Il tema spaziale affronta la questione della rigenerazione dei tessuti urbani marginali della città di Gioia Tauro con un'attenzione particolare all'ampia area compresa fra il bacino di ingresso al porto e il centro storico. Un'area piuttosto eterogenea caratterizzata da un lato dallo sfrangiamento del tessuto residenziale di margine, minuto, incompleto e qualitativamente molto scadente, che ha progressivamente invaso e distrutto l'area degli agrumeti che originariamente separavano la città antica dal piccolo insediamento dei pescatori a ridosso del mare. A scala territoriale l'intervento si confronta con i segni determinati dal fiume Budello con i suoi argini di contenimento, il grande porto mercantile internazionale, e i terreni residualmente utilizzati ad aranceto oppure lasciati incolti per la maggiorparte. Questi elementi piuttosto che essere considerati dei limiti, definiscono delle soglie di mediazione tra l'esistente e il nuovo nucleo urbano di progetto. L'intervento prevede da una parte un grande parco costituito da giardini di agrumeto, punteggiato da un sistema di piccole residenze unifamiliari; accanto il centro polifunzionale, grande "contenitore"di spazi per la cultura, lo svago e lo sport, sul cui tetto si articola un sistema di terrazze/giardino. Attraverso una grande piazza si passa gradualmente alle aree di pertinenza private con un nuovo quartiere residenziale, dotato di uffici, piccoli negozi, luoghi di svago, che completano il tessuto edilizio esistente. Con la folta chioma di ulivi, essenza propria di questo territorio, si delimita un margine compatto del progetto con l'intento di mediare quel "feroce"salto di scala fra la città e l'immenso porto mercantile. Gli spazi fra le cose diventano i luoghi più significativi, ovvero grandi piazze, stanze e teatri a cielo aperto usati come occasione di incontro e aggregazione sociale.