Riqualificazione del porto del porto del Granatello e della fascia costiera di Portici

Progetto Vincitore del Concorso per la Riqualificazione del porto del Granatello e della fascia costiera di Portici Portici / Italy / 2007

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Natura e costruzione

Tutte le carte storiche, anche quelle precedenti la Reggia di Portici, mostrano il carattere originario e identitario del Granatello: una gobba lavica scivolata dal Vulcano al mare, nella stessa direzione dell’ordinata e grandiosa topografia costiera, quella sequenza di solchi e segni in cui si inscrivono anche i lotti accostati, stretti e lunghi delle ville, che legano in un concatenamento semplice e forte, scala geografica e scala architettonica. L’unitarietà di questo disegno topografico riposa sulla coerenza tra luogo naturale, assetto di acque, strade e proprietà, e costruzione vera e propria, sul legame dunque tra ragion pratica e ragione estetica, tra cose date e necessarie –terreno e acqua- e cose volontarie, la costruzione e la sua bellezza.

La costruzione della ferrovia

Nelle carte del Noja e del ROT appare chiaro il profilo della gobba: un ciglio alto, coperto a verde, che si affaccia sulla spiaggia sottostante. Nella carta successiva al 1839 la ferrovia Napoli Portici sembra appoggiarsi sulle quote basse del terreno percorrendolo come un “teodolite continuo”, misurandone l’orografia e la costruzione e attraversa dunque la gobba rimanendo sottoposta, incassata nel suolo. Inizialmente la ferrovia si limita ad attraversare il territorio senza interromperne il principio costruttivo. Solo successivamente innalzerà barriere o scaverà i suoi fianchi cancellando la gobba e imponendo una logica autonoma e assoluta, introversa e impermeabile ai territori percorsi, e da belvedere mobile aperto sul paesaggio si trasformerà in corridoio chiuso ai lati contribuendo alla frantumazione di questa terra; frantumazione che il bando di concorso riconosce e si propone di fronteggiare. Con un forte disegno unitario.

Ma in un luogo come questo il forte disegno urbano già c’è, bisogna solo ritrovarlo, rimetterlo in gioco, evitare altri errori di frammentazione; in un luogo come questo bisogna capire cosa è rimasto tra mare e ville e progettare per levata, non per aggiunta, collaborando con le cose che esistono, ripercorrendone i principi, le misure, rievocandone il mondo formale e figurativo. In un luogo come questo, per avviare un processo di riqualificazione e non farsi più fermare da niente, bisogna tenere lo sguardo immobile proprio sul disegno storico, non smettere di interrogarlo per trovare, anche oggi, le riposte ai problemi.

Scelte strategiche

Il progetto utilizza i salti di quota tra binari e suolo urbano per coprire la ferrovia, facendo avanzare, ove possibile, tutti i muri di contenimento esistenti tra Pietrarsa e Granatello, ottenendo la ricostruzione dell’impronta della gobba lavica, la riconnessione funzionale col mare e quella figurativa e architettonica con la costruzione storica: le vedute del Gravier e Jolivet -con la sequenza di muri, rampe, contrafforti, scalinate, portali che interpretano l’andamento del suolo e lo scandiscono in alzato- rende chiaro il campo di riferimento del progetto. Di questo mondo formale e architettonico villa d’Elboeuf è, per molte ragioni, elemento fondativo: ad essa si riferisce il bacino portuale, l’elemento, insieme al Muro, più visibile del progetto, impostato su un asse centrale, attestato a terra sulla nuova stazione/porta lungo il Muro, e verso il mare su una diga foranea, quasi parallela alla costa. 530 posti barca garantiscono convenienza e fattibilità finanziaria e gestionale all’operazione, senza gigantismi fuori scala, inscrivendo vecchio e nuovo porto in una misura e in una relazione ancora riconoscibile e sostanzialmente unitaria. Al di sopra del Muro che ridefinisce il profilo della gobba, il terreno sistemato a verde prosegue il Parco della Reggia e moltiplica e compone, con principio paratattico unitario ma non monocentrico, allineamenti e giaciture del disegno storico. Scale e ascensori del parcheggio multipiano sottostante, convenientemente ricavato dalla copertura dell’area FS dismessa, scandiscono il suolo insieme a griglie di aerazione, pergole, panchine, definendo il disegno complessivo.

L’avanzamento oltre i binari del terrapieno è una scelta strategica adoperata ogni qualvolta la ferrovia è sottoposta al terreno, e consente la riconnessione di ville e tessuto urbano col mare e la definizione di un fronte nel quale trovano più giusta collocazione il bastione di villa Menna, intorno al quale è scavata una vasca d’acqua, e il kaffee haus di Villa Lauro Lancellotti, spostato oltre i binari e riproposto nel suo carattere singolare di collegamento geniale tra villa e mare. L’attracco a Pietrarsa si inscrive in questo ordinato ridisegno del water front.

Membri del Gruppo:

Arch. Edoardo Guazzoni (capogruppo)

Prof. Arch. Valeria Pezza
Arch. Renato Capozzi
Arch. Angelo Paolo Albano

Prof. Arch. Uberto Siola ( U.Siola e associati )
Arch. Federica Visconti ( U.Siola e associati )
Arch. Emmanuel Cecchi ( U.Siola e associati )

Arch. Francesco Bocchino (S.A.A.B. Progetti Studio Architetti Associati Bocchino )
Arch. Fabrizio Mirarchi (S.A.A.B. Progetti Studio Architetti Associati Bocchino )
Arch. Salvatore Solaro
Arch. Edzard Gunther Friedrich Schultz (HEINLE, WISCHER UND PARTNER)

Prof. Arch. Emma Buondonno
Arch. Antonio Capone
Arch. Giancarlo Battista
Ing. Goffredo Di Rienzo

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    Natura e costruzione Tutte le carte storiche, anche quelle precedenti la Reggia di Portici, mostrano il carattere originario e identitario del Granatello: una gobba lavica scivolata dal Vulcano al mare, nella stessa direzione dell’ordinata e grandiosa topografia costiera, quella sequenza di solchi e segni in cui si inscrivono anche i lotti accostati, stretti e lunghi delle ville, che legano in un concatenamento semplice e forte, scala geografica e scala architettonica. L’unitarietà di...

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