Country houses/cottages / Interior Design / Building Recovery and Renewal
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