L’intervento propone, di connettere la nuova area con la cortina storica esistente ricavando un nuovo ingresso che costituisce l’elemento di passaggio ed aggregazione tra l’esistente ed il nuovo.
Il contesto si caratterizza per l’univocità del paesaggio caratterizzato da terreni di vocazione agricola, prevalentemente vigneti nativi in una valle ricca di accentuati dislivelli.
Il progetto, attraverso l’uso attento della metafora, propone la costruzione di un nuovo corpo di fabbrica sollevato dal terreno mediante filari di pali di acciaio, essi oltre ad assolvere il compito strutturale riprendono la matrice organica degli allineamenti dei vigneti ed i rispettivi sostegni. Il risultato tenta di emulare la naturalezza delle peculiarità presenti nello skyline. Per alleggerire lo sguardo e il concetto opprimente della “città dei morti” il nuovo edificio si configura come una sorta di palafitta, staccata da terra come per evocare il concetto religioso di resurrezione o facilitarne l’ascesa al regno dei cieli.
Per quanto riguarda il tamponamento esterno è caratterizzato da blocchi splittati con finitura al grezzo accostati tra loro mediante un’attenta variazione cromatica tendente al grigio e al bianco per integrarsi al meglio con i colori del cimitero esistente. Lo stesso paramento murario verrà in parte smaterializzato con aperture direttamente esposte alla vista della vallata. La forma, in questa lettura ravvicinata, si sgretola e lo spazio diventa centrifugo, proiettando lo sguardo e il confine stesso della cappella al di là del suo perimetro: quasi una inversione di significato che il grigio colore ‘areale’ aiuta a realizzare. I muri non chiudono/racchiudono lo spazio ma divengono frammenti indipendenti anticipando il concetto di Pavillosystem introdotto da Emil Kaufmann come principio fondativo e interpretativo dell’architettura moderna.