Una nave incagliata a Santa Marta
Immagine forte e d’impatto quella che rappresenta la suggestione di questo progetto. Tutto nasce da un relitto e si ricollega all’archeologia inustriale presente nella zona nel ‘900.
I due piani inclinati, la poppa e la prua della nave, formano l’entrata alla metro e la stazione dei vaporetti. Il volume centrale, la cabina, si trasforma in un grande lucernario che
permette alla luce solare di arrivare fino al piano di incarrozzamento. La stazione si sviluppa su due assi:
- il primo, ortogonale alla fondamenta, rappresenta il percorso ESPOSITIVO, quindi meno rapido. La discesa inizia con una dolce scalinata, divisa in tre serie, che attraversa la “
galleria dei maestri d’architettura”, arrivati ai tornelli una rampa circonda il vuoto centrale e si alterna tra piani inclinati e orizzontali dove si creano spazi espositivi.
-il secondo invece, inclinato verso est, si configura come il percorso VELOCE. Esso si divide in tre serie di scale mobili con 2 interpiani, la biglietteria e i servizi igenici, caffè.
Passati i tornelli due scale mobili portano direttamente al mezzanino e poi al piano di incarrozzamento.
I materiali sono il calcestruzzo della struttura portante, il vetro per la parte centrale e il corten che riveste gli altri due volumi riportando alla memoria gli anni di
attività delle fabbriche di Santa Marta.
La struttura diventa anche una provocazione per i danni causati dalle grandi navi alla città di Venezia.
Il suo profilo basso mira a mantenere invariato lo sky-line veneziano con volumi ragionati e spazi funzionali. L’intorno della stazione è stato riprogettato con aree
di sosta e polifunzionali adibiti, prevalentemente, ad attività relative alla facoltà di architettura. Il tutto innestato in modo da non stravolgere la città
mantenendo la pavimentazione originaria in pietra con l’inserimento di scalinate e rampe per l’accesso ai nuovi “campi” usufruibili da
cittadini veneziani, studenti e fruitori della metro.