Il primo obiettivo è creare una riqualificazione del contesto, oggi disarticolato, caratterizzato da alcune presenze monumentali di grande valore, attualmente senza dialogo fra loro. Questo viene perseguito con la proposta che il volume di progetto non si ponga in alcun modo la ricerca di un adeguamento mimetico con l’intorno, ma che sia in grado di dialogare alla pari con i monumenti circostanti attraverso la ricerca di temi espressivi specifici della contemporaneità.
Il secondo obiettivo è ridefinire l’uso del museo offrendo i servizi mancanti e alternative di fruizione, attraverso la possibilità di dare una nuova interpretazione all’articolazione tra i vari episodi museali, qui unificati.
La nostra proposta muove dall’intento di non percorrere la strada della semplice ricostruzione. Attraverso interventi volti al recupero dell’identità di ciascuno degli oggetti monumentali ( siano essi non solo il sagrato della Chiesa degli Eremitani, ma anche i resti dell’arena, la sua porta d’ingresso, la cappella degli Scrovegni e, non ultimo, il Museo), si vuole creare la premessa per un loro convincente e reciproco dialogo.
Si è voluto, quindi, caratterizzare il nuovo edificio con il tema dell’aggetto, tratto dal repertorio specifico dell’architettura del nostro secolo, che esprime, attraverso la metafora strutturale, la presenza della nuova destinazione degli spazi conventuali, proiettandone il volume sulla piazza ed esaltandone il valore urbano attraverso la reinterpretazione di alcuni caratteri della cultura monumentale patavina (il portico sul fronte strada, i tamponamenti in alabastro, l’accentuazione delle orizzontalità) in una sintassi contemporanea. Appare quindi un volume pulito, sospeso e luminescente, senza nessuna pretesa di definire un ordine spaziale perentorio e risolutivo.
Museo
Gli spazi interni del nuovo edificio perseguono una disposizione funzionale che individua: al piano terra i servizi di ricezione e accoglienza, al piano superiore gli spazi didattici ed al piano inferiore i servizi più specialistici (sala conferenze e annessi).
Il progetto propone un insieme di spazi destinati ad accogliere i gruppi di visitatori, per condurli in una sequenza preparatoria alla visione degli affreschi. Attraverso la scala elicoidale si accede ad un percorso didattico a mezzo di audiovisivi e pubblicazioni, inteso come un’immersione nell’immaginario contemporaneo alla produzione degli affreschi. I nuovi spazi sono intesi accogliere i visitatori, smaltendo gli occasionali affollamenti che si formano in attesa dell’ingresso alla Cappella degli Scrovegni, ed offrendo loro un’esperienza didattica confortevole ed invitante, a mezzo di criteri espositivi innovativi. Dopo questo momento, si può scegliere se accedere al percorso museale, allo stesso livello, oppure ridiscendere al livello inferiore ed uscire a visitare la cappella.
Si individua così un percorso circolare breve, con partenza e arrivo all’ingresso dell’edificio, al quale è possibile integrare l’anello espositivo l’anello espositivi (su due piani) del Museo Civico, oltre che la Cappella degli Scrovegni.
Particolare importanza è stata attribuita al tamponamento esterno, inteso come una facciata continua, composta da pannelli di vetrocamera sostenuti da montanti e traversi in acciaio. Al piano superiore, la faccia esterna del vetro stratificato del curtain wall è integrata da uno spessore di 2 mm di alabastro (o altro marmo traslucido), tagliato con tecnica laser ed assemblato al vetro durante il procedimento di stratificazione. I pannelli in vetrocamera saranno sostenuti da correnti protetti da coprigiunto con funzione di gocciolatoio. I pannelli saranno semplicemente affiancati orizzontalmente ed i giunti saranno in composto siliconico. Ciò consentirà il ritmo complesso ed irregolare dei pannelli.