IL CONTESTO: la forma di Song-Do in Pohang prima del 1970 è contrastantemente diversa dalla forma corrente. Lo sviluppo dell’industria siderurgica (acciaio), Song Do ha rapidamente iniziato a perdere la vitalità del suo bilancio ecologico, che fino a quel momento aveva sostenuto la bellezza naturale delle sua area, del suo fronte mare.
La popolazione residente è aumentata considerevolmente e alla città è venuto a mancare la strip di suolo pubblico, la spiaggia, in quanto l’immagine della POSCO ha soffocato la vitalità del mare, con la sua incombente dimensione nel territorio e le sue polveri inquinanti.
La città si presenta senza veri spazi aperti, le uniche parti di suolo non urbanizzate sono i cortili delle scuole, a cui però non si può accedere, sono spazi vuoti visibili.
La fascia di verde è la fonte primaria per salvaguardare le coste dal fenomeno di erosione delle correnti oceaniche.
IL PROGETTO: la lettura morfologica della città, suggerisce di capovolgere la struttura urbana, localizzando interventi puntuali sul fronte mare e lasciare che il suolo si modelli secondo i flussi delle persone, un'unica piastra di suolo pubblico la cui dimensione spaziale è data dalla dimensione dei singoli edifici. (modello Campo dei Miracoli. Pisa).
Gli interventi urbani sono trattati come rocce disposte sul terreno, un gesto minimal, di impatto economico-ambientale limitato, di nuova lettura paesaggistica per la cultura speculativa orientale.
Una strada di servizio connette i 3 punti di approdo, consentendo di liberare il movimento ciclo-pedonale, senza ostacoli veicolari e di creare piccoli nodi intermodali di parcheggio e navette.
Il terreno, artificiale e naturale, segue il profilo longitudinale della penisola, con le strip di terra-acqua-cemento che non seguono più la linearità iniziale, ma si interscambiano le proprietà materiche, si incastrano, generando di tanto in tanto spazi per il gioco, di contemplazione, di surrealità, di incontro, di mercato, spazi culturali, spiagge artificiali, piccole piazze, localizzando gli edifici proprio su queste linee di connessione, veri e propri collanti, catalizzatori, del nuovo open space della città.