La nostra intenzione era quella di dare un' immagine non architettonica alla cantina che dal 1960 svolge la sua attivitá, creando un´immagine unitaria con quello che di recente si é andato a sviluppare nelle tecnologie e nelle immagini contemporanee.
Proprio a sottolineare la volontá di affermare questa differenza, le parti aggiunte di recente simboleggiano lo sviluppo e la tecnologia dei tempi moderni che dovrebbe essere riconosciuta come tale.
Il progetto architettonico segue il concetto della filosofia legata alla cantina dove il progresso della viticoltura rimane il punto centrale.
Da un lato la facciata in quercia riprende le antiche tradizioni della fermentazione in botti di rovere, dall´altra il materiale metallico simboleggia lo sviluppo della tecnica nella produzione e nella conservazioni in fusti metallici per la grande produzione.
La facciata in quercia é stato il primo intervento su un impianto che si vede ancora oggi in via di progettazione di alcune sue parti.
Nella prima fase per l´appunto é stata giustapposta una seconda pelle di metallo e legno ad una distanza di 50 cm che gioca con spaziature, aperture, colori e ombre per un risultato finale di 45 metri per 9 di altezza strutturata in tre parti differenti, dove per ognuna di queste si é cercato un ritmo in modo tale che il risultato finale sia una differenza nell´unitarietá dell´insieme.
Sull´altro lato si trova invece la facciata di pannelli neri di lamiera stirata che ancora una volta cerca una complicitá relazionale con altezze e distanze, allo stesso tempo il materiale svela e cela dietro se stesso la realtá antecedente risaltandone le caratteristiche o nascondendola del tutto a seconda dell´inclinazione dalla quale la si osserva.
La facciatta in pannelli metallici segue “organicamente” il vecchio edificio, allargandosi e stringendosi all´occorrenza, appoggiandosi senza disturbare le attivitá e le attrezzature giá presenti in sito.
Insieme con l´artista Philipp Messner la facciata metallica é stata arricchita da zone circolari in acciaio inox lucidato, simile a specchi, installati come costellazioni, sia singolarmente che in gruppo a differenti altezze e in differenti posizioni.
Queste superfici riflettenti generano una rottura sulla facciata, inoltre a casusa del continuo movimento dell´osservatore le superfici riflettenti generano sempre un continuo cambiamento del punto di vista nel riflesso, sia di giorno che di notte, al tempo stesso, vista nel suo complesso, l´installazione riprende il concetto del grappolo, da dove tutto ha inizio.
Legno e acciaio, contrasto materico che genera un diretto contatto con la cantina come spazio , si mettono in relazione con la natura, si aprono alla differenza arrivando ad una fusione completa con lo spazio circostante che li ospita generando una continua tensione che aiuta l´una all´accettazione dell´altra arrivando a quel concetto di “non Architettura” che il progetto persegue inserendosi con forza e con educata differenza nel paesaggio e con il paesaggio.