Chiesa Marco de Canaveses, Oporto, 1990-‘97
Alvaro Siza
La chiesa sorge a pochi chilometri da Oporto ed è una piccola parte di un complesso più ampio che comprende un auditorium, una scuola di catechesi e la casa per il parroco. Il lotto si presenta con molti livelli di quota, si affaccia su una strada d’intenso traffico ed è circondata da edifici di pessima qualità. Siza si trova non semplicemente di fronte alla necessità di costruire un complesso parrocchiale, ma al compito di creare un luogo nuovo che sostituisca un luogo così angusto.
La distribuzione della chiesa avviene su due livelli: l’assemblea al piano superiore e la cappella mortuaria a quello inferiore. Quest’ultima diventa quasi la fondazione della chiesa stessa e mediante i muri in granito e il chiostro segna il distacco dalla strada.
Il centro principale, quello parrocchiale e la residenza del parroco costituiscono in pianta un’U grande in contrapposizione ad una più piccola costituita dalla torre campanaria e da quella del battistero. La gran facciata verticale nasce proprio grazie a questa contrapposizione, ed è l’uso della piccola scala e della grande scala a dare la possibilità di confrontare il complesso parrocchiale gli edifici intorno.
Siza prende come architettura di riferimento una residenza per anziani posta su una quota superiore, con affaccio sulla strada e fa sviluppare da questa tutto il complesso, in maniera corretta e ordinata, ottenendo come risultato finale la realizzazione di un sagrato che si affaccia sulla valle di Marco de Canaveses. La stessa apertura della chiesa, costituita da una porta alta 12m, esiste in funzione del sagrato e viene aperta solo in occasioni particolari. L’accesso vero e proprio avviene attraverso una porta vetrata sotto la torre di destra. L’asimmetria dell’accesso è sottolineata dall’inserimento di una finestra lunga e bassa nella parete di destra, permettendo una continua visione dell’esterno. Tutto è quindi contrapposto alle alte aperture poste sulla parete curva ed inclinata della parete di sinistra.
Siza ha ricevuto molte critiche sia per la strana collocazione delle finestre, sia per l’inserimento della statua della Vergine alta quanto i fedeli e priva di piedistallo, sottolineando la funzione di mediatrice tra l’uomo e Dio. Il piano della celebrazione è sollevato su tre gradini e presenta alle spalle due porte da cui entra una luce molto chiara, filtrata da un camino alto. L’illuminazione è naturale, quindi varia al variare del Sole.
Tutta la costruzione della chiesa deriva da un insieme di riflessioni fatte sui cambiamenti delle funzioni, come la celebrazione della messa che non vede più l’uomo religioso di spalle ai fedeli, ma frontale, annullando così l’organizzazione tradizionale della chiesa. Ciò non deve però costringere la forma ad un auditorium. La prima esigenza di Siza era quindi quella di unire il celebrante con la collettività: sostituisce perciò le pareti concave dell’abside con pareti convesse, per conservare una relazione tra gli oggetti e i movimenti. Tutti gli elementi intorno all’altare hanno il compito di definire lo spazio, come se la chiesa si sviluppasse per aggregazione di componenti.
Caratteristico è il livello della sala mortuale, la cui distribuzione dipende dalla visione che si ha in Portogallo della morte. Qui, infatti, durante il funerale si creano due anelli: il primo costituito dalle persone più vicine al defunto ed il secondo dalle persone che soffrono di meno. Ecco quindi la distinzione tra il chiostro, in cui ci si può riunire anche per fumare una sigaretta, e una galleria, a seguito del chiostro. A poca distanza dalla prima c’ è la seconda galleria con una finestra verticale da cui è visibile la strada. Chiude il percorso la camera mortuale da cui attraverso un finestra orizzontale è possibile vedere la gente che entra e che esce. Tutto è circolare, i percorsi tornano tutti al punto di partenza.
Il battistero non è posto accanto all’altare, ma vicino all’ingresso per segnare la presenza dei fedeli.
Le pareti interne presentano un basamento rivestito d’azulejo che permette giochi di luci, i giunti a vista segnano maggiormente la loro presenza e danno continuità con l’intonaco. I materiali usati, legno, intonaco e azulejo sono in perfetta compenetrazione tra loro.
Uno studio attento è stato dedicato da Siza alla croce, rivestita con una lamina d’oro e posta vicino all’altare e con i bracci che evidenziano la longitudinalità della sua posizione.
All’esterno il materiale usato è il granito sia per la leggerezza sia per la sua adattabilità con l’enorme volume bianco. “A seconda del trascorrere delle ore del giorno la chiesa si smaterializza oppure risalta con prepotenza: anche per questa ragione era necessario adottare un basamento che l’ ancorasse al suolo, come accade nelle costruzioni precolombiane che ho potuto studiare in Perù” (Siza, 1990).
Autore: Francesca Riso
Bibliografia:
- Alvaro Siza, Kenneth Frampton-Electa, 2000