Fondation Jérôme Seydoux-Pathé

Paris / France / 2014

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The art of inserting a building into an historical city block means engaging in an open, physical dialogue with those already there. Building onto an extant structure also presents an opportunity for a more widespread renovation project, a reclaiming of space. The new headquarters of the Fondation Jérôme Seydoux-Pathé is an unexpected presence, a curved volume one glimpses floating in the middle of the courtyard in which it sits, anchored on just a few supports. On the ground, there is a stand of birch trees, a floral island set in the dense mineral context of the city. The Fondation Jerôme Seydoux-Pathé is an organization dedicated to the preservation of Pathé’s heritage, and to the promotion of the cinematographic art. Its new headquarters [sits at the centre of a block in the XIII arrondissement, where an old mid-19th century theatre - transformed into a cinema (one of the first ones in Paris) in the mid-1900s and then radically transformed again in the 1960s - once stood]. The new building, [which will be finished over the next few months], will house Pathé’s archives, some (spaces for temporary exhibitions as well as for the permanent collection) (including a 70-seat screening room), and the offices of the Foundation. The project called for the demolition of the two existing buildings to create an organic “creature” that better responds to the restrictions of the site. [The idea was to respond to the functional and representative programme requested by the Fondation, while at the same time increasing the quality of the space surrounding the new building] The façade on the avenue des Gobelins has been restored and preserved, due to its historical and artistic value. Decorated with sculptures by [a young] Auguste Rodin, it is not only a historical landmark, but also an iconic building for the Gobelins area. A new transparent building just behind the façade functions as the foundation’s public access. Looking like a greenhouse, it offers a view on the interior garden through the transparent ground floor of a second building in the central court that houses the project’s main functions. The peculiar design of this building is determined by the site’s major limits and requirements. While respecting the distances with the surrounding buildings, the building improves the neighbour’s access to natural light and air. By reducing the footprint, the project creates space for a garden in the back of the site. The upper part of the building is made of glass, providing natural light for the office spaces of the Foundation. From the street the building is only perceived through the and over the restored façade like a discreet presence during the daytime, while it will be softly glowing at night. Design team: B. Plattner and T.Sahlmann (partner and associate in charge) with G.Bianchi (partner), A.Pachiaudi, S.Becchi, T.Kamp; S.Moreau, E.Ntourlias, O.Aubert, C.Colson, Y.Kyrkos (models) Consultants:  VP Green (structure); Arnold Walz (model 3d); Sletec (cost consultant); Inex (MEP); Tribu (Sustainability); Peutz (acoustics); Cosil (Light); Leo Berellini Architecte (interiors)

[IT]
Inserire un'architettura all'interno di un isolato storico obbliga a un dialogo ravvicinato, fisico, con le preesistenze. Costruire sul costruito può essere un'occasione di riqualificazione diffusa, di riconquista dello spazio. La nuova sede della Fondation Jérôme Seydox-Pathé è una presenza inattesa, un volume curvo che si intravvede galleggiare al centro della corte in cui si è appoggiato, ancorandosi in pochi punti. Il nuovo edificio lascia spazio, a terra, per un giardino di betulle, un'isola vegetale nel denso contesto minerale della città. La Fondation Jérôme Seydox-Pathé è un’istituzione privata che ha tra le sue funzioni la conservazione dell’archivio della casa di produzione Pathé e, in generale, la promozione e la divulgazione del cinema e della sua storia. La nuova sede è al centro di un isolato del XIII arrondissement, dove prima c'era un vecchio edificio teatrale di metà Ottocento, trasformato a inizio Novecento in sala cinematografica (una delle prime di Parigi) e radicalmente modificato negli anni Sessanta. La nuova architettura, che sarà completata nei prossimi mesi, ospiterà gli archivi Pathé, alcuni spazi espositivi (temporanei e per la collezione permanente), una sala di proiezione di 70 posti, e gli uffici della fondazione. Al posto dei due corpi del vecchio teatro è stata realizzata una “creatura” organica che reagisce positivamente alle condizioni del contesto. L'idea è quella di rispondere al programma funzionale e rappresentativo richiesto dalla Fondazione aumentando contemporaneamente la qualità dello spazio circostante alla nuova architettura. Per il suo valore storico e artistico, è stata conservata e restaurata la facciata esistente su Avenue des Gobelins: la presenza di due sculture giovanili di Auguste Rodin ­la rendono un'icona consolidata del quartiere. Subito al di là di questa facciata storica, una prima costruzione, trasparente e simile a una serra, funziona come ingresso alla Fondazione. Da questo spazio lo sguardo può spingersi all'interno della corte, incontrando il corpo principale e poi traguardandolo attraverso il piano terreno vetrato fino ad arrivare al giardino di betulle sul fondo dell'isolato. Come detto, i caratteri di questa nuova architettura sono fortemente connessi con i vincoli del sito e con i requisiti che il progetto doveva soddisfare. Il rispetto delle distanze dalle costruzioni limitrofe migliora le condizioni generali di illuminazione e di ventilazione; la riduzione della superficie occupata a terra ha permesso di realizzare il giardino interno. La parte superiore dell'edificio principale è vetrata, e questo fa sì che gli uffici della Fondazione, che occuperanno gli ultimi due livelli, godano ampiamente della luce naturale. Durante il giorno la nuova architettura, che si percepisce parzialmente dalla strada attraverso e al di sopra della facciata restaurata, è una presenza discreta nella vita del quartiere. La notte sarà una leggera apparizione luminosa.

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