Il Museo di Arte Romana di Merida sorge in un terreno che conserva tracce dell’antico tessuto edilizio romano, di fronte alle rovine del Teatro e dell’Anfiteatro costruiti da Agrippa nel 18 a.C.
L’edificio, un grande volume quasi cieco, ha uno schema costituito da due corpi separati dall’antica via romana e collegati da una passerella sospesa sui resti archeologici.
Il primo ospita il Museo vero e proprio, il secondo le funzioni direzionali e di servizio, tra uffici, sala conferenze, biblioteca, laboratori di restauro, caffetteria.
Il corpo del museo e’ caratterizzato da un grande spazio centrale a tutta altezza che ospita i ritrovamenti principali, e da una serie di ambienti laterali, distribuiti su tre livelli e definiti da grossi muri paralleli ortogonali a tale spazio centrale, in cui sono custoditi i reperti di minore valore. I resti del tessuto edilizio romano si trovano sotto il piano della navata principale, interrati di due livelli rispetto alla quota dell’ingresso; da qui, attraverso un passaggio sotterraneo, e’ possibile raggiungere l’area del Teatro e dell’Anfiteatro.
Il Museo e’ concepito secondo uno schema diverso dal tradizionale percorso museale fatto di spazi in sequenza, configurandosi piu’ come una “biblioteca”, come museo-archivio in cui i reperti sono collocati in un unico grande spazio che permetta al visitatore di muoversi al suo interno con la piu’ampia liberta’.
Il secondo corpo, dalla forma piu’ irregolare, ha una distribuzione interna piu’ libera, in cui gli ambienti di servizio si alternano a passerelle e vuoti sui resti archeologici.
La distinzione di questi due corpi di fabbrica e’ leggibile anche all’esterno: il corpo del museo appare piu’ imponente, solido, a volte monumentale (vedi la facciata sud), mentre la parte che ospita i servizi sembra piu’ un grosso edificio residenziale.
I materiali utilizzati per la costruzione sono il mattone (che fa da cassaforma ad una anima in cemento armato) per le strutture in elevazione, lastre di granito della dimensione di 70 cm x 70 cm per il pavimento, e acciaio laminato per la carpenteria.
Il Museo di Arte Romana di Merida e’ un opera di notevole importanza poiche’ affronta e risolve in modo innovativo alcuni delicati problemi della ricerca architettonica.
In questa sede mi interessa valutare due aspetti del progetto: la capacita’ di relazionare le scelte architettoniche ai conoscimenti di altre discipline, e la maniera di tener conto del contesto e di relazionarsi alla scala urbana.
Architettura/archeologia
L'architettura del Museo di Merida si confronta con la disciplina archeologica, utilizzando elementi e immagini gia' sperimentati in pittura da Gian Battista Piranesi.
La relazione con l’archeologia e’ diversa a seconda che si tratti di “luogo” antico o di ”oggetto” antico. Nel primo caso il Museo si configura come nodo che, connettendo i tre luoghi dell’archeologia (il tessuto edilizio, il Teatro e l’Anfiteatro), crea un unico grande parco archeologico. A tal fine l’edificio sorge sui resti del tessuto edilizio, inglobandolo; da un lato lo separa dal grande ambiente espostivo, dall’altro lo collega (attraverso un passaggio interrato) all’area del Teatro e dell’Anfiteatro.
L’”oggetto” antico e’ decontestualizzato, pertanto Moneo crea un grande spazio, che allude virtualmente alle antiche costruzioni romane, nel quale gli oggetti ritrovati possano essere ricollocati: l’intenzione e’ quella di restituire un luogo ai reperti, ma non potendo costruirlo fisicamente, ne viene ricostruita l’atmosfera. Questa operazione e’ ottenuta attraverso soluzioni quali: un trattamento delle facciate esterne tale che l’edificio appaia quasi totalmente cieco, solido e inaccessibile; un interno netto e definito in cui si concentri ogni sforzo compositivo, e nel quale i reperti siano collocati ad una distanza relativamente ampia l’uno dall’altro; una scala architettonica immensa, quasi monumentale; una sequenza seriale e prospettica di elementi costruttivi quali muri, contrafforti e arcate; un materiale costruttivo come il mattone a vista, ereditato, finanche nelle dimensioni (strette e allungate, appositamente prodotte per il museo), dagli edifici romani; un attenta disposizione delle aperture, dei lucernai e delle finestre che possano filtrare la giusta luce nei vari punti del grande spazio espositivo.
La luce e’ sicuramente uno dei temi centrali del progetto poiche’ crea, forse piu’ che gli archi e i contrafforti, l’ atmosfera “romana” di cui parliamo La navata centrale e’ illuminata da lucernai zenitali che infondono una luce diffusa e omogenea; gli spazi laterali sono illuminati da finestre situate molto in alto, con una luce che raggiunge le statue della collezione in maniera indiretta, e che grazie alla presenza di muri longitudinali non arriva alla navata centrale; infine, le finestre a nord garantiscono una luce diretta necessaria per illuminare le lapidi e le inscrizioni.
Il Museo di Merida non e' un edificio che ha la pretesa di essere romano, bensi’ luogo moderno che, attraverso opportune soluzioni architettoniche, ricrea una atmosfera antica: “En el Museo di Merida, la nueva arquitectura abraza a un tiempo presente y pasado. La sensacion de que el visitante contempla la Merida romana se hace presente en el Museo y de ahí que las gentes lo valoren en cuanto que arquitectura: entienden que a ella se debe tal experiencia” (R.Moneo, in una intervista realizzata da A.Barcena, pubblicata in Ronda Iberia, nov.1998).
Il processo progettuale di Moneo e’ quello analogico, che parte dalla conoscenza dello spirito della Roma antica, e attraverso l’astrazione delle forme architettoniche, crea un’atmosfera che possa comunicare delle sensazioni. La domanda alla quale l’edificio risponde e’: come poter conservare e visitare le rovine romane nella giusta atmosfera, affinche’ il rapporto antichita’-presente venga ristabilito? Il problema della tipologia e del richiamo agli elementi architettonici diviene quindi secondario, e comunque un mezzo e non un fine.
Architettura/pittura
Il Museo di Merida, con la sua volonta’ di produrre un’atmosfera romana attraverso l’uso di forme architettoniche astratte e virtuali, denuncia un chiaro riferimento agli acquaforti di Giovan Battista Piranesi, da cui deriva “un idea oniricamente dilatata dello spazio interno: in una moltiplicazione indefinita di vani, nel loro aprirsi ed incontrarsi in un montaggio fondato sulla ripetizione” (D.Vitale, "R.Moneo architetto – progetti e opere", in Lotus n.33, IV/81).
Progetto/contesto
A partire dalla organizzazione planimetrica, in rapporto visuale con l’area del Teatro, passando attraverso la creazione un’atmosfera romana e l’instaurazione di una sorta di simbiosi con i resti archeologici, il progetto raggiunge una forte chiarezza formale e una imponente solidita’ tale che l’edificio costruito riesce ad organizzare un’area ben piu’ ampia di quella delimitata dai suoi muri perimetrali. Esso e’ uno spazio pubblico, e come tale si connette allo spazio pubblico antico definito dal Teatro e l’Anfiteatro, recuperandolo, e formando con esso un luogo nuovo che si configura come grande parco archeologico
Oltre che dalla presenza delle tracce archeologiche, l'edificio e' influenzato anche dalla maglia urbana. L’impianto planimetrico segue il sistema stradale; la pianta del corpo dell’edificio che ospita lo spazio espositivo riprende la suddivisione parcellaria del tessuto edilizio circostante; in alzato, se il volume del museo ha una chiusura e una inaccessibilita’ che evoca l’architettura romana, il corpo che ospita gli ambienti di servizio e’ concepito con una architettura piu’ pacata, domestica, con elementi architettonici quali le controfinestre della soffitta e i reticoli in laterizio dei laboratori, che si adattano alla tipologia e all’atmosfera del contesto urbano; il mattone, materiale da costruzione romano, sembra anch’esso rispondere alle caratteristiche del luogo.
Senza dubbio il progetto riconosce che il contesto urbano con il quale ha a che fare ha una bassa qualita’ architettonica e un carattere relativamente anonimo, e pertanto si propone di ridare a esso qualita’, riconoscibilita’ e identita. Ma nella sua varieta’ formale e compositiva, nelle sue soluzioni frammentarie riscontrabili sia in pianta (articolazione degli spazi per parti) che in alzato (prospetti tutti diversi l’uno dall’altro), il Museo, piu’ che a imporsi come corpo estraneo, appare piu’ preoccupato ad adattarsi a tutte gli "imput" che riceve dal luogo e dalla citta’, e a connetterli e sintetizzarli: in questo consiste la sua capacita’ di influenzare cambiamenti alla scala urbana.
In alcuni suoi aspetti, il progetto sembra pero' tener conto piu’ che della citta’ reale nella quale si insedia, di una citta’ ideale: i muri paralleli dell’edificio, che a livello dei resti del tessuto edilizio antico diventano pilastri di varia dimensione che casualmente si sovrappongono o evitano i resti, e l'aspetto che tali muri assumono sul prospetto sud, sono pensati come parte di una maglia infinita che idealmente copre tutta la citta’, il cui terreno e’ pieno di rovine non ancora riportate alla luce. La ripetizione seriale dei muri trasversali del museo ha quindi dei limiti fisici ma non ideali.
Quest'ultimo aspetto della poetica del progetto introduce il concetto del tempo, nel momento in cui l'opera architettonica si lega da un lato alla citta’ antica e dall’altro si apre alla citta’ del presente e del futuro.
Per ulteriori approfondimenti:
- A.Barcena, Entrevista a Rafael Moneo, in Ronda Iberia, nov.1998;
- A.Capitel, Notas sobre la composicion del Museo Nacional de Arte Romano, in Arquitectura n.248, mag./giu. 1984;
- F.Dal Co, On Moneo’s National Museum of Roma Art, Merida, in A+U n.227, ago.1989;
- E. De Teresa Trilla, Idea y orden formal-Una hipotesis sobre el proceso proyectual, in Anales de Arquitectura, Madrid 1989;
- J.J.Echeverria, La analogia romana, in Anales de Arquitectura, Madrid 1989;
- El Croquis n.20, Numero monografico su Rafael Moneo Valles, apr. 1985;
- J.Frechilla, Museo de Arte Romano, Merida – Paseando por el museo, in Arquitectura n.248, mag./giu. 1984;
- R.Moneo, Inmovilidad substancial, in Circo n.24, 1995;
- J.M.Montaner-J.Oliveras, Los museos de la ultima generacion, GG, Barcelona 1986;
- E.Morteo, L’interno del Museo di Arte Romana a Merida, in Domus n.690, gen.1988;
- P.G. y M.S., Entrevista con Rafael Moneo: notas sobre la poetica del proyecto, in Dos, Dos n.1, mag. 1996;
- G.Polin, Rafael Moneo-Il Museo di Arte Romana a Merida, in Casabella n.501, apr. 1984;
- D.Vitale, Rafael Moneo architetto-progetti e opere, in Lotus n.33, IV/81;
autore: arch. Vincenzo P. Bagnato