L’opera nasce come trasformazione di una casa di campagna, persa nell’Agro di Casarano (LE), da edificio anonimo e senza qualità in un luogo incontro fra arte ed architettura.
Sarebbe stato molto più semplice demolire l’esistente e ridisegnare l’intero lotto a partire da zero, invece si è scelto di non fare tabula rasa, ma piuttosto di accettare lo stato di fatto come un dato di partenza. Il vecchio corpo di fabbrica è stato avvolto in un nuovo involucro, una fodera lignea bianca che ridefinisce il volume, unificandolo, e ridisegna la partitura delle facciate.
Per l’ambiente di soggiorno, invece, è stato realizzato appositamente un nuovo padiglione, in adiacenza all’edificio esistente. Tale padiglione è immerso nel giardino comune, in cui si trova, fra le altre, la scultura “Il Pozzo nel Cielo”.
La casa ospita infatti una importante collezione di opere dell’artista giapponese Hidetoshi Nagasawa. La loro installazione, sia all’interno del fabbricato che nel giardino, è parte integrante e fondativa nella concezione dello spazio domestico.
Il rivestimento continuo e omogeneo dell’edificio esistente, che ridefinisce il confine fra interno della casa e giardino, ha la funzione di schermo visivo e filtro luminoso. Esso è realizzato con tavole di rovere sbiancato accostate con fughe aperte, in modo da essere permeabile all’aria e alla luce. Tutti gli elementi oscuranti delle finestre e delle porte, scorrevoli e a battente, sono realizzati con la stessa tecnica e consentono di regolare la quantità di luce all’interno della casa.
Nel padiglione la smaterializzazione delle pareti è totale. Una parete di vetro curvo è cinta solo da un canneto di pali di cedro che filtrano la luce.
Lo spazio interno del padiglione è completamente libero e trasparente. Non ci sono pilastri, non ci sono muri perimetrali né altro tipo di elementi di sostegno, ma solo il confine costituito dal vetro curvo, anch’esso senza struttura. La copertura, sospesa, è sostenuta da un sistema di travi sovrastante, realizzato con elementi piatti in cor-ten, che poggia su dei sostegni praticamente invisibili. La distinzione fra rivestimento e struttura è completamente eliminata, poiché quest’ultima è invisibilmente dissolta nel canneto artificiale.
Una volta superata la soglia del cancello esterno, tutto è avvolto dalle piante e dal canneto. Non esiste visione d’insieme. Niente, né l’arte né l’architettura, sono esibiti alla vista.
Una serie di percorsi, che si sviluppano ‘a ramo d’albero’, sono tagliati nella vegetazione, si addentrano fra le foglie e conducono alla scoperta delle sculture e della casa.
Oltre la soglia del recinto interno, una successione di giardini privati. Ad ogni ambiente della casa corrisponde uno di questi piccoli giardini. Essi sono comunicanti, ma visivamente separati, in modo tale che ogni camera abbia una sua naturale prosecuzione all’esterno, senza che ciò ne pregiudichi l’esclusività e la privacy. Ogni giardino ha una sua precisa connotazione di colore e di odore: le piante che risiedono in ognuno di essi hanno colori simili, ma fioriscono e profumano l’aria in stagioni diverse, in modo tale da assicurare la continuità della presenza floreale lungo tutto l’arco dell’anno.
Il recinto interno e la fodera lignea che avvolge la casa permettono inoltre, data la struttura a fughe aperte, di collocare lungo tutto il perimetro del fabbricato piante rampicanti che, col tempo, copriranno ogni manufatto. La relazione del padiglione con l’esterno, invece, è di tipo inverso rispetto a quella della parte di casa ‘avvolta’ nella fodera: qui l’immersione nella luce e nel verde del giardino comune e il rapporto visivo diretto con le sculture denotano una apertura totale e continua. Il confine con l’esterno non è più netto, ma è dato da una superficie indecifrabile che è aperta e chiusa allo stesso tempo. Una parete di vetro curvo cinge lo spazio del soggiorno che non ha struttura interna, ma solo una copertura che apparentemente fluttua nell’aria. Tutto attorno, una selva di canne lignee fanno da filtro alla luce. Un filtro a intensità regolabile: le canne sono provviste di un sistema di aggancio a molla, e quindi è possibile deciderne a piacere il numero e la distribuzione. Le canne hanno anche una loro connotazione olfattiva, poiché sono in legno di cedro e profumano quando vengono bagnate dalla pioggia.
Fra l’involucro in vetro curvo e il canneto artificiale vi è un giardino acquatico, che esalta ancora di più l’integrazione di architettura e natura.