Hearst Tower

Sede del gruppo editoriale Hearst New York / United States / 2006

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Hearst Tower revives a dream from the 1920s, when publishing magnate William Randolph Hearst envisaged Columbus Circle as a new media quarter in Manhattan. Hearst commissioned a six-storey Art Deco block on Eighth Avenue, anticipating that it would eventually form the base for a tower, though no such scheme was ever advanced. Echoing an approach developed in the Reichstag and the Great Court at the British Museum, the challenge in designing such a tower at seventy years remove was to establish a creative dialogue between old and new.


The new tower rises above the old building to a height of forty-four-storeys, linked on the outside by a skirt of glazing that encourages an impression of the tower floating weightlessly above the base. At the base of the tower, the main spatial event is a lobby that occupies the entire floor plate of the old building and rises up through six floors


Like a bustling town square, this dramatic space provides access to all parts of the building. It incorporates the main elevator lobby, the Hearst staff cafeteria and auditorium, and mezzanine levels for meetings and special functions. Structurally, the tower has a triangulated 'diagrid' form - a highly efficient solution that uses 20 per cent less steel than a conventionally framed structure. With the corners cut back between the diagonals, it creates a distinctive facetted silhouette on the Manhattan skyline.


The building is also significant in environmental terms. It was built using 85 per cent recycled steel, its heating and air-conditioning equipment utilises outside air for cooling and ventilation for nine months of the year, and it consumes 25 per cent less energy than an equivalent office building that complies minimally with the respective state and city codes.


As a result, it was the first office building in Manhattan to achieve a gold rating under the US Green Building Council's Leadership in Energy and Environmental Design (LEED) programme. As a company, Hearst places a high value on the quality of the working environment - something it believes will become increasingly important to its staff in the future - and it is hoped that Hearst's experience may herald the construction of more environmentally sensitive buildings in the city.


 


[IT]
Situato lungo la Ottava Avenue della Grande Mela, il nuovo grattacielo si sviluppa al di sopra del vecchio quartier generale della Hearst Corporation. Quest’ultimo è un edificio Art Déco di sei piani progettato negli anni ‘20 dall’architetto Joseph Urban per William Randolph Hearst il quale, non appena i lavori furono completati (1928), anticipò da subito l’intenzione di fare della struttura la base di un futuro grattacielo destinato a diventare la nuova pietra miliare della città. Dopo quasi ottanta anni, Norman Foster ha dato forma all’intenzione originaria del committente. La nuova struttura si sviluppa su 46 piani per 182 metri di altezza ed una superficie complessiva di 67mila metri quadrati. L’atrio principale dà accesso a tutte le parti dell’edificio. Qui trovano spazio la lobby dell’ascensore principale, la caffetteria, un auditorium e livelli amezzati per incontri ed eventi speciali. Del vecchio edificio, svuotato per poter costruire il nuovo grattacielo all’interno dei muri perimetrali, non rimangono che le facciate Art Déco. Al momento della demolizione parziale della vecchia struttura, furono conservati tutti i materiali con l’idea di riutilizzarli per il futuro grattacielo. E così è stato. L’ossatura metallica della Hearst Tower è stata infatti realizzata utilizzando ben l’85% di acciaio riciclato. La struttura triangolare delle travi in acciaio, che incorniciano diagonalmente le grandi porzioni di vetrata, disegna un modulo a forma di diamante. Non si tratta di una mera scelta estetica. Le forme triangolari hanno infatti consentito un risparmio di acciaio del 20% in meno rispetto alle quantità utilizzate per una tradizionale struttura, pari a 2mila tonnellate di acciaio. La Hearst Tower è stata concepita nel massimo rispetto ambientale. Non solo utilizzo di materiali riciclati e scelte progettuali volte all’impiego di minori quantità di acciaio. Realizzare un grattacielo secondo i principi della bioarchitettura è stata sin dall’inizio l’ossessione di Norman Foster. Obiettivo che il celebre architetto è riuscito a raggiungere. La torre Hearst consuma infatti il 25% di energia in meno rispetto ai tradizionali grattacieli newyorkesi. Un record in termini di risparmio energetico, che è stato premiato con la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), protocollo americano che analizza sei differenti parametri qualitativi: sostenibilità dell’insediamento, consumo efficiente di acqua, consumo efficiente di energia e contenimento delle emissioni in atmosfera, impiego di materiali e consumo di risorse, qualità degli ambienti indoor, principi di progettazione e innovazione. Il vetro a bassa emissione scelto per il rivestimento esterno consente la penetrazione della luce naturale e protegge al tempo stesso l’edificio dall’eccessivo riscaldamento. All’interno sono inoltre stati installati, su ogni piano, dei sensori che regolano l’intensità della luce artificiale a seconda della quantità di luce naturale che penetra dall’esterno. Il tetto del grattacielo è stato inoltre progettato in modo che fosse in grado di raccogliere il 25% dell’acqua piovana. Quest’ultima viene convogliata in una cisterna situata nel sottosuolo, in grado di contenere fino a 53mila litri di acqua. Tale sistema consente di soddisfare la metà del fabbisogno dell’intero edificio. La sua applicazione più spettacolare trova spazio nell’atrio, dove una cascata di acqua riciclata di 8 metri umidifica l’ambiente in inverno e lo raffresca in estate.

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    Hearst Tower revives a dream from the 1920s, when publishing magnate William Randolph Hearst envisaged Columbus Circle as a new media quarter in Manhattan. Hearst commissioned a six-storey Art Deco block on Eighth Avenue, anticipating that it would eventually form the base for a tower, though no such scheme was ever advanced. Echoing an approach developed in the Reichstag and the Great Court at the British Museum, the challenge in designing such a tower at seventy years remove was to establish...

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