il tema preso in esame consta nella progettazione di un nuovo centro parrocchiale a roma; intendo con tale appellativo una struttura complessa capace di ospitare la “chiesa” vera e propria ed una serie di funzioni connesse ad essa quali sacrestia, uffici, casa del parroco, salone parrocchiale, aule per la didattica, spazi all’aperto.
METAFORE DEL SUOLO
L’idea di progetto è quella di creare dei “suoli aumentati”, delle piattaforme che, sviluppandosi prevalentemente in orizzontale, configurano morfologie di una geografia artificiale non molto dissimile da quella naturale…inducono a parlare di “paesaggi aumentati”. Il suolo e la copertura, costituendo un groviglio inestricabile, diventano intercambiabili. Il progetto è debitore delle morfologie geologiche e delle strutture organizzative del territorio, caratterizzato dalle geometrie frastagliate, piegate…si parlerà quindi di “terra o paesaggio riconfigurato”, “suolo manipolato”, “suolo aumentato”, “paesaggio naturale ingrandito”, “paesaggio reinterpretato”, “paesaggio ricostruito”, “sito riconfigurato”, “edificio topografico”, “paesaggio artificiale”, “landform work”, “paesaggio abitabile”, “suolo attivo”, “estensione artificiale del paesaggio”, “topografia rurale”, “edificio giardino”, …
La descrizione del progetto architettonico persegue il concept della piegatura di superficie: il suolo, diventa un resoconto di un geologo nell’ansimante ricerca di attuare quella surreale e metafisica osmosi tra natura e artificio: parlare di “spostamento sismico di placche tettoniche”, di “piani piegati”, di “superficie della terra grattata”, “modellazione del terreno”, “sottrazione di superficie”, significa affermare che la forma dello scavo, dello scolpire e dell’affondare nella terra; è esplorare quelle condizioni in cui l’edificio diventa suolo e il suolo diventa edificio, dove viene trascesa la tradizionale opposizione figura-sfondo: sito passivo/edificio attivo. Tutto è attivo, non esiste più un terreno neutrale: struttura e terreno diventano intercambiabili all’interno di un paesaggio manipolato.
L’architettura oscilla fra il mimetismo, attraverso forme che si mascherano, assumendone gli aspetti conformativi con il suolo, e l’astrazione. Attraverso l’acquisizione di modalità organizzative, della forma e dello spazio, desunte dalla natura: questo è il paesaggio artificiale! i di_segni tracciati sul suolo, nel terreno coinvolgono architettura e paesaggio in un unico graffito. La geometria è l’enzima che attiva il processo di trasformazione e integrazione dei dati provenienti dal contesto… da qui l’idea di tatuare il suolo… incidendolo… raschiandolo… scalfendolo…L’oggetto architettonico diventa lo strumento attraverso cui guardare una porzione di paesaggio. L’architettura non propone più oggetti nello spazio, ma costruisce lo spazio.
Così si fondono artificio e natura,edificio e suolo: una qualsiasi deformazione investe sia il suolo sia la forma degli edifici di progetto piegandole in un'unica forma. Architettura e paesaggio diventano un unico ecosistema fatto di reciproci rapporti e di complesse relazioni interagenti, in cui ciò che accade a una parte del sistema ha ripercussioni su tutte le altre che lo compongono. non è possibile distinguere con certezza tra la sfera del naturale e quella dell’artificiale, perché entrambe possiedono l’una gli elementi dell’altra: infatti si parla indistintamente di natura artificiale o di artificialità naturale!