ABSTRACT
La piazza come maglia complessa, percorsi, pavimentazioni, pensilina, giardino, ben penetrata nel tessuto urbano, che contribuisce al "disegno" e alla strutturazione della sua forma, organizzando ed attivando relazioni e connessioni tra le sue parti: il centro di Tavarnuzze e i suoi servizi, il parco Pali, la vicina Cassia e la direttrice principale che da valle risale verso la collina (via Montebuoni). Il progetto che si propone è il risultato della combinazione di spazi aperti e spazi verdi di differente natura ma simile morfologia, la cui articolazione risponde al ruolo assegnato alle diverse parti.
L'ipotesi si riassume nella proposta di una piazza come sistema di spazi aperti, capaci di distribuire e orientare gli itinerari verso le nuove e le antiche funzioni e anche ad assolvere al ruolo di attrezzatura per la socialità e il tempo libero.
Le fonti di ispirazione principali per la geometria provengono dallo sviluppo del vecchio tracciato ferrato e dalla presenza delle vicine cave. Il segno della linea ferrata viene riletto come un ventaglio di binari e la trama della pavimentazione evoca la stratificazione delle vene di cava di pietra serena.
La piazza è dunque un unico componimento dove l’architettura, le diverse tecniche e materiali, compreso quelli urbani esistenti, come la vecchia stazione, provvedono insieme alla definizione dello spazio, che trova proprio nella forma - forma della città e del suo spazio pubblico - la sua espressione.
Il tratto di Via della Repubblica interessato, ora senza marciapiedi, può così essere integrato completamente nella piazza vera e propria, determinando subito un effetto piazza unitario. Viene restituito un più ampio spazio al fronte dove un tempo si concentravano le attività di scambio, dove si aumenta la sezione del marciapiede, anche per favorire le attività commerciali presenti e si allontana il traffico veicolare traslando la strada verso la piazza.
La piazza viene liberata dalle macchine e il nuovo parcheggio, posto al margine del nuovo spazio pubblico, se per un verso sottrae spazio al giardino, dall’altro consente di dislocare proprio lì altri banchi per lo svolgimento del mercato, senza occupare, come avviene attualmente via della Resistenza, mantenendo così la funzionalità del sistema di circolazione.
Il ri-disegno del giardino alberato con piante di grande taglia corrisponde, in primo luogo, all'obiettivo di realizzare un sistema del verde "continuo", che indichi e costituisca una continuità (di materiali, di itinerari) con il Parco Pali in via di realizzazione. Una sorta di intelaiatura continua, una trama geometrica ma organica che descrive con chiarezza la città e qualifica i suoi spazi.
Qui i percorsi vengono realizzati in lastre di pietra arenaria, inseriti nel prato e che, incrociando la via della Repubblica, si addensano a formare una platea rialzata carrabile, assolvendo alla doppia funzione di dissuasore per la velocità dei mezzi e di ulteriore elemento segnaletico della continuità dell’itinerario verso il parco.
Anche per questo viene proposta un’alternativa alla pensilina sulla piazza, che nel progetto piuttosto che attraversare, ma anche dividere, la piazza, si dispone lungo il vecchio tragitto della strada ferrata, costituendo l’elemento che finalmente riesce ad integrare la vecchia stazione nello spazio pubblico e al di sotto del quale possono trovare ristoro e ombra gli abitanti e i curiosi e spazio le attività e i servizi connessi.
La pensilina è realizzata con listelli di legno, quasi a continuare il fronte alberato, sorretta da pilastri composti da lame in acciaio verniciato.
E’ questa pensilina che diverrà un nuovo landmark, capace di divenire un segno identificativo dello spazio pubblico, che insieme agli altri interventi previsti andrà a costituire la nuova immagine della cittadina.
E’ a partire da qui che si svolge il tema della pavimentazione della piazza, che si compone di diverse fasce colorate di asfalto, capaci di caratterizzare efficacemente quest’area urbana dedicata al commercio, al divertimento e loisir e comunque carrozzabile. I colori tentano di armonizzarsi con le nuove e antiche tonalità. Questa semplice tecnologia, che consente di essere messa in opera con la sola scarificazione della pavimentazione attuale, utilizzando le stesse attrezzature dei bitumi tradizionali, è così economica da apparire banale, se si sottovalutano le sue potenzialità. “L’asfalto, a cui indissolubilmente associamo l’idea dell’automobile, ci appare come un materiale contemporaneo e spesso lo disprezziamo, di fronte alla “naturalità” di materiali come il cotto, le pietre, i ciottoli. Eppure l’asfalto compare nella città europea già nella prima metà dell’Ottocento (...). E’ usato soprattutto negli spazi pedonali e successivamente apprezzato in modo particolare dai ciclisti. L’asfalto, materiale moderno per eccellenza, è lo strumento finale della lotta contro la polvere, portando a compimento il processo di igienizzazione della città e del mondo. Ma è anche un materiale “naturale”, e non necessariamente di colore grigio (...). Eppure l’asfalto (il conglomerato bituminoso) è sempre disponibile, pronto a riciclarsi con altri materiali. Aperto quindi alle più impreviste combinazioni” (M. Zardini, Asfalto: Il carattere della città, Milano 2003).
Se per un verso è infatti facile ritrovare gli elementi che hanno ispirato la geometria della nuova sistemazione, dall’altro si deve considerare come l’opera prevista materializzi un nuovo senso da dare all’ambito urbano e di come, per questo, la scelta del materiale meriti qualche riflessione in più.
Elemento irrinunciabile del paesaggio urbano, l’asfalto è in realtà sempre diverso, non solo nei diversi paesi, ma anche nella stessa città. Per il suo carattere ibrido, frutto della mescolanza di leganti e inerti diversi, nel nostro caso su base trasparente, l’asfalto non è mai identico. Proprio per le sue caratteristiche consente uniformità difficilmente raggiungibili con altri materiali ed un livello di economicità che, nel progetto, rende possibile la ricchezza e la complessità dell’intero intervento. Composto di strati mantiene una sua riproducibilità, una facile manutenzione ed addirittura una elevata flessibilità, per come si presta sia alla percorribilità pedonale che a quella carrabile (per i colori, per la diversa porosità e scabrosità dovuta alla diversa pezzatura degli inerti e quindi anche per gli aspetti “tattili”) ed una facile reversibilità.
Il tentativo è quello di ritrovare, proprio nella città storica, un punto di equilibrio tra conservazione ed innovazione, tra la storia - i suoi elementi simbolici, i riconosciuti valori identitari – e le continue metamorfosi della società contemporanea, in un’immagine che ricomprenda i vecchi riti e le pratiche di socialità contemporanee. Il progetto dello spazio pubblico è sempre stato per questo un progetto aperto che di continuo elabora vecchi e nuovi materiali urbani.
La vecchia stazione viene restaurata, rispondendo alle precise richieste del bando, offrendo anche la possibilità di utilizzare confortevolmente gli ambiti esterni per il bar-enoteca e andando a costituire, con gli spazi al primo piano, un nuovo centro polivalente.
Il monumento esistente viene spostato qui all’esterno, sul lato ovest della ex-stazione, trovando corrispondenza con la lapide che commemora i caduti già presente sulla facciata.
Sedute in legno listellare vengono poste nel giardino e ai margini della piazza pavimentata, oltre che, ovviamente, sotto la pensilina. Una vasca-fontana costituisce un nuovo fulcro che rafforza il passaggio su via della Repubblica e la nuova funzione del palazzo pubblico (archivio, funzioni pubbliche e sociali, ecc.).
Vengono previsti impianti speciali di illuminazione: intorno all’edificio della stazione, all’altezza del primo piano, a circa 4 m vengono posti, orientati verso il basso i corpi illuminanti, più o meno alla stessa altezza dei fari della pensilina, illuminata al di sotto con luce radente; nel giardino, anche per favorire la sosta notturna, lungo il bordo pavimentato è prevista un’illuminazione su pali, questi ad un’altezza di circa 5 m, mentre pali più bassi illumineranno gli spazi di parcheggio; una doppia fila di dissuasori individua il passaggio carrabile di via della Repubblica, mentre proiettori sotto la gronda dei palazzi illumineranno la piazza, lasciata libera per il mercato e disseminata a terra di led luminosi e bottoni segna posto per i banchi (si prevedono anche pozzetti attrezzati per l’alimentazione); la fontana è illuminata dall’interno.
Il progetto si propone così di non ridursi alla sola sistemazione degli spazi non edificati, ma si chiede piuttosto di come aiutare l’uomo ad abitare, cosicché tutti questi elementi contribuiscano a rendere la piazza fruibile e confortevole per le diverse attività che vi si svolgeranno e in tutte le ore del giorno e della notte.