Capogruppo: Arch. Roberto Forte
Componenti: Arch.tti Giulio Forte, Elisabetta Avallone, Simone Orsi, Andrea Sciolari, ing. Andrea Guardo, dott. agronomo Laura Gatti
Consulenti: ingg. Andrea Calì, Antonio Vitale
IL PROGETTO
La piazza rientra all’interno di quegli episodi puntuali inscrivibile in quel sistema a macchia di leopardo che contraddistingue la città di Catania e che avvicenda “brani di città” compiuti ad ampie zone non ancora interamente urbanizzate.
Da un punto di vista topografico esso si configura naturalmente come una terrazza che si apre su una insolita vista sul porto e sulla zona Sud della città.
La mancanza di un carattere, né botanico né urbano, ci consente di lavorare secondo un’idea di spazio pubblico a partire da una condizione che implichi tanto una componente naturale – così caratterizzante come quella del vuoto inedificato e delle sciare affioranti – quanto una componente più prettamente urbana.
La progettualità suggerita da questo espace prova a dare risposta ad alcune criticità già evidenziate all’interno della soluzione proposta in prima fase: quella legata alla riorganizzazione dell’esiguo spazio pubblico a partire dalla rimodellazione dei contorni della piazza e delle connessioni con l’ambito urbano; la mancanza di qualità in grado di imprimere un carattere architettonico riconoscibile oltre che consegnare uno spazio vivibile per la comunità. Uno spazio che metta in discussione l’idea di piazza “con alberi ed aiuole” proponendo invece un’architettura, un ambito “costruito” senza soffitto, che si offre alla soggettività dell’interpretazione e delle diverse modalità di fruizione.
L’articolazione di piani di vita a diverse quote ed il tema della “risalita” sono gli elementi caratterizzanti lo spazio, articolato secondo un sistema di luoghi in sequenza che reinterpretano il problema del superamento dei dislivelli - un’azione dinamica di movimento – in un percorso a vari gradienti di velocità combinato con ambiti che invogliano invece ad una dimensione statica di sosta tipica della “piazza” tradizionale.
La ridefinizione del perimetro dello spazio pubblico è determinante nel tradurre le linee di movimento in un sistema di confluenze che compongono , articolando e disarticolando, gli elementi del preesistente mantenuti - le alberature, il sagrato della Chiesa e la possibilità di creare un collegamento con l’area del costruendo centro civico - con i nuovi ambiti dello spazio pubblico.
Dal confine tra campo sportivo ed edificio residenziale sulla via Pisacane si accede all’architettura di risalita consentendo così il collegamento al campetto di calcio.
Una forma di calcestruzzo levigato, simile ad una formazione affiorante, modella scale, rampe e gradinate, che imprimono un diverso ritmo al percorso - rapido nei punti più in ombra e visivamente meno interessanti, e rilassato allorché il paesaggio della zona portuale di Catania inizia a svelarsi.
La massa si dilata e si comprime alterando gli ambiti del movimento a quelli della sosta con panche e “vasche” verdi, e si collega con la piazza appena ne raggiunge la quota.
La plasticità delle sue masse piene e superfici variamente inclinate dichiara il suo carattere sfuggente, combattuto tra la naturalità di un segno preso in prestito dalla “sciara” lavica e la trascrizione attraverso la gestualità artistica.
Al piede della massa scolpita una rampa con lievi variazioni di quota, caratterizzata da una pavimentazione in scaglie di pietra, stabilisce un insolito dialogo formale: il segno continuo della morbida curva che segue il crinale del terreno amplifica la drammaticità delle forme affioranti.
Al di sotto si sviluppa la scarpata verde che, modellando l’area inedificata al margine Est (dove è prevista la realizzazione del Centro Sociale Comunale) ridefinisce ed ingentilisce lo scarno giardino privato dell’edificio residenziale di via Pisacane.
Lo spazio antistante la Chiesa è affrancato dalla circolazione veicolare e dalle aiuole, per comporsi in una serie di piani variamente inclinati, “piegati”, per definire il giardino dove spiccheranno le alberature esistenti, quasi integralmente mantenute, il sagrato ed il deck.
Il progetto del verde
La proposta progettuale ha avuto come obiettivo la conservazione della maggior parte degli esemplari di Ficus microcarpa esistenti: le sostituzioni dei pochi esemplari previste sono finalizzate al superamento del rigido impianto formale della piazza così come attualmente configurata.
Una accorta potatura di ristrutturazione della chioma, che attualmente si presenta affastellata quale conseguenza delle reiterate capitozzature, ne recupererà i volumi e l’architettura dei rami consentendo alle chiome di esprimere appieno il loro potenziale estetico e consentirà di trasformare lo spazio sottostante in una area maggiormente fruibile di quanto non lo sia ora.
I Ficus conservati in sito, liberati dalle costrizioni dei cordoli e delle pavimentazioni impermeabili, valorizzati da sapienti mani, costituiranno una quinta ideale per il giardino. Essi emergeranno dal deck inclinato che crea così una superficie calpestabile continua e permeabile che non ne impedirà la crescita.
Proprio per lasciare libera la vista di spaziare in profondità, in lungo ed in largo fino all’orizzonte, la vegetazione di nuovo impianto manterrà un habitus arbustivo, tendenzialmente basso e strisciante.
Ma non si mimetizzerà fra le agavi e le specie erbacee seccaginose che sopravvivono sulle sciare e sui pendii della città; al contrario le articolate superfici di raccordo fra le diverse quote di progetto saranno ricucite da una trama la cui caratteristica percettiva predominante è l’uso del contrasto di colore: i grigi, accostati all’arancio più solare che si possa immaginare, con toni di verde laddove le pendenze costringano all’impiego di specie con esigenze nulle.
Materiali e stima dei lavori
I materiali e le scelte tecniche utilizzate prevedono l’impiego di materiali a diverso tipo di impatto visivo ma anche con diverse esigenze prestazionali: dal cemento faccia vista che determina una consistenza ed un continuum cromatico alle pavimentazioni in cotto per il nuovo ambito del sagrato, l’opus incertum con scaglie di pietra lavica bocciardata, al deck ligneo.
All’illuminazione è affidato un compito importante: creare diverse ambientazioni, valorizzando gli accostamenti e le diverse consistenze dei materiali utilizzati.
Quella orizzontale calpestabile disegna le geometrie dello spazio pubblico con scie luminose, oppure segna il piede di alcuni volumi determinando una esile ma decisa soglia di luce che sembra sorreggere la massa modellata.
Quella su pali delimita il margine della piazza con la via S. Leone; quella ad incasso, lungo la scale e le rampe accompagna gli avventori nei movimenti.
Due diversi sistemi di spot a pavimento verranno utilizzati: essi saranno incassati nel verde per illuminare dal basso le folte chiome degli alberi o i cespugli della vegetazione oppure verranno impiegati per segnare il percorso della rampa.